Il restauro di un capolavoro di Lavinia Fontana, la pittrice multitasking

Tra le pittrici più talentuose insieme a Sofonisba Anguissola e Fede Galizia, Lavinia Fontana è autrice del dipinto recentemente restaurato e ora in mostra alla Galleria Borghese di Roma, finalmente riaperta.

Restauro di Lavinia Fontana, Minerva in atto di abbigliarsi, 1613, olio su tela, cm 258x190. Roma, Galleria Borghese
Restauro di Lavinia Fontana, Minerva in atto di abbigliarsi, 1613, olio su tela, cm 258x190. Roma, Galleria Borghese

Lavinia Fontana (Bologna, 1552 – Roma, 1614) aveva imparato a dipingere grazie agli insegnamenti del padre Prospero Fontana, nella natia Bologna della seconda metà del Cinquecento, maturando il suo stile dall’osservazione delle esperienze pittoriche realizzate da personalità emiliane come il Parmigianino, venete come il Veronese e soprattutto lombarde come Sofonisba Anguissola, un’altra grandissima pittrice. Tale era il suo amore per la pittura che Lavinia non voleva sposarsi, ma all’età di 25 anni, considerata già attempata, accolse la proposta di Giovan Paolo Zappi, anche lui artista, ponendo le condizioni di poter continuare a dipingere. Tale era la sua superiorità nei confronti del marito che questi rinunciò a lavorare, assumendo il ruolo di assistente della moglie. Già a Bologna Lavinia era nota come ritrattista, distinguendosi per l’accuratezza dei particolari come l’abbigliamento e le acconciature. Ma, a differenza di altre artiste, Lavinia riuscì anche a ottenere commesse pubbliche e dunque ad andare oltre i quadri da cavalletto.
I successi maggiori li raggiunse a Roma, dove fu chiamata dal suo conterraneo Papa Gregorio XIII e dove si trasferì stabilmente nel 1603. Grazie alla protezione papale, Lavinia riuscì a realizzare innumerevoli commesse, (circa cento, di cui ne sopravvivono una trentina firmate) per la corte papale e la nobiltà romana, tanto da essere soprannominata la “pontificia pittrice”. Lavorò dunque tantissimo, nonostante il notevole peso delle incombenze domestiche avendo partorito undici figli.

LA PITTURA DI LAVINIA FONTANA

Lavinia Fontana, con Fede Galizia e Artemisia Gentileschi, è stata una delle prime pittrici a raccontare scene bibliche ed eroine femminili. Come la sua Minerva in atto di abbigliarsi, in cui la dea, volgendo lo sguardo malizioso verso lo spettatore, è sorpresa nuda nell’atto di indossare uno straordinario manto. Oggi il dipinto è conservato alla Galleria Borghese di Roma ed è stato sottoposto a un accurato restauro eseguito da Leonardo Severini sotto la direzione di Marina Minozzi e Barbara Provinciali. Il restauro si è reso necessario per lo stato di conservazione non ottimale in cui versava l’opera e per il nuovo allestimento, che vedrà la Minerva di Lavinia esposta nella sala delle Veneri, così chiamata per la presenza di due versioni diverse della femminilità rappresentate dalla Venere di Lucas Cranach e da quella del Brescianino. La scelta della direzione di spostare questo dipinto dai depositi, e di esporlo nelle sale del museo, è dettata dalla volontà di riecheggiare il senso dell’antico allestimento che vedeva in dialogo le figure femminili in una sorta di cabinet delle Veneri.
Nell’opera di grandi dimensioni della Fontana era soprattutto la figura principale di Minerva a risultare la più ammalorata rispetto alle altre parti del dipinto. Dall’anamnesi conservativa eseguita, sia a vista sia attraverso lo studio dei documenti presenti nel museo, è risultato che il dipinto subì una serie di interventi di restauro nel corso degli anni. Quello compiuto da Lorenzo Principe, noto restauratore non solo della collezione Borghese, nel 1816, aveva comportato l’esecuzione di una foderatura e di una spianatura del colore, nonché l’aggiunta delle due parti laterali di tela che a oggi appaiono più scure.

