Scoperta un’intera città romana grazie alle sole onde radar: un punto di svolta per l’archeologia

È successo nei pressi dell’abitato di Falerii Novi, a circa 50km da Roma, dove le ricerche hanno scoperto una complessa struttura urbana e architettonica senza bisogno di scavare. La tecnologia delle onde radar apre grandi prospettive per il futuro: potrà essere usata in numerosi altri siti di cui si conosce ancora poco.

Porta di Giove, Falerii Novi via Wikipedia
Porta di Giove, Falerii Novi via Wikipedia

Scoprire un’intera città, compresa la posizione degli edifici e la loro conformazione, senza nemmeno dissotterrarla. È successo a Falerii Novi in provincia di Viterbo, sito archeologico posto tra Civica Castellana e Fabrica di Roma: qui un team composto da ricercatori dell’Università di Cambridge e dell’Università di Ghent si è servito della tecnologia GPR – Ground Penetrating Radar per mappare l’intera area. Ciò che è emerso dalle ricerche ha sorpreso gli stessi archeologi: si tratta di una città risalente al 241 a.C. costruita all’interno delle antiche mura di Falerii tutt’ora visibili assieme alla monumentale Porta di Giove. Questo insediamento sotterraneo, che misura all’incirca la metà di Pompei, è stato costruito sfuggendo alle regole generali delle città romane finora conosciute; al suo interno sono stati identificati un complesso termale, un mercato, un tempio e un monumento dalla struttura molto elaborata dal punto di vista architettonico, e persino una vasta rete di tubature per l’acqua della città. La scoperta, che apre nuove strade di ricerca in campo archeologico, è stata riportata sulle pagine della rivista specializzata Antiquity.

Planimetria di Falerii Novi tratto dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Southampton
Planimetria di Falerii Novi tratto dal Dipartimento di Archeologia dell’Università di Southampton

LE ONDE RADAR USATE NEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI: COME FUNZIONA?

L’innovativa tecnologia utilizzata nel sito archeologico di Falerii Novi si applica in questo modo: il dispositivo GPR viene posizionato dietro un quad, inviando onde radar nel terreno e ricevendone il “rimbalzo” quando vi sono strutture nascoste in profondità. Questo segnale di ritorno permette di elaborare immagini tridimensionali e altamente dettagliate. Per avere una mappatura precisa dell’aerea, i ricercatori hanno esaminato in tutto 30,5 ettari inviando onde radar ogni 12,5 centimetri. Una tecnologia che porta le potenzialità dell’archeologia a un livello superiore rispetto al passato: disporre di un’immagine accurata di ciò che si trova sottoterra ancor prima di cominciare a scavare rappresenta un’azione molto meno invasiva (e la possibilità di sapere come muoversi nel caso si deciderà di rinvenire i resti). D’altronde, l’utilizzo delle onde radar ricorda molto da vicino l’impiego della tecnologia laser di cui si sta facendo sempre più largo uso nel campo del restauro (ve ne avevamo parlato qui, a proposito dell’affresco di Leonardo al Castello Sforzesco di Milano), permettendo di rimuovere con precisione stucco e stratificazioni del tempo senza danneggiare la pittura sottostante.

LA TECNOLOGIA GPR: UN NUOVO CAPITOLO DELL’ARCHEOLOGIA

Anche la tecnologia GPR, tuttavia, presenta delle criticità. Ad esempio, il suo risultato varia sensibilmente a seconda della composizione del suolo e del suo stato: deve agire su un terreno totalmente asciutto per rilevare correttamente le immagini. Ecco perché piogge stagionali e altre intemperie possono interferire con le ricerche. Nonostante le ottimizzazioni che potranno essere applicate a questo dispositivo, la tecnologia GPR rappresenta un punto di svolta nel campo dell’archeologia: in futuro potrà essere applicata per studiare altri siti di cui ancora non conosciamo abbastanza e che non possono essere oggetto di scavi, magari perché troppo grandi o perché inglobati in strutture moderne. Come ha affermato Martin Millet, professore di Archeologia Classica all’Università di Cambridge, “il sorprendente livello di dettaglio che abbiamo raggiunto a Falerii Novi e le avanzate caratteristiche del GPR utilizzato suggeriscono che questo tipo di indagine potrebbe trasformare il modo con cui gli archeologi indagano i siti urbani del passato”, ha riportato il Corriere della Sera. “È emozionante e ora realistico pensare che il GPR possa essere utilizzato per studiare città come Mileto in Turchia, Nicopoli in Grecia o Cirene in Libia”.

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.