Dopo il primo appuntamento dedicato a Caravaggio, i curatori della serie video “I simboli nell’Arte” su Ars Europa Channel tornano a parlare di iconologia. A partire da un’opera di Tiziano e dalle sue difficoltà di decodificazione.

Tiziano Vecellio è noto per essere stato, oltre che eccelso pittore, anche studioso di cabala, astrologia e alchimia. Occorre tenere conto del fatto, non così trascurabile, che Tiziano aveva studiato le opere di due umanisti del calibro di Pietro Bembo e Marsilio Ficino, i quali non erano solo studiosi di mitologia e filosofia, ma anche appassionati cultori di alchimia e astrologia ‒ all’epoca considerate scienze di estremo rispetto, al pari delle altre.
Marsilio Ficino è conosciuto anche come astrologo e Pietro Bembo ebbe per maestro, in gioventù, un personaggio oggi poco noto ma allora famoso, Giovanni Aurelio Augurelli, il quale fu centrale nella storia della letteratura e dell’alchimia italiana.
Non è quindi sorprendente che il maestro abbia aggiunto, in alcune sue opere, un ulteriore livello di lettura, oltre a quello metaforico, allegorico o moraleggiante ‒ come già avvenuto in Amor sacro e amor profano ‒, in cui il registro alchemico fosse visibile ma contemporaneamente celato ai non adepti, pur essendo evidente agli studiosi di tale disciplina.

L’ALLEGORIA DELLA PRUDENZA DI TIZIANO

Una delle opere più controverse, che nella sua estrema sintesi risulta di difficile decodificazione e ha dato adito a numerose interpretazioni, è l’Allegoria della Prudenza, realizzata nel 1570 e custodita oggi alla National Gallery di Londra. Lo schema compositivo è semplice: tre busti maschili, di tre differenti età, che vanno dalla giovinezza alla estrema vecchiaia, accompagnati dai busti di altrettanti animali, un lupo, un leone e un cane.
Sappiamo che molto probabilmente quelle rappresentate sono le icone di Tiziano da anziano, del figlio Orazio e di un lontano giovane parente, Marco Vecellio ‒ accolto nella sua casa da vecchio maestro ‒ e che diventano nell’opera simboli rispettivamente di vecchiaia, maturità e gioventù. Dal punto di vista allegorico, sotto di loro appaiono un lupo, simbolo dei ricordi del passato; un leone, simbolo della forza con la quale occorre condurre le attività presenti; un cane, simbolo della spensieratezza con cui si guarda al futuro quando si è giovani.
Dalla sineddoche di tre esseri umani e tre animali è stato dedotto, secondo una di queste interpretazioni, che si tratterebbe dei simboli delle tre età dell’uomo seguendo la tassonomia proposta già da Aristotele, nel II libro della Retorica, per cui i giovani, inclini a seguire i desideri, sono volubili e passionali e desiderano soprattutto onori e ricchezza; gli anziani, che vivono di ricordi, sono spesso cinici e diffidenti a causa delle cattive esperienze fatte durante la lunga vita. Nel mezzo ci sono gli uomini adulti e maturi, che tentano di perseguire un certo equilibrio sia nei desideri che nelle emozioni. Il concetto delle tre età dell’uomo era già presente nel mito della Sfinge e del suo enigma proposto a Edipo.
τί ἐστιν ὃ μίαν ἔχον φωνὴν τετράπουν καὶ δίπουν καὶ τρίπουν γίνεται” ‒ “Chi, pur avendo una sola voce, si trasforma in quadrupede, bipede e tripede?” (Pseudo Apollodoro, Biblioteca, III, 5, 8)

Il Teatro della Memoria di Giulio Camillo
Il Teatro della Memoria di Giulio Camillo

CABALA E ALCHIMIA NELLE OPERE DI TIZIANO

Per quanto riguarda i tre animali, secondo altri studiosi esiste una fonte letteraria ben precisa, ovvero l’Idea del Theatro di Giulio Camillo (1480-1544), che ispirò Tiziano. Giulio Camillo era letterato e filosofo, e appassionato di cabala e alchimia, e, nel suo testo, illustra la presenza delle tre bestie nell’“antro di Saturno” a cui corrispondevano i tre “tempi saturnini”. Si tratta dei tempi dell’attività intellettuale, che oscillano tra concentrazione e distrazione, tra ispirazione e stasi sino a raggiungere la creazione artistica. Inoltre, secondo la testimonianza derivante dai Saturnalia di Macrobio, le tre teste animali cinte da un serpente, simbolo del tempo ciclico, formavano una figura “mostruosa” raffigurata accanto a Serapide, divinità dell’Egitto ellenistico, nel santuario di Alessandria.
Sopra i ritratti Tiziano ha inserito un motto:
EX PRAETERITO / PRAESENS PRVDENTER AGIT / NI FVTVRA(M) ACTIONE(M) DETVRPET, traducibile in italiano con “Basandosi sul passato / il presente agisce con prudenza / per non rovinare il futuro”. Quindi, secondo Tiziano, i tre volti rappresentano presente, passato e futuro che, insieme a un comportamento prudente, possono rendere la vita umana più savia e sicura. In base alla tradizione classica, ripresa poi dalla Scolastica, la Prudenza è intesa come capacità di memoria, intelligenza e previsione. “Conviensi adunque essere prudente, cioè savio: e a ciò essere si richiede buona memoria delle vedute cose, e buona conoscenza delle presenti, e buona provvedenza delle future” (Dante, Convivio (IV, 27).
Oltre a queste interpretazioni occorre tener conto della simbologia alchemica, che vedrebbe nei tre animali i simboli dell’oro, il leone, dell’antimonio, il lupo, e dello zolfo, il cane. Osservando i tre ritratti, allegoria delle tre fasi dell’opera per la creazione della pietra filosofale, non si può fare a meno di notare i tre colori alchemici tipici: il nero dei capelli che rimanda alla Nigredo, il bianco all’Albedo e il rosso alla Rubedo.

Cinzia Ligas e Fausto Crepaldi

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Il sacrificio di Isacco di Caravaggio

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Autore Tiziano
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