La storia della Madonna del Solletico di Masaccio. Tra Firenze e Siena

L’opera di Masaccio, dunque, è il centro anche spaziale di questa mostra con cui l’Opera del Duomo di Siena vuole celebrare la committenza di Antonio Casini

Masaccio, Madonna del Solletico
Masaccio, Madonna del Solletico

C’è un elegante pastorale in avorio intagliato e dipinto con il Battesimo; ci sono alcuni manoscritti, tra cui il Cerimoniale dei vescovi miniato da Martino di Bartolomeo (in prestito dalla Biblioteca Laurenziana di Firenze) e il Messale romano della Biblioteca degli Intronati di Siena; c’è la copia del suo testamento e il rilievo di Jacopo della Quercia che lo ritrae, portando fino a noi le fattezze del suo volto. Ma non c’è dubbio che nella mostra – promossa dall’Opera della Metropolitana e allestita nella Cripta del Duomo di Sena – che celebra “L’eredità del cardinal Antonio Casini, principe senese della Chiesa” il fulcro straordinario sia la Madonna del solletico di Masaccio.

Masaccio, Madonna del Solletico
Masaccio, Madonna del Solletico

LA STORIA DELL’OPERA

È in questo gioiello poco più grande di un taccuino (24,5 x 18 cm) – dipinto da Masaccio per Antonio Casini quasi sicuramente in occasione della sua elevazione alla porpora, il 24 maggio 1426 – che si incontrano i destini di due uomini. Da una parte un prelato ricco e potente, sagace protagonista del suo tempo, già vescovo di Siena che con la nomina cardinalizia tocca l’apice della sua carriera. Dall’altra un giovanissimo Masaccio che si sta affermando nello scenario artistico di Firenze e della Toscana: decide di ritrarre la Madonna col bambino in una scena di ordinaria tenerezza intima e domestica, un gesto che in qualche modo fa assomigliare quello a tanti altri bambini di pochi mesi. Sul recto riporta lo stemma di Casini, uno scudo con sei stelle azzurre su campo d’oro, diviso a metà da una banda azzurra con croce dorata al centro e sormontato da un cappello cardinalizio. “Per le sue piccole dimensioni e la facilità del trasporto”, spiega Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi che hanno concesso il prestito dell’opera, “è facile immaginare che questa Madonna fosse utilizzata come oggi faremmo con un tablet; è probabile che il cardinale la portasse sempre con sé, da una stanza all’altra e persino in viaggio, per la sua preghiera e meditazione privata. È un concentrato di bellezza che ispira fede e speranza, ma anche carità e misericordia; quel solletico è un gesto fresco, osservato nel momento stesso della sua natura, come fosse un video su TikTok”.

SIENA E GLI UFFIZI

L’opera di Masaccio, dunque, è il centro anche spaziale di questa mostra con cui l’Opera del Duomo di Siena vuole celebrare la committenza di quello che fu considerato un insigne umanista e teologo, vero principe della Chiesa senese. Nel suo lascito restano testimonianze delle relazioni che aprì con le altre città non solo toscane, come dimostra la Madonna della Ciliegie del Sassetta, in prestito dal Museo d’arte sacra della Diocesi di Grosseto. E in questa mostra (visitabile fino al 2 novembre, tutti i giorni dalle 10,30 alle 18 con ultimo ingresso alle 17,30) si rafforzano le relazioni attuali, in particolar modo quelle tra Siena e gli Uffizi, già protagonisti con due prestiti importanti della riunificazione della Collezione Piccolomini Spannocchi appena inaugurata al Santa Maria della Scala.

– Giulia Maestrini

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Giulia Maestrini
Giulia Maestrini è nata a Firenze ma vive e lavora a Siena e le sente entrambe "sue" città. Laureata in Scienze della comunicazione, è giornalista pubblicista dal 2004 e lavora come freelance collaborando con varie testate e su temi diversi, dalla politica culturale all’economia. Scrive di non-fiction per la rivista femminile Abbiamo le Prove e anche su vari blog, tra cui il suo. Negli ultimi dieci anni si è avvicinata allo studio della comunicazione d’impresa e dei nuovi media. Così, per vivere, scrive come copywriter.