L’affresco di Leonardo al Castello Sforzesco di Milano. Il restauro e le nuove tecnologie laser

Strumenti di massima precisione hanno permesso in pochi anni di far tornare alla luce la grande opera leonardesca che era stata fortemente danneggiata da secoli di abbandono e incuria. Ecco di cosa si tratta.

BBPR Ottemi della Rotta
BBPR Ottemi della Rotta

La vicenda della Sala delle Asse di Leonardoaffonda le sue radici in una storia di lunga data, che parte all’epoca di Ludovico il Moro, committente originario del maestro rinascimentale. Ad oggi rappresenta uno dei lasciti più importanti conservati a Milano, di cui, tuttavia, ci resta un’eredità in cui si stratificano numerosi interventi di conservazione e restauro (di cui alcuni disastrosi). Nel 2017 si è aperto un nuovo capitolo, con un’azione restaurativa volta a recuperare il più possibile ciò che ci rimane dell’originario progetto leonardesco. E per farlo sono state impiegate le tecnologie più evolute ed efficaci di cui disponiamo nel tempo presente: il laser. Un’operazione affascinante che dimostra come gli strumenti scientifici, sviluppati da studi puramente ingegneristici, possano avere numerose applicazioni in settori trasversali. Accompagnando le attuali sfide di ripristino del patrimonio artistico.

LA SALA DELLE ASSE DI MILANO: STORIA

La “Sala delle Asse” era così chiamata perché originariamente le sue pareti, le lunette e la volta, erano totalmente ricoperte di legno (adatto mantenere il calore negli ambienti). La decisione di rimuovere lo strato ligneo per renderla una stanza totalmente affrescata viene presa da Ludovico il Moro alla fine del Quattrocento. Realizzato tra il 1497 e il 1499, rappresenta un esperimento pionieristico di quello che solo in seguito sarebbe stato chiamato “trompe-l’oeil”: una sala che doveva dare l’idea di trovarsi sotto a un baldacchino esterno, ricoperto da rami di gelso intrecciati fino alla cima (l’albero da cui nascono le more, simbolo del Signore committente). Non si sa se Leonardo abbia lavorato da solo o assieme a delle maestranze. Non si sa nemmeno se il disegno, tracciato di sua mano, sia stato in seguito dipinto da altri. I francesi, di lì a poco, invaderanno Milano, dando il via a secoli di incuria della Sala delle Asse (a un tratto usata persino come stalla dall’esercito spagnolo). Tuttavia, ci si accorge del patrimonio inestimabile custodito nel Castello Sforzesco solo alla fine dell’800, quando l’affresco viene riscoperto dall’architetto Luca Beltramisotto uno spesso strato di calce bianca e in seguito “aggiustato” nelle parti più rovinate, ridipingendo sostanzialmente la figura e allontanandola dal suo stato originale (intervento alleggerito negli anni Cinquanta). Fino ad arrivare al 2006, quando una prima campagna di studio ricostruisce tutta la storia della sala, sottolineandone lo stato di degrado e la necessità di correre al più presto ai ripari. Il restauro, questa volta è stato condotto assieme al Ministero per i Beni culturali e il Turismo e all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

LA SALA DELLE ASSE DI MILANO: LA TECNOLOGIA LASER

In che modo questo strumento ha rivoluzionato l’efficacia dell’azione di restauro? Il laser, acronimo di “Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation” è un fascio che emette un fascio di luce uniforme molto concentrato, basato su radiazioni elettromagnetiche. Grazie a una combinazione tra lunghezza d’onda e altri parametri operativi programmati correttamente, è in grado di interagire con gli strati di stucco da rimuovere, riuscendo a staccarli con la massima precisione senza danneggiare lo strato sottostante. L’affresco della Sala delle Asse è riemerso grazie all’intervento della restauratrice Anna Brunetto, che si è servita dei laser messi a disposizione dal Gruppo El.Encon la tecnologia di Quanta System. Un’operazione cominciata concretamente all’inizio del 2017 e conclusasi due anni dopo, all’aprirsi dell’anno di Leonardo.

LO STESSO LASER DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE

Impressionante è la minuzia di tale lavoro, che permette di procedere con un raggio non più ampio di 4 millimetri, costringendo spesso a fermarsi per valutare dei parametri diversi a seconda della parte di muro, dello spessore dell’intonaco e del colore sottostante (ognuno ha una composizione chimica diversa). “Sono numerosi i monumenti, le opere d’arte e i siti UNESCO in tutto il mondo che hanno riacquistato nuova vita grazie ai laser Quanta, realizzati interamente a mano dai nostri tecnici, secondo gli stessi standard di qualità che applichiamo nella produzione dei dispositivi per la chirurgia e la medicina estetica”, spiega GirolamoLionetti, General Manager dell’azienda. E ricorda che l’applicazione del laser sul restauro proviene dal campo medico: con parametri diversi, è lo stesso che si utilizza su tessuti organici, nelle operazioni chirurgiche per ridurre calcoli renali oppure sulla pelle per rimuovere tatuaggi. La sua adattabilità è in grado, quindi, di raggiungere i migliori risultati anche sui supporti artistici, come la parete o la superficie di una scultura.

LA SALA DELLE ASSE DI MILANO: L’INSTALLAZIONE MULTIMEDIALE

L’operazione di restauro è stata promossa dalla mostra Sotto l’ombra del Moro. La Sala delle Asse, a cura di Francesca Tassoe Michela Palazzo, prorogata fino al 19 aprile 2020. I visitatori, entrando a gruppi, possono sedersi su una tribuna e assistere a una scenografica – e tuttavia sobria – installazione multimediale che anima la stanza mettendo in evidenza le parti più interessanti o rinnovate dell’affresco. Visibile è anche il monocromo, rinvenuto in una parete della Sala delle Asse, una delle poche parti in cui appare chiaramente la mano di Leonardo che ha steso il disegno. Al termine della mostra riprenderà il cantiere di restauro, riportando alla vista, dove possibile, stralci della pittura di Leonardo, secondo un piano già sperimentato in alcune lunette nell’angolo sudorientale della sala. 

-Giulia Ronchi

Sotto l’ombra del Moro. La Sala delle Asse
Dal 16 maggio 2019 al 19 aprile 2020
Castello Sforzesco, Milano
https://saladelleasse.milanocastello.it/

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.