Dipinto attribuito a Caravaggio all’asta per 1500 euro. La Spagna blocca la vendita all’estero

Nelle ultime ore la vicenda dell’Ecce Homo messo all’asta in Spagna per 1500 euro sta facendo il giro del mondo, facendo scendere in campo molti ciritici d’arte italiani e non, tra cui Vittorio Sgarbi. Ma si tratta davvero di un Caravaggio? Ne abbiamo parlato con Cristina Terzaghi, in questo momento a Madrid per studiare il quadro

Ecce Homo attribuito a Caravaggio
Ecce Homo attribuito a Caravaggio

La notizia proviene dalla Spagna, ha fatto in breve il giro del mondo, ma sembra che in molti, in Italia, ne fossero già al corrente, soprattutto tra gli storici e i mercanti d’arte. In un’asta, a Madrid, spunta un emblematico Ecce Homo, attribuito a un pittore minore del Seicento, ma che in realtà potrebbe essere un Caravaggio autentico, dell’epoca napoletana.

UN CARAVAGGIO NAPOLETANO

“A vederlo dal vivo è ancora più bello che in foto e ciò significa che è proprio opera del maestro”, racconta emozionata Cristina Terzaghi, storica dell’arte varesina e professore associato dell’Università Roma Tre, che si trova in questi giorni a Madrid, forse l’unica studiosa di Caravaggio che ha potuto ammirare il dipinto dal vero, prima che sparisse dal catalogo dell’asta prevista per giovedì 8 aprile. “Sto preparando un saggio dedicato al Caravaggio degli anni napoletani, e per questo ho deciso di recarmi a Madrid per analizzare un’opera che presumevo fosse di Caravaggio.  Fabrizio Moretti e Marco Voena, autorevoli mercanti d’arte italiani che si trovavano già sul posto, hanno avuto la mia stessa impressione, che si tratti davvero di un Caravaggio”.

UNA VICENDA COMPLESSA

La vicenda è complessa e ha coinvolto già le massime autorità pubbliche spagnole competenti in materia, oltre agli studiosi del Museo del Prado. A Madrid, l’antica casa d’aste Ansorena – specializzata in gioielli e opere d’arte, generalmente di provenienza nazionale – espone nella centralissima sede di calle Alcalá dal 18 marzo il catalogo di dipinti barocchi destinati all’asta dell’8 di aprile. In Italia (e non solo) si sparge in fretta la notizia che, tra le vendite all’incanto, c’è anche il lotto n.229, opera dal titolo L’incoronazione di spine, olio su tela di 111 x 86 cm. attribuito al circolo di Josè Ribera, pittore barocco noto in Italia come lo Spagnoletto. Prezzo base d’asta, solo 1500 euro. Il mondo dell’arte è in fermento: tra esperti, collezionisti e galleristi si sa infatti che, probabilmente proprio in Spagna, esiste un’opera dal soggetto e dalle dimensioni simili che potrebbe essere di Caravaggio. Si muovono autentiche cordate, per tentare l’acquisizione dell’opera, alla quale ambisce anche Vittorio Sgarbi.

STORIE DI ANTICHI INVENTARI

“Da tempo si pensa che Caravaggio abbia dipinto anche un Ecce Homo”, spiega Cristina Terzaghi. “Alcune opere con tale soggetto gli sono state attribuite negli ultimi anni, ma la critica non è mai completamente concorde circa l’autenticità. Esiste però un inventario del 1657, stilato a Napoli, delle proprietà del Viceré García Avellaneda y Haro, secondo Duca di Castrillo, nel quale è citato proprio un Ecce Homo di Caravaggio, dalle dimensioni leggermente maggiori. Si sa, poi, che lo stesso viceré, al suo rientro in Spagna nel 1659, porta con sé tanti capolavori come ‘La Visitazione’ di Raffaello (oggi al Prado) e la ‘Salomé con la testa del Battista’ di Caravaggio (oggi parte delle collezioni di Patrimonio Nazionale). È molto probabile che, tra questi quadri, giungesse a Madrid anche il sopracitato Ecce Homo. Il quadro in questione è solo leggermente più piccolo” prosegue Terzaghi, “ma è stata misurata anche la cornice. È lo stesso Ecce Homo dipinto da Caravaggio alla fine del 1606, il primo anno napoletano, che nel 1631 compare nell’inventario di Juan de Lezcano, ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede. Le supposizioni sono tante e vale la pena studiarle a fondo”.

LE REAZIONI A MADRID

A Madrid, la notizia di un presunto e misterioso Caravaggio, di proprietà anonima e sconosciuta, ha destato non poche curiosità e creato molti interrogativi tra gli studiosi del Barocco italiano. Nei musei spagnoli, i dipinti di Caravaggio sono solo tre: la Santa Caterina d’Alessandria al Thyssen, la Salome di Palazzo Reale e il bellissimo, ma meno noto Davide e Golia del Prado. “All’inizio della settimana si è diffusa la notizia che Ansorena avrebbe venduto all’asta un dipinto che stava suscitando molto interesse tra collezionisti ed esperti internazionali”, dichiarano dalla direzione del Museo del Prado“Il Museo ha deciso così di mettere al corrente il Ministero di Cultura di tale evento. Mercoledì il ministro ha riunito con urgenza una giunta di esperti, che ha dichiarato l’opera non esportabile. Gli studiosi del Prado non hanno ancora visto l’opera e perciò preferiscono non esprimere pareri circa l’attribuzione, ma considerano che si tratti di un dipinto importante, che valga la pena studiare a fondo”. La notifica cambia i termini della questione e l’interesse commerciale nei confronti del dipinto. “Il lotto 229 è stato ritirato dal catalogo”, dichiara la portavoce di Ansorena“Per quanto riguarda l’autentificazione, i diversi esperti stanno studiando l’opera. Confermiamo però che ‘L’Incoronazione di spine’ è stata dichiarata dal Ministero di Cultura non esportabile e dunque non potrà essere venduta fuori dalla Spagna”.

UN BENE DI INTERESSE INTERNAZIONALE DA TUTELARE

Spetta ora alle autorità locali, la direzione di patrimonio della Comunidad di Madrid, dichiarare il quadro un BIC, ossia Bene di Interesse Culturale, in modo che, nonostante resti di proprietà privata, possa essere studiato, conservato in maniera ottimale e soprattutto, in caso di vendita, lo Stato possa esercitare il diritto di prelazione. “Nell’interesse della comunità scientifica mondiale”, conclude Terzaghi, “considero che il dipinto debba essere tutelato, protetto e restaurato. Per essere un’opera del Seicento, mi è parsa in discreto stato di conservazione, ma ritengo che un restauro sia opportuno, non solo per eliminare la patina del tempo: tante parti si leggono male e ci sono alcune cadute di colore. Resta incredibile il fatto che un’opera del genere, anche se considerata del Seicento spagnolo, possa essere venduta con una base d’asta di soli 1500 euro; neppure un disegno vale così poco!”.

– Federica Lonati

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.