Il senso di Milano per l’etruscologia

Civico Museo Archeologico, Milano ‒ fino al 12 maggio 2019. In un Paese di musei così imprescindibilmente legati al territorio nel quale e per il quale operano, la prossima apertura a Milano del museo della Fondazione Luigi Rovati interamente dedicato all’arte etrusca sembra davvero un’insolita chimera. Alle nostre curiosità risponde il Civico Museo Archeologico, dove fino al 12 maggio 2019 sono in mostra i “viaggi” di circa duecento pezzi – molti presentati per la prima volta al pubblico – che in vario modo dall’Etruria sono giunti o passati per Milano, città dall’insospettabile, vivace e duratura passione etrusca.

“Tazza di Codro”, kylix attica a figure rosse, da Vulci, 440-430 a.C., Bologna, Museo Civico Archeologico
“Tazza di Codro”, kylix attica a figure rosse, da Vulci, 440-430 a.C., Bologna, Museo Civico Archeologico

Quello di Milano con gli etruschi non è certo il legame viscerale delle città toscane, umbre e dell’alto Lazio, persistente e vivo nelle loro ossa di tufo crivellate da cisterne e ipogei e nei sepolcreti sconvolti nelle campagne. Il rapporto della città meneghina con gli Etruschi non viene dalla terra ma è costruito dai milanesi stessi, prima nelle collezioni di illustri personalità di Otto e Novecento e quindi negli scavi nell’Etruria propria e padana promossi da università e Soprintendenza.
I primi interessi di Milano per l’Etruria coincisero con momenti di grande fermento della storia cittadina e nazionale e furono caratterizzati da un non sempre facile rapporto tra proprietà privata e fruizione – più o meno – pubblica delle collezioni, in bilico tra nobili slanci di generosità e chiusure di gelosia, come quella del risentito Palagi di fronte ai cocci della “tazza di Codro” infranta da un maldestro visitatore. Raggruppando pezzi confluiti nei Musei Civici milanesi o da Milano emigrati in altre città, nella prima sezione la mostra presenta la storia e i caratteri delle collezioni private cittadine, spesso con grande senso civico liberalmente donate o appositamente accorpate con importanti sforzi economici e diplomatici in vista del godimento pubblico. Così avvenne per i reperti a tema ludico e teatrale della collezione Sambon, rocambolescamente sottratti nel 1911 a un agguerrito magnate americano e alla ribalta del MET a vantaggio dell’allora erigendo museo teatrale della Scala e oggi in parte visibili presso l’Antiquarium “Alda Levi”.

Antefissa a testa di menade, da Orvieto, IV secolo a.C., Orvieto, Museo Archeologico Nazionale
Antefissa a testa di menade, da Orvieto, IV secolo a.C., Orvieto, Museo Archeologico Nazionale

INDAGINI E ARCHEOLOGIA

La fortunata mostra curata da Massimo Pallottino a Palazzo Reale nel 1955 segna, nel percorso dell’esposizione come in quello dell’etruscologia milanese e italiana, un vero punto di svolta: l’intento dichiarato fu quello di strappare al sorriso degli Etruschi quel “mistero” che, se molto giovò (e tuttora giova) agli entusiasmi del grande pubblico, certo smorza la ricchezza storica e culturale della loro civiltà in un apprezzamento puramente estetico e sentimentale.
Quella di Palazzo Reale fu seguita, negli Anni Ottanta, da varie mostre dedicate a contesti specifici e volte a presentare i risultati delle ricerche condotte dalle università e dalle Soprintendenze grazie alle più avanzate tecnologie applicate all’archeologia, come la prospezione geofisica promossa dalla Fondazione Lerici, il cui impegno valse al Museo Civico il deposito di numerosi corredi dalle necropoli ceretane.
Se in archeologia i “misteri” non esistono, esistono però cose che (ancora) non conosciamo come vorremmo: così molti caratteri della lingua etrusca e delle prime fasi degli insediamenti nell’Etruria padana, sui quali si stanno concentrando le più recenti indagini dell’archeologia milanese – capillarmente attiva anche in aree cruciali dell’Etruria propria e della Campania – presentate nelle successive sezioni dell’esposizione.

Quattro figurine in lamina bronzea ritagliata, dal Forcello di Bagnolo San Vito (MN), fine V – inizio IV secolo a.C., Mantova, Museo Archeologico Nazionale, Complesso Museale di Palazzo Ducale
Quattro figurine in lamina bronzea ritagliata, dal Forcello di Bagnolo San Vito (MN), fine V – inizio IV secolo a.C., Mantova, Museo Archeologico Nazionale, Complesso Museale di Palazzo Ducale

IL FUTURO MUSEO

Conclude il percorso una piccola anticipazione dei reperti che verranno esposti nel museo della Fondazione Luigi Rovati, estremo capitolo del collezionismo e della collaborazione tra pubblico e privato che ha caratterizzato fin dai suoi albori l’etruscologia milanese. Si promettono infatti, accanto a una ricca selezione di reperti in gran parte recentemente acquisiti, ampi spazi e munifiche sovvenzioni per studio e ricerca, in stretta collaborazione con Museo Civico, Soprintendenza e università: speriamo davvero che queste non siano evanescenti chimere.

Chiara Ballestrazzi

Evento correlato
Nome eventoIl viaggio della Chimera. Gli Etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo
Vernissage11/12/2018 ore 18
Duratadal 11/12/2018 al 12/05/2019
Generearcheologia
Spazio espositivoCIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO
IndirizzoCorso Magenta 15 (20123) - Milano - Lombardia
EditoreJOHAN & LEVI
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Chiara Ballestrazzi
Chiara Ballestrazzi ha conseguito una laurea in filologia classica (2011) e una in archeologia classica (2012) presso l’Università di Pisa. Normalista, è stata redattrice per l’arte antica dell’Osservatorio Mostre e Musei (2011-13) e cofondatrice della compagnia teatrale della Scuola Normale. Italian Fellow dell’American Academy in Rome (2016), è attualmente perfezionanda in storia dell’arte e archeologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove sta concludendo una tesi sulle gemme in Grecia e a Roma seguendo un approccio che integra fonti letterarie e archeologiche. Modenese, ha vissuto per molti anni a Pisa con trasferte di studio a Parigi, Los Angeles, Berlino e Roma. Guida Rossa alla mano, non c’è rudere romano soffocato dai condomini o chiesetta persa in mezzo alla campagna che riesca a sfuggirle.

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