Torna a Palazzo Pitti la splendida natura morta olandese trafugata nel ’44. Bottino dei nazisti

Vittoria per gli Uffizi e per il suo direttore, Eike Schmidt: il “Vaso di fiori” di Jan van Huysum, trafugato durante la Seconda Guerra mondiale, è stato ritrovato e restituito all’Italia. Tornerà là dove era arrivato nell’Ottocento, a Palazzo Pitti, insieme ad altre meraviglie fiamminghe.

Jan van Huysum, Vaso di fiori, olio su tela, 47 x 35 cm (già collezione Palazzo Pitti, Firenze); riproduzione d'archivio in bianco e nero
Jan van Huysum, Vaso di fiori, olio su tela, 47 x 35 cm (già collezione Palazzo Pitti, Firenze); riproduzione d'archivio in bianco e nero

È un trionfo di colori brillanti, nello schema sinuoso delle linee e dei volumi lievi, e nel dettaglio quasi fotografico che la grande pittura fiamminga trasformò, secoli fa, in virtuosismo tecnico, sguardo analitico e meditazione sui temi dell’esistenza, ricondotti al gusto estetizzante di una borghesia in piena ascesa. Il “Vaso di fiori” di Jan van Huysum, una delle migliori nature morte che l’artista di Amsterdam produsse tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento, torna finalmente a casa, a Firenze, nella sala dei Putti della Galleria di Palazzo Pitti, riprendendo il suo posto là dove da qualche mese è appesa, come provocazione simbolica, una riproduzione in bianco e nero con tanto di scritta in tre lingue: “rubato”, “stolen”, “gestholen”.
La comunicazione arriva sul sito della Farnesina, con una breve nota che sottolinea l’avvenuta “stretta cooperazione”  fra i due Ministri degli Esteri d’Italia e Germania, Heiko Maas ed Enzo Moavero, i quali “si recheranno a Firenze per l’occasione”. Il giorno della restituzione e della relativa cerimonia ufficiale non è noto, ma ormai dovrebbe giusto trattarsi dei tempi tecnici per il trasferimento dell’opera.

Il pittore olandese Jan van Huysum in un ritratto di Arnold Boonen, 1720 ca., olio su tela, 99.2 x 84 cm
Il pittore olandese Jan van Huysum in un ritratto di Arnold Boonen, 1720 ca., olio su tela, 99.2 x 84 cm

UNA SFIDA PER IL DIRETTORE DEGLI UFFIZI

Tra gli artefici di questa bella vittoria c’è senz’altro il tedesco Eike Schmidt, direttore del Museo degli Uffizi (di cui Palazzo Pitti fa parte), che a gennaio 2019 aveva lanciato un appello alle istituzioni, sollecitando con determinazione la restituzione della celebre tela trafugata. Un impegno in prima persona, per accelerare la macchina diplomatica e investigativa, dinanzi a un’inchiesta aperta molti anni or sono. “Ci auguriamo che nel corso di quest’anno”, aveva dichiarato il direttore in un video, “possa essere finalmente restituito alle Gallerie degli Uffizi di Firenze il celebre ‘Vaso di Fiori’ del pittore olandese Jan van Huysum, rubato da soldati nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e, attualmente, nella disponibilità di una famiglia tedesca che, dopo tutto questo tempo, non l’ha ancora reso al museo, nonostante le numerose richieste da parte dello Stato italiano”.
Ed è oggi il Ministero dei Beni Culturali a rimarcare l’importanza e la complessità del lavoro svolto, “grazie all’opera di diplomazia culturale tessuta tra l’Italia e la Germania, portata avanti attraverso le diverse interlocuzioni che il ministro per i beni e le attività culturali ha avuto a Venezia, prima, con il ministro per la politica estera culturale della Repubblica federale tedesca, Michelle Müntefering, e a Roma, in seguito, con la ministra tedesca incaricata per la Cultura e i Media, Monika Grütters”. Un iter che ha visto la Procura di Firenze, con il Comitato integrato per il recupero e la restituzione dei beni culturali, attivi nelle sinergiche operazioni di indagine e di ricostruzione dei passaggi relativi all’arrivo del dipinto in Italia e alla sua sparizione.

Jan van Huysum, vaso di vetro con fiori, btra cui un papavaero e un nido di fringuello, 1720 21 ca. National Gallery, Londra
Jan van Huysum, vaso di vetro con fiori, btra cui un papavaero e un nido di fringuello, 1720 21 ca. National Gallery, Londra

LA STORIA DEL DIPINTO

La pregevole tela era stata sottratta dalle sale del Pitti durante la Seconda Guerra Mondiale, nel periodo dell’occupazione nazista. Si trovava da oltre un secolo nella Sala dei Putti, insieme ad altre nature morte olandesi coeve. A Firenze era arrivata nel 1824, acquistata dal Granduca  Leopoldo II proprio per la Galleria Palatina, appena istituita. Custodito fra i tesori della collezione e mostrato agli occhi di milioni di visitatori per più di cent’anni, nel 1940 – con l’inizio della guerra – venne spostato nella villa di Poggio a Caiano, durante le operazioni di evacuazione degli Uffizi, dietro coordinamento della Soprintendenza alle Gallerie di Firenze: fra il 13 e il 28 giugno 1940, 550 dipinti e 11 sculture vennero chiuse nelle casse e trasferite nella più sicura residenza medicea, fuori dal centro urbano, nella provincia di Prato. Un ulteriore spostamento venne praticato nel 1943, in pieno conflitto bellico, quando la tela giunse a villa Bossi Pucci, ancora sul territorio fiorentino, mentre nel ’44 l’esercito tedesco la prelevò insieme a un corposo nucleo di opere, trasferito a Castel Giovio, in provincia di Bolzano. Il quadro di van Huysum, tirato fuori da una cassa, venne a quel punto notato dai tedeschi e portato in Germania, dove se ne persero le tracce.
Solo nel 1991 qualcosa accadde: una trattativa venne avviata, con l’interessamento di diversi intermediari, per favorire il ritorno in Italia dell’opera trafugata, ma con la richiesta di un riscatto da parte dei privati che – non è chiaro per quali vie – ne erano entrati in possesso. Pretesa assurda, come verificato e ribadito dagli inquirenti della Procura di Firenze, essendo l’opera ancora regolarmente di proprietà dello Stato Italiano, dunque prelevata e trasferita illecitamente, non alienabile e non acquistabile.

FERITE DI GUERRA NON ANCORA RIMARGINATE

A causa di questa vicenda che intacca il patrimonio delle Gallerie degli Uffizi le ferite della seconda Guerra Mondiale e del terrore nazista non sono ancora rimarginate”: ancora parole durissime del direttore Schmidt, pronunciate lo scorso gennaio. “La Germania dovrebbe abolire la prescrizione per le opere rubate durante il conflitto”, aggiungeva, “e fare in modo che esse possano tornare ai loro legittimi proprietari. Esiste comunque un dovere morale di restituire quest’opera al nostro museo: e mi auguro che lo Stato tedesco possa farlo quanto prima, insieme, ovviamente, ad ogni opera d’arte depredata dall’esercito nazista“. Così è stato, almeno nel caso del grande pittore olandese, mentre tantissime sono le piste internazionali ancora aperte per quei capolavori dispersi e sottratti nel corso di conflitti bellici. A proposito di ferite da rimarginare e di equilibri da ricomporre, lungo la linea convulsa della storia, di cui l’arte resta incarnazione, testimonianza e metafora eccellente.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.