Vandalismo a Berlino: irrimediabilmente imbrattate 70 opere antiche e moderne della Museuminsel

Tra i principali sospettati ci sarebbe un esponente di ultra destra, che aveva tenuto un comizio nei mesi scorsi sulla scalinata dell’Alte Nationalgalerie, accusando il museo di essere il luogo in cui si compiono di notte dei sacrifici umani a Satana.

David Chipperfield Architects, James-Simon-Galerie, Berlino. Luglio 2019 – Foto Erika Pisa
David Chipperfield Architects, James-Simon-Galerie, Berlino. Luglio 2019 – Foto Erika Pisa

È stato classificato come uno dei più vasti attacchi contro il patrimonio storico e artistico nella storia della Germania dal dopoguerra. Secondo la stampa tedesca, risale al 3 ottobre l’imbrattamento di 70 tra dipinti, sarcofagi e statue contenuti nel Pergamon Museum, nel Neues Museum e nella Alte Nationalgalerie, che insieme formano la cosiddetta “isola dei musei”, con le collezioni di arte antica e moderna più importanti della capitale. Ignoti si sarebbero introdotti nelle sale espositive, versando un liquido oleoso trasparente – e quindi invisibile a primo impatto – sulle superfici di oggetti, dipinti, sarcofagi e statue in pietra. La sostanza avrebbe reagito successivamente, lasciando macchie indelebili sul patrimonio storico e artistico.

Berlin Museumsinsel
Berlin Museumsinsel

L’ISOLA DEI MUSEI DI BERLINO, PATRIMONIO DELL’UMANITÀ

Per ora non è stato rivelato quasi nulla riguardo all’entità del danno, dei responsabili e del movente. Tuttavia, la Stiftung Preußischer Kulturbesitz (Fondazione per il patrimonio culturale prussiano) che gestisce i musei, ha confermato l’accaduto alle testate tedesche ZEIT e Deutschlandfunk, comunicando che è in corso un’indagine da parte delle autorità competenti. La Museuminsel, dichiarata Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 1999, è un complesso formato da cinque musei costruiti tra il 1824 e il 1930: Altes Museum, Neues Museum, Alte Nationalgalerie, Bode-Museum e Pergamonmuseum. A luglio 2019 era stata inaugurata la galleria che dà l’ingresso all’intero sistema museale: la James-Simon-Galerie, opera dell’intervento dell’archistar David Chipperfield; all’inizio di ottobre, invece, il Pergamon Museum ha festeggiato il suo 90 ° compleanno. A parte la chiusura forzata e i disagi causati dalla pandemia di quest’anno, che hanno influito sul bilancio anche dell’importante complesso museale, la Museuminsel attira ogni anno più di un milione di visitatori.

L’OMBRA DELL’ANTISEMITISMO DIETRO IL VANDALISMO DEI MUSEI DI BERLINO

Tra i principali sospettati dell’inqualificabile gesto, c’è Attila Hildmann, un ex chef vegano estremista di destra che si era scagliato contro il Pergamon Museum, sostenendo che l’altare di Baal custodito al suo interno sia “il trono di Satana” e l’intero complesso il quartier generale dei satanisti di tutto il mondo, i quali di notte si riuniscono per celebrare il diavolo, offrendogli in dono sacrifici umani e compiendo riti atroci su bambini. Nel delirio cospirazionista è inclusa anche la cancelliera Angela Merkel, che abita nei pressi dell’oasi museale, per questo tacciata di essere il capo delle bestie sataniste. Le teorie di Hildmann sono state diffuse tramite il suo canale di Telegram, seguito da ben più di 100 mila persone. Sopra, il video del comizio tenuto sulle scalinate dell’Altes museum a giugno 2020, in cui si vedono i seguaci di Hildmann che lo sostengono per tutto il tempo e la polizia che interviene allontanandolo alla fine. A seguito di tale episodio, la Fondazione Preussischer Kulturbesitz aveva preso le distanze esponendo nei giorni successivi un enorme striscione contro razzismo, nazionalismo e antisemismo all’ingresso. Reazione che aveva provocato la furia di Hildmann, il quale aveva continuato a imperversare su Telegram. Non è ancora stato appurato se tali fatti siano direttamente collegati all’atto vandalico. Un ulteriore elemento sospetto però, è che il 3 ottobre 2020, la data dell’imbrattamento, non è un giorno qualunque, bensì la festa nazionale dell’Unità Tedesca – in cui si celebra la riunificazione ufficiale di Germania dell’Est e Germania dell’Ovest dopo la Guerra Fredda – elemento che potrebbe aver inciso sulle convinzioni suprematiste della fazione di estrema destra.

CULTURA VS ESTREMISMO NELL’ERA DELLA DISINFORMAZIONE MEDIATICA

Chi sono i colpevoli lo decideranno le indagini. Tuttavia, è innegabile come il vandalismo delle collezioni berlinesi non rechi solo un danno ai manufatti in sé, ma sia stato perpetrato con l’intento di ferire profondamente l’identità, la memoria e la ricchezza culturale di una nazione e di tutto il pianeta, in quanto, come sancito dall’Unesco, si tratta di Patrimonio dell’Umanità. Dovrebbe essere già chiaro a tutti come nell’era della dis-informazione, il dilagare di complottismo, teorie cospirazioniste, estremismi e violenza, trovi terreno fertile in canali mediatici senza controllo – lo vediamo anche in Italia, dai no-vax ai terrapiattisti -; più volte, inoltre, Telegram si è rivelato il canale di manipolazione delle masse da parte di fanatici, grazie alla non tracciabilità dei suoi messaggi. Uno strumento utilissimo che si rivela catastrofico nelle mani sbagliate. Fatto sta che la cultura, la memoria, la narrazione storica, la preservazione del patrimonio e tutte le attività portate avanti dalle istituzioni culturali non vanno affatto d’accordo con tali movimenti estremisti. Prima capiremo l’entità del pericolo e meglio riusciremo a preservarle.

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.