Lavinia Fontana, Minerva in atto di abbigliarsi, 1613, olio su tela, cm 258x190. Roma, Galleria Borghese
Lavinia Fontana, Minerva in atto di abbigliarsi, 1613, olio su tela, cm 258×190. Roma, Galleria Borghese

L’INTERVENTO DI RESTAURO SUL DIPINTO DI LAVINIA FONTANA

La pellicola pittorica in generale si presentava negli incarnati non planare e macchiata da ridipinture, non più accordate con il colore originale perché alteratesi con il passare del tempo, individuate e mappate da un’indagine con l’ultravioletto. Dopo aver seguito dei piccoli saggi di pulitura, è stato deciso di rimuovere queste ridipinture, che spesso coprivano la pittura originale, con l’uso di moderni gel supportanti per le miscele di solventi, in grado di modulare l’intervento e renderlo così rispettoso e più conservativo. Per non infierire sulla superficie del dipinto, sono state lasciate le stuccature antiche, rimuovendo dunque soltanto lo strato di colore applicato in precedenti restauri, che nel tempo si era alterato. Anche la reintegrazione pittorica è stata estremamente rispettosa perché eseguita sulle stuccature antiche e su quelle nuove, sulle sgranature e abrasioni, in modo da ricucire la pellicola pittorica donando nuova luce non solo alla protagonista, ma anche ai suoi attributi come la civetta e l’ulivo sullo sfondo. Ciò che colpisce particolarmente nel rivedere questo dipinto, nei diversi filmati pubblicati sui social del museo, dopo l’intervento di restauro, sono il colore e i dettagli del manto, che risulta ora un elemento di straordinaria bellezza, non a caso realizzato in maniera così raffinata da Lavinia Fontana. Minerva infatti, nella mitologia antica, oltre che la dea della guerra, era la divinità della sapienza, delle arti e dei mestieri e soprattutto era la protettrice degli artigiani e della tessitura perché inventrice del telaio. Insomma, una “donna multitasking” come d’altronde lo era Lavinia Fontana.
A noi non resta che poter ammirare questo capolavoro recuperato esposto alla Galleria Borghese nuovamente aperta.

Giulia Silvia Ghia

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Giulia Silvia Ghia
Laureata in Storia dell’Arte all’Università La Sapienza di Roma nel 1996. Diplomata in Restauro presso l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro nel 2001. Diplomata come Curatore di mostre con il professore Ludovico Pratesi. Specializzata in Studi storico-artistici e di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e dell’ambiente presso l’Università LUMSA di Roma nel 2006 e in Management dei Beni e Servizi Culturali presso la Business School del Sole 24 Ore nel 2013. Curatrice di diversi cataloghi per mostre, di saggi e volumi legati principalmente alla produzione artistica seicentesca. Relatrice a diversi seminari e convegni sulla tecnica artistica e sul deterioramento dei materiali costitutivi della pittura del Seicento. Nel 2016 crea in collaborazione con la John Cabot University il master in Gestione e Digitalizzazione del Patrimonio Culturale, per permettere alla nuove generazioni che lavoreranno in campo culturale di imparare facendo. Da novembre 2016 è membro del CdA del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. È consulente del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno. Dal 2017 è professore aggiunto presso la New Jersey City University, in New Jersey. Dal 2018 è membro del comitato didattico dei corsi di alta formazione dell’Università La Sapienza, per il centro tecnologico di eccellenza della Regione Lazio. Presidente da sette anni della non profit Verderame progetto cultura, da lei ideata, con sede a Roma e in USA, che lavora come facilitatore e ponte tra beni culturali bisognosi di cure e privati “mecenati”. Collabora con diversi musei italiani e lavora alla realizzazione di progetti in favore della conservazione, valorizzazione e fruizione, anche da parte del pubblico diversamente abile, dei Beni Culturali mediante il reperimento di fondi privati non solo italiani. Gli studi e l’esperienza maturata sul campo fanno di lei un’imprenditrice culturale.