Apre a Roma il Museo Ninfeo all’Esquilino. Alla scoperta degli antichi Horti Lamiani

Il nuovo museo sorge sull’Esquilino, dove nell’antica Roma si trovava uno dei giardini più affascinanti e amati dagli imperatori: reperti architettonici, vegetali, animali e oggetti di uso quotidiano raccontano la storia degli Horti Lamiani

Roma, Museo Ninfeo. Foto Fabio Caricchia
Roma, Museo Ninfeo. Foto Fabio Caricchia

Roma recupera uno dei sui luoghi più suggestivi e carichi di storia e fascino: apre al pubblico sotto la sede dell’Enpam in Piazza Vittorio il Museo Ninfeo, nuovo spazio espositivo in cui rivivono gli Horti Lamiani, tra i giardini più belli della Roma antica che ospitarono anche residenze di diversi imperatori. Situati sul colle Esquilino – in un’area corrispondente all’attuale Piazza Vittorio Emanuele II – gli Horti Lamiani e le scoperte fatte in essi sono i protagonisti del nuovo museo realizzato dalla Soprintendenza Speciale di Roma e da Enpam – Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri: i ritrovamenti archeologici degli ultimi anni sono venuti alla luce durante la costruzione della nuova sede dell’Ente, che ha quindi deciso di promuovere la ricerca e la valorizzazione di questo luogo eccezionale. Con una dedica particolare: “l’Enpam, che ha come compito quello di garantire il futuro dei suoi iscritti”, spiega il presidente dell’Ente Alberto Oliveti, “nella stessa prospettiva ha voluto preservare i reperti e la memoria di questo luogo dal grande valore storico, rendendolo fruibile a tutti. Perché solo attraverso la conservazione e la conoscenza del nostro passato possiamo intravedere meglio il nostro avvenire. Dedichiamo l’apertura del Museo Ninfeo ai colleghi medici e dentisti che abbiamo perso nella pandemia, per essere stati vicini ai pazienti sia sul territorio sia in ospedale, con un impegno straordinario”.

Ricostruzione piazza ninfeo
Ricostruzione piazza ninfeo

GLI HORTI LAMIANI A ROMA

Le scoperte e i reperti più importanti emersi durante cinque anni di scavi – cui hanno partecipato 12 archeologi e 6 restauratori, per un totale di ben 30.000 metri cubi di terreno scavato – risalgono al periodo dell’età Giulio-Claudia. Gaio Clinio Mecenate, nella seconda metà del I secolo a.C., bonifica l’area che precedentemente era adibita a sepolcreto, per trasformarlo in uno spazio privato in cui costruire le residenze degli esponenti della nuova aristocrazia, tra cui Lucio Elio Lamia. Esponente di una famiglia di cavalieri elevata da Augusto al rango senatorio, Lamia edifica sull’Esquilino la sua residenza, gli Horti Lamiani, e alla sua morte, avvenuta nel 33 d.C., lascia le sue proprietà al demanio imperiale. Caligola, diventato imperatore nel 37 d.C., si innamora di questo luogo, e qui vi crea una sorta di “Domus aurea ante litteram”. Del periodo Giulio-Claudio, sono stati ritrovati numerosi reperti, tra cui una scala ricurva in marmo, affreschi, decorazioni e oggetti di vita quotidiana, oltre a un impianto idrico con il nome dell’imperatore Claudio (successore di Caligola). Risale al periodo severo la monumentale struttura architettonica rinvenuta durante gli scavi, ovvero la residenza imperiale di Alessandro Severo: una piazza ninfeo decorata con gruppi scultorei, erme, vasi da fiori, per un luogo in cui trascorrere momenti di meditazione e ozio.

IL NUOVO MUSEO NINFEO A ROMA

Il museo presenta al pubblico le testimonianze rinvenute nello scavo, da anfore a uso alimentare a oggetti di uso quotidiano come pentole, stoviglie, bicchieri, vasellame, fino a ritrovamenti vegetali che consentono di immaginare quali tipi di piante erano presenti nei giardini. A questi si aggiungono anche reperti animali, tra cui ossa di leone, di cerbiatto, di struzzo, denti di orso, oltre a frammenti di fauna marina, per un totale di 3mila oggetti esposti. “È un eccezionale risultato scientifico”, dichiara Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma, “questo museo porta alla luce uno dei luoghi mitici dell’antica Roma, quegli Horti Lamiani che erano una delle residenze giardino più amate dagli imperatori. L’aspetto virtuoso è la collaborazione tra il Ministero della Cultura ed Enpam, che ha permesso la creazione di un laboratorio di studio per progettare un museo innovativo: non solo la bellezza e la rarità dei reperti, ma a essere esposta è la vera vita della Capitale dell’Impero Romano”“Il Museo Ninfeo è un modello di salvaguardia del patrimonio culturale, fondato sulla ricerca multidisciplinare con enti di ricerca e università”, spiega Mirella Serlorenzi, direttrice scientifica del progetto. “La qualità dei materiali restituiti dagli Horti Lamiani offre una visione unica della Roma classica, dalle architetture monumentali alle sontuose decorazioni, alle vie dei commerci, agli oggetti preziosi e a quelli di uso quotidiano, al cibo, ai giardini e agli animali che vivevano lì. Un museo che racconta, anche attraverso emozionanti ricostruzioni, un teatro privilegiato del mondo antico, con tutte le suggestioni che questo luogo può dare”.

IL MUSEO NINFEO DI ROMA SECONDO IL MINISTRO FRANCESCHINI

“Il Museo Ninfeo”, dichiara il Ministro della Cultura Dario Franceschini“è il risultato di un ottimo esempio di archeologia preventiva, che coniuga l’esigenza di realizzare opere, infrastrutture e sviluppo urbano con quella di tutelare e preservare il patrimonio archeologico. Questo nuovo luogo di bellezza, inoltre, onora simbolicamente tutti i medici vittime della pandemia. Va a loro il nostro pensiero in questa giornata inaugurale”.

– Desirée Maida 

Roma // Museo Ninfeo
fine settimana gratuito 30 e 31 ottobre
prenotazione obbligatoria – apertura 10.00 – 13.00 e 15.00 – 19.00
dal 6 novembre apertura tutti i sabati e le domeniche orario 10.00 – 13.00 e 15.00 -18.00
visita con audio guida 10 €, ridotto 6 €
visita guidata 13 €, ridotto 8 €
medici e odontoiatri ingresso gratuito
info e prenotazioni su www.museoninfeo.it

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.