Apre a Roma la prima Reggia di Nerone sul Palatino: i dettagli sul sito archeologico restaurato

A seguito di un lungo percorso di studio e restauro, lo splendore della reggia viene restituito al pubblico.

Il padiglione centrale visto da una della alcova (ambiente A4). Ricostruzione virtuale. Credits: Parco archeologico del Colosseo, foto Progetto Katatexilux
Il padiglione centrale visto da una della alcova (ambiente A4). Ricostruzione virtuale. Credits: Parco archeologico del Colosseo, foto Progetto Katatexilux

Ora Roma pur nell’evidente declino complessivo del centro e non solo, ha un nuovo gioiello architettonico fruibile dal pubblico: si tratta della Reggia di Nerone sul Palatino, che apre per la prima volta i battenti. Dopo un percorso di recupero e restauro durato dieci anni, il sito archeologico è pronto a mostrare il suo antico splendore, immergendo al tempo stesso i visitatori nella realtà dell’Impero Romano durante il I secolo d.C. Non mancherà, inoltre, il supporto della tecnologia, che ricostruirà ulteriormente, attraverso la realtà virtuale, le ambientazioni dell’epoca.

LA REGGIA DI NERONE: STORIA

Costruito prima del 64 d.C. (anno dell’incendio di Roma), questo edificio nacque come reggia personale di Nerone. Era chiamato originariamente Domus Transitoria, poiché era posta in mezzo al percorso che conduceva dal Palatino all’Esquilino; alcune informazioni sono state tratte da Svetonio, che racconta come uno scandalo il grande impegno profuso nell’edificazione di questo luogo. Caduto poi nell’oblio, furono i Farnese a riscoprirlo, identificandolo erroneamente come i Bagni di Livia. Fu l’inizio della deturpazione del palazzo: molti oggetti vennero prelevati, mentre gli affreschi vennero staccati dai loro muri e mandati a Parma. Per uno studio di criterio scientifico e conservativo bisognerà attendere gli inizi del Novecento, con lo studioso Giacomo Boni, il quale sarà l’iniziatore di un lungo percorso di restauro e messa in sicurezza del sito che lo ha portato oggi fino a noi.

LA REGGIA DI NERONE: COM’È

Il progetto si inserisce nel programma del Parco archeologico del Colosseo di restituire ai visitatori luoghi e percorsi da tempo inaccessibili, spiega il Direttore del sito archeologico Alfonsina Russo, che aggiunge, “Questa straordinaria apertura contribuisce a definire un itinerario di visita neroniano all’interno dell’area archeologica centrale che si estenderà dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore toccherà con mano, tra reale e virtuale, il genio costruttivo dell’imperatore e le sperimentazioni da lui ricercate nelle decorazioni pittoriche e marmoree”. Gli elementi rimasti invariati rispetto allo status originario sono molteplici: tra i più impressionanti, uno spazio originariamente occupato da un ricco ninfeo (elemento absidale al centro del quale sorgeva una fontana) con giochi d’acqua, tra forme architettoniche simili a una quinta teatrale, oltre a un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi. Visibili altre due stanze di cui restano i segni della preziosa decorazione di affreschi, stucchi e pavimenti marmorei, così come la zona della latrina, dove è conservata una parete con le tracce dell’originaria decorazione elementi vegetali tipici della pittura di giardino. La bellezza raggiunge il culmine con il pavimento della grande aula a tre navate sotto la Casina Farnese, forse l’esemplare più raffinato restituitoci dall’antichità romana.

LA REGGIA DI NERONE: LE OPERE IN PRESTITO

Il Museo Palatino ha accolto anche 3 fregi e alcune formelle provenienti dalla collezione Farnese, grazie a un importante prestito frutto di un accordo di collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli dov’erano state fin ora conservate. (Evidentemente le “piccole oligarchie nefaste” – per dirla col prof. Giuliano Volpe https://napoli.repubblica.it/cronaca/2019/03/09/news/giuliano_volpe_il_no_a_caravaggio_gesto_da_piccoli_torquemada_-221067102/ – che sovraintendono agli spostamenti di opere questa volta hanno optato per il sì laddove per i Caravaggio a Napoli fu recentemente un no). Opere con tutta probabilità da attribuire a Famulus o Fabullus, il pittore della Domus Aurea di cui narra Plinio. Un curioso caso di autorizzazione da parte del Ministero a procedere con lo spostamento di affreschi antichissimi, e pertanto fragili, a fronte di tanti altri capolavori per i quali lo stesso trasferimento viene negato anche quando si tratta di distanze ben minori.

LA REGGIA DI NERONE: REALTÀ VIRTUALE

Ormai si sa, dove non arrivano i lavori di restauro, arriva la tecnologia: così, tre installazioni multimediali sono inserite nel percorso per restituire l’atmosfera dell’epoca. Con l’utilizzo di un visore, è possibile ammirare una ricostruzione realistica del triclinio e del ninfeo, mentre l’illuminazione è differente a seconda che agisca su quelli che erano gli spazi a cielo aperto e quelli che erano, invece, al chiuso.

– Giulia Ronchi

 Reggia di Nerone sul Palatino
Palatino, Roma
Dal venerdì al lunedì
06.39967700
www.parcocolosseo.it

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.