Il Museo Bagatti Valsecchi di Milano ha un nuovo conservatore: intervista a Antonio D’Amico

“A fine Ottocento, i due fratelli realizzano un progetto ambizioso, consapevoli di aver creato un unicum nella città che guarda al futuro. È con questo spirito che voglio intraprendere il mio nuovo viaggio”. Ecco cosa ci ha raccontato il nuovo conservatore della casa-museo milanese.

“Siamo veramente felici di accogliere una figura come quella di D’Amico che, di certo, saprà proseguire con nuovi spunti – in linea con l’attuale contesto – l’eccellente percorso intrapreso dal precedente conservatore Lucia Pini”. Con queste parole, la Presidente della Fondazione Bagatti Valsecchi Camilla Bagatti Valsecchi ha accolto la nomina di Antonio D’Amico (Catania, 1979), nuovo conservatore dell’omonima casa museo situata nel cuore del quadrilatero della moda a Milano e nata dalla collezione dei baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, che vi si dedicarono a partire dalla fine dell’Ottocento. Docente, storico dell’arte e curatore di mostre e musei, D’Amico è stato Conservatore e Direttore dei Musei Civici di Domodossola, curando la riapertura, dopo circa quarant’anni, dello storico Palazzo San Francesco. Ha coordinato il nuovo allestimento e lo studio del Museo di Scienze Naturali, la Pinacoteca degli artisti vigezzini, la raccolta dei disegni, il Museo archeologico, la sezione di arte sacra e le collezioni di sculture lignee e lapidee, ed è Direttore Artistico del Museo Diocesano di Arte Sacra della Diocesi di Nicosia in Sicilia. In questa intervista, ci ha raccontato della sua visione sul museo e sulla collezione milanese, fornendoci un’anticipazione di quelli che saranno i primi passi del suo operato all’interno del Bagatti Valsecchi.

Camilla Bagatti Valsecchi e Antonio D'Amico, Museo Bagatti Valsecchi, Milano

Camilla Bagatti Valsecchi e Antonio D’Amico, Museo Bagatti Valsecchi, Milano

Cosa comporterà il suo nuovo incarico?
Ricoprirò l’incarico di conservatore delle raccolte del Museo che custodisce opere di grande respiro, con una collezione imperniata sul Rinascimento che rivela il gusto collezionistico dei due fratelli Fausto e Giuseppe, che si dedicarono con passione anche alla costruzione del palazzo sul finire dell’Ottocento.

Quali sono le mansioni a cui darà maggiore rilevanza?
Mi occuperò della conservazione e soprattutto della valorizzazione di questa meravigliosa collezione che si rivela un tutt’uno con lo scrigno affascinante in cui è custodita, un palazzo pensato in ogni minimo dettaglio che ancora oggi, nella sua assoluta armonia, desta meraviglia.

A commento della sua nomina ha dichiarato “sono pronto ad affrontare con più grinta questo nuovo viaggio che si profila pieno di molte sfaccettature affascinanti”. Quali sono quelle più affascinanti, dal suo punto di vista?
Il Museo è nel quadrilatero della moda, nel cuore della città di Milano, pertanto guardare il mondo da questo osservatorio e immaginare da qui nuovi sviluppi per la collezione e il suo meraviglioso palazzo è uno degli aspetti più affascinanti. A fine Ottocento, i due fratelli realizzano un progetto ambizioso, ne curano tutti gli aspetti e con orgoglio sono consapevoli di aver creato un unicum nella città che guarda al futuro.

Come dare continuità a questa visione, quindi?
È proprio con questo spirito che voglio intraprendere il mio nuovo viaggio, calandomi in una realtà che deve affermare il suo ruolo di luogo di cultura, nelle multiformi sfaccettature, organizzare mostre ponendo la collezione al centro di dialoghi nuovi con altri capolavori del Rinascimento, ma anche con autori di epoche lontane da loro.

La sua nomina giunge in un momento molto importante per la ripartenza dei musei. Quali sono le strategie che si possono mettere in atto a questo proposito?
La grave situazione pandemica dalla quale arriviamo ci ha resi tutti più fragili ma anche bisognosi di novità. Abbiamo una gran voglia di meravigliarci, di guardare al bello, di uscire dai nostri gusci, dove siamo stati obbligati a rimanere per troppo tempo, per riscoprire un mondo che non è ostile ma può offrire tanto. In questo momento il museo, che è per sua natura un contenitore di bellezza, deve diventare un attrattore per il grande pubblico dove sperimentare, un luogo dove sostare con il desiderio di star bene e dove ognuno può trovare la propria dimensione.

Ci racconti di più.
Dentro al museo oggi più che mai è necessario costruire il futuro, siamo chiamati a creare memorie per il futuro, proprio come hanno fatto i due fratelli a fine Ottocento pensando alle nuove generazioni. Pensare al museo come uno spazio per l’innovazione culturale è uno dei miei obiettivi al Bagatti Valsecchi, senza perdere di vista che per cultura si intende tutto ciò che permea tutti i campi del nostro vivere quotidiano.

In che modo questo museo comunicherà con la città e il territorio?
Nella mia esperienza di museo sono passato a occuparmi da quelle che vengono definite le periferie dell’arte al centro, una dimensione che mi ha sempre stimolato per dar voce a ogni identità. In tutte le dimensioni territoriali ho cercato di stimolare cultura e di muovere gli animi per accostarli al museo, facendo capire a un vasto pubblico che il museo non è un luogo chiuso, uno spazio fermo, ma è in costante movimento, un luogo dove è possibile realizzare anche l’impensabile, dove insieme si possono sconfiggere i limiti di una società in costante mutamento.

– Giulia Ronchi

https://museobagattivalsecchi.org/

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Giulia Ronchi

Giulia Ronchi

Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando…

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