Tra materia, luce, spazio e visione. La mostra di Grazia Toderi al Castello di Miradolo nel pinerolese 

Oltre sessanta opere ripercorrono la ricerca dell'artista, dalle prime sperimentazioni fotografiche alle più recenti videoinstallazioni. Con Teatro Terra, il Castello di Miradolo diventa il luogo di una riflessione sullo sguardo, sulla trasformazione della materia e sul rapporto tra l'uomo e il pianeta

Guardare la Terra, attraverso l’occhio di un satellite, significa confrontarsi con una prospettiva radicalmente diversa da quella che ci appartiene. Le città diventano costellazioni luminose, i confini geografici perdono la loro (apparente) stabilità, i territori si trasformano in superfici da misurare e interpretare. Ma quello che sembra uno sguardo esterno e distante finisce per restituirci un’immagine di noi, del nostro modo di abitare il pianeta e delle trasformazioni a cui lo sottoponiamo.
È attorno a questa relazione tra osservazione e rappresentazione che si sviluppa Teatro Terra, il progetto di Grazia Toderi (Padova, 1963) al Castello di Miradolo, a San Secondo di Pinerolo (in provincia di Torino). Un titolo che accosta due parole apparentemente lontane, ma profondamente connesse nella ricerca dell’artista: la Terra, intesa come materia e corpo celeste, e il teatro, dal greco théatron, il luogo da cui si osserva. La mostra si pone come strumento d’indagine sulle diverse forme dello sguardo, passando da quello umano a quello tecnologico, sotto la direzione curatoriale di Roberto Galimberti.

Un teatro dentro il teatro. Il Castello di Miradolo secondo Grazia Toderi

Fino all’8 dicembre, oltre sessanta opere, realizzate dalla fine degli Anni Ottanta a oggi, molte delle quali inedite, si distribuiscono nelle tre maniche dell’edificio, dando vita a un percorso che mette in relazione differenti momenti della ricerca dell’artista. Nella Manica Storica, le proiezioni di Marco (I Mark), We Mark e Rosso Babele trasformano le superfici architettoniche in paesaggi instabili, attraversati da mappe, stratificazioni e sistemi luminosi di misurazione. La Biblioteca di Sofia introduce invece una variazione cromatica e percettiva: il blu di Zuppa dell’eternità e luce improvvisa e il disegno di Protractor sulle finestre instaurano un rapporto diretto con il parco e con il movimento del visitatore. Nella Manica Nuova il riferimento al teatro si fa più esplicito attraverso Semper Eadem, nata per la riapertura della Fenice di Venezia, Il mondo privato, dedicata ai teatri di verzura marchigiani, e Luci per K. 222, che traduce in luce la composizione musicale di Mozart. Nella Manica Nobile, infine, il percorso si apre alla dimensione satellitare con Messaggeri, Oblò, How much does it cost to catch a comet? e i disegni Camera e Ragazzi caduti dal cielo. Anche l’antica Cappella viene coinvolta in questa trasformazione, diventando una piccola scenografia in cui le opere dialogano con la musica di György Ligeti. Il visitatore non è mai un osservatore esterno: le proiezioni si modificano in rapporto alla sua presenza, le ombre entrano nelle immagini e le prospettive suggerite dalle porte e dalle finestre invitano a spostare continuamente il punto di vista.

Dalla terra al pianeta (e viceversa)

Nella ricerca di Toderi la parola Terra conserva una duplice accezione: indica il suolo, la materia organica e concreta su cui camminiamo, ma anche il pianeta osservato da lontano, nella sua dimensione geografica e cosmica. È una relazione che attraversa molte opere e che trova una radice anche nella storia personale dell’artista. Il padre Giovanni e il fratello Marco, entrambi agronomi, sono presenze importanti nella sua ricerca: le fotografie del terreno realizzate dal fratello costituiscono il materiale di partenza per Marco (I Mark) e We Mark, mentre la memoria del padre riaffiora nel rapporto con la fotografia, con la natura e con i processi di trasformazione della materia. In Oasisola, il riferimento è all’Isola Ferdinandea, emersa al largo della Sicilia nel 1831 e sprofondata nuovamente nel giro di pochi mesi. L’argilla cruda utilizzata per realizzare le opere ne prolunga idealmente la vicenda, lasciando che il tempo continui ad agire sulla loro superficie. Anche le mappe di Europa, Disappearing Map e Dissolving Babel mettono in discussione l’idea di una geografia stabile: attraverso sovrapposizioni, ossidazioni, grafite e fogli opalescenti, le immagini si trasformano e si dissolvono, mostrando quanto sia provvisoria ogni rappresentazione del territorio. La visione dall’alto, resa possibile dai satelliti, introduce un ulteriore livello di complessità. Se da una parte consente di osservare il pianeta nella sua interezza, dall’altra modifica il nostro rapporto con lo spazio e con gli altri, rendendoci contemporaneamente osservatori e osservati.

Grazia Toderi, We Mark. Lights - Shadows (protractor), 2020, Proiezione video a pavimento, loop, suono, dimensioni variabili. Foto: Nicola Gnesi.
Grazia Toderi, We Mark. Lights – Shadows (protractor), 2020, Proiezione video a pavimento, loop, suono, dimensioni variabili. Foto: Nicola Gnesi.

Ciò che sfugge allo sguardo

La luce è il materiale attraverso cui Grazia Toderi costruisce la propria idea di immagine. Dalle prime sperimentazioni fotografiche alle videoinstallazioni, passando per il disegno e le opere su carta, la sua ricerca si concentra sulla possibilità di rendere visibile il tempo, inteso non come successione lineare ma come processo di accumulazione, trasformazione e perdita. Le immagini non sono mai definitive: si sovrappongono, si modificano, scompaiono per lasciare emergere nuove configurazioni. È un procedimento che riguarda tanto la materia quanto la memoria, tanto le superfici urbane quanto le profondità del cosmo.
Nelle opere di Toderi, il movimento lento delle proiezioni e la costruzione di geometrie luminose producono una condizione di sospensione, invitando a soffermarsi su ciò che normalmente resta ai margini della percezione. La sua è una ricerca che interroga il visibile per avvicinarsi a quello che non può essere immediatamente rappresentato, come emerge dalle parole dell’artista: “Sole, Luna, Stelle e Terra determinano la nostra vita. Siamo energia e tempo. Cerco, con la luce, di creare immagini che restituiscano il tempo per una possibile riflessione sulla complessità e su ciò che non si vede”.

Grazia Toderi. Teatro Terra
Castello di Miradolo, San Secondo di Pinerolo (Torino)
Fino all’8 dicembre 2026

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Redazione

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