Il restauro dell’Annunciazione del Beato Angelico al Museo del Prado di Madrid

L’Annunciazione del Beato Angelico risplende al Prado dopo un accurato restauro. Un autentico miracolo finanziato anche da Friends of Florence, associazione internazionale presieduta da Simonetta Brandolini d’Adda

La Anunciación y la expulsión de Adán y Eva del jardín del Edén (después de la restauración) FRA ANGELICO Temple y oro sobre tabla, 190,3 x 191,5 cm; 162,3 x 191,5 cm c. 1425-26 Madrid, Museo Nacional del Prado
La Anunciación y la expulsión de Adán y Eva del jardín del Edén (después de la restauración) FRA ANGELICO Temple y oro sobre tabla, 190,3 x 191,5 cm; 162,3 x 191,5 cm c. 1425-26 Madrid, Museo Nacional del Prado

I laboratori di restauro sono senza dubbio fra le eccellenze del Museo del Prado. L’esperta équipe di professionisti – capitanata da Enrique Quintana e specializzata nel restauro anche di supporti in legnosi occupa della manutenzione ordinaria e straordinaria dei capolavori della pinacoteca. Fra questi, la bellissima Annunciazione del Beato Angelico è una delle opere più antiche e pregevoli custodite nel grande museo di Madrid. Datata circa a metà degli anni Venti del Quattrocento (1425-26), è fra le prime pale d’altare fiorentine in stile rinascimentale che impiega la prospettiva per organizzare lo spazio pittorico; ritrae ambienti evidentemente ispirati all’architettura del Brunelleschi e allo stile narrativo di Masaccio. In essa è racchiusa tutta la maestria dell’arte di Guido di Pietro, detto il Beato Angelico (1395-1455), frate domenicano e pittore dai tratti delicati e dai raffinati dettagli di matrice naturalista, che seppe trasporre nella tempera su tavola e nell’affresco il talento di miniaturista.

IL RIPRISTINO DI UN’ALA SPEZZATA

La tavola di considerevoli dimensioni (1,94x 1,94 metri) è stata restaurata in vista della mostra che si aprirà a fine maggio al Prado, dedicata a Beato Angelico e al Rinascimento fiorentino, con capolavori provenienti dall’Italia che dialogheranno con le selezionate opere presenti a Madrid. Il restauro è durato un anno sotto le mani esperte di Almudena Sánchez che, per conoscere a fondo la tecnica pittorica dell’artista, si è documentata direttamente a Firenze presso l’Opificio delle Pietre Dure, istituzione celebre a livello internazionale con la quale il Prado collabora da anni. L’intervento si è svolto in tre fasi: la pulitura dagli strati di sporcizia e di inquinamento; l’eliminazione degli spessi ritocchi ad olio del passato; e infine il recupero della silhouette originale dell’ala anteriore dell’arcangelo Gabriele, grazie anche all’intervento di Emma García, specialista nel restauro di dorature. Inutile dire che, alla semplice vista, l’effetto del restauro è sorprendente: non solo la scintillante resa pittorica dei colori come il blu lapislazzuli, il rosso lacca, e il verde malachite, ma anche gli intensi giochi di luce che conferiscono profondità alla scena sacra. Tanti i tanti dettagli pittorici e iconografici che meglio risaltano oggi ci sono i volti dei personaggi e il naturalismo botanico del giardino dell’Eden. Dopo attento studio, si è riscontrato infine che l’ala anteriore dell’arcangelo era stata modificata durante un precedente restauro (negli anni Quaranta del Novecento), con una forma anomala e asimmetrica rispetto all’altra forse per sanare una crepa nel supporto ligneo.

UN REGALO PITTORICO GIUNTO DA FIESOLE

In origine L’Annunciazione fu dipinta per il Convento di San Domenico a Fiesole, dove prese gli ordini lo stesso Guido di Pietro. Nei primi anni del Seicento la tavola votiva fu acquistata da Mario Farnese direttamente ai frati del convento, bisognosi di denaro per sanare il campanile. Nel 1616 il noto condottiero inviò l’opera in Spagna in regalo al Duca di Lerma, che per un periodo non ben determinato depositò il quadro presso il convento dei dominicani di Valladolid, per poi regalarlo alla sorella per decorare un altro celebre convento, le Descalzas Reales di Madrid. Qui la preziosa tavola fu custodita fino al 1861, anno in cui fu trasferita al Museo del Prado, entrando a far parte del nucleo primigenio della piccola ma raffinata collezione del Quattrocento italiano.

LA GENEROSITÀ DEI DONORS, MECENATI SPESSO ANONIMI

Il restauro, costato 150mila euro, è stato reso possibile grazie al finanziamento al 50 % di due istituzioni benefiche private di carattere internazionali: l’American Friends del Museo del Prado, associazione nata solo cinque anni fa ma attivissima nell’ambito della promozione dei capolavori del museo negli Stati Uniti, che tra l’altro ha recentemente ha donato al Prado un ritratto inedito di Filippo III firmato da Velázquez; e Friends of Florence, organizzazione internazionale che dal 1998 si dedica a preservare l’eredità artistica di Firenze e della Toscana con progetti mirati di restauro ed eventi di promozione culturale. È un onore per noi poter partecipare a un progetto che lega la Spagna all’arte fiorentina”, spiega a Madrid la contessa Simonetta Brandolini D’Adda, presidente di Friends of Florence. “È la prima volta che collaboriamo con un grande museo straniero come il Prado e siamo rimasti ben impressionati dal livello professionale e organizzativo del museo. Collaboreremo anche con la prossima mostra sul Rinascimento, contribuendo all’esposizione a Madrid di alcune opere fiorentine che sono state restaurate per l’occasione”. Si tratta di capolavori del Museo nazionale del Bargello, della Museo di Palazzo Pretorio e della Collezione Chiaramonte Bordonaro.

-Federica Lonati

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AutoreBeato Angelico
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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.