Fare fundraising con le opere. Il Denver Art Museum mette all’asta una statua romana da 1 milione

Risale a circa 1800 anni fa, la statua di un senatore romano battuta all’asta da Sotheby’s per quasi un milione di dollari. L’acquirente? Un art dealer inglese che ha intenzione di rivenderla.

The Denver Art Museum
The Denver Art Museum

Raffigura un senatore o un nobile romano la sensazionale scultura battuta all’asta a Londra da Sotheby’s per circa 930.000 dollari. La statua, datata circa 1800 anni fa, arriva dal Denver Art Museum in Colorado ed è stata acquistata da un art dealer londinese che ha già espresso l’intenzione di rimetterla sul mercato al più presto. L’opera faceva parte della collezione del museo dal 1965, anno in cui fu acquistata da un antiquario romano. La cifra guadagnata dalla vendita va a rimpinguare le casse per museo e sarà reinvestita per acquisire nuove opere d’arte.

I MUSEI AMERICANI VENDONO I LORO CAPOLAVORI PER FARE CASSA

Nulla di sorprendente, tende a minimizzare il Denver Art Museum, con una nota, essendo prassi abituale dei musei americani vendere continuamente opere della collezione per acquistarne di nuove. Un modo usuale per fare cassa, dunque. La verità è che il ricco sistema di sovvenzioni private che da sempre sorregge i musei americani ha da tempo limitato i finanziamenti e i musei di piccola e media entità sono costretti a vendere pezzi della loro collezione per poter sostenere l’istituzione e rendere ancora appetibile per il pubblico la collezione museale rinnovando la raccolta. Il Denver Art Museum, un’organizzazione non-profit che riceve parte del suo finanziamento dalle tasse locali, ha venduto la scultura di epoca romana come parte di una più ampia svendita di arte dalle sue collezioni, che, alla fine di quest’anno, includerà arte egiziana antica.

I PRECEDENTI

Non è certo il primo caso di vendita all’asta di pezzi così consistenti della collezione per un museo americano. Solo un paio di mesi fa, il Toledo Museum of Art in Ohio ha venduto una raccolta di 140 pezzi di epoca egizia o romana che appartenevano alla collezione museale da più di un secolo. La vendita ha generato malumori diffusi e il governo egiziano e di Cipro hanno obiettato che capolavori così antichi dovrebbero sempre rimanere accessibili al pubblico. Ancora più sorprendente il caso del Delaware Art Museum a Wilmington che ha messo all’asta da Christie’s una delle sue opere più rappresentative, Isabella and the Pot of Basil di William Holman Hunt, cofondatore della Confraternita dei Preraffaelliti, stimata ad oltre 13 milioni di dollari. L’asta non ha regalato l’esito sperato e il museo si è dovuto accontentare di cedere l’opera al prezzo nettamente inferiore di 5 milioni di dollari.

Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.

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