Questo pittore poteva combattere per settimane sul colore di una foglia. La mostra a Treviso
Appartato ma centrale nell’arte veneta del primo Novecento, Nino Springolo sviluppò un linguaggio pittorico personale, aperto al confronto con l’arte europea. Oltre cento opere ne ripercorrono la ricerca in una mostra al Museo Civico Bailo di Treviso, fino al 1° novembre
Non sono pochi i pittori le cui biografie registrano contrasti, anche insiti all’interno del nucleo familiare borghese che mirava a scoraggiarne il talento. Il padre di Edgar Degas avrebbe voluto il figlio in banca o in magistratura. Quello di Van Gogh, pastore protestante. Cézanne era costretto a dipingere di nascosto. Inizialmente non sfuggì a questo destino neppure il trevigiano Nino Springolo (Treviso, 1886-1975), destinato a seguire le orme del padre, commerciante di tessuti. Poi la sua passione fu accettata e assecondata. E Springolo, al di là di ogni aspettativa, raggiunse il successo in Italia e all’estero, imponendosi con una pittura figurativa radicata nell’ambiente di origine. Nel saggio Nino Springolo. L’impressione decantata (Canova Edizioni), Elisa Prete approfondisce il percorso creativo dell’artista, radicato nel paesaggio delle colline trevigiane, nel Sile, il fiume che attraversa la città, e nelle figure della comunità locale. La cifra stilistica nelle tele di Springolo, si legge ancora nel saggio, è la coerenza e l’attenzione rivolta agli aspetti cromatici più che “alla resa plastica” dei soggetti rappresentati.

L’obiettivo della mostra dedicata a Nino Springolo a Treviso
In occasione del cinquantenario della morte e del 140° anniversario della nascita, il Museo Civico Bailo di Treviso propone la mostra Nino Springolo e “i due compagni”, curata da Fabrizio Malachin, Eleonora Drago e Manlio Leo Mezzacasa. Con oltre cento opere, l’esposizione intende sottolineare, da un lato l’indipendenza dell’artista, la sua onestà intellettuale; dall’altro, la sua convinta partecipazione ai fermenti culturali europei, che si tradusse in uno studio del cromatismo dei postimpressionisti, una sperimentazione delle scelte divisioniste e della lezione di Cézanne. Una riflessione sugli antichi caratterizzò inoltre la sua ricerca e lo condusse, nelle ultime opere, verso una pittura quasi naïf. Come osserva Fabrizio Malachin nel contributo in catalogo, Springolo non fu indifferente ai grandi movimenti artistici, ma rivendicò sempre la propria autonomia. Fedele alla propria ricerca, Springolo reinterpretò i maestri in modo personale, approdando a una pittura priva di irruenza ma ancorata al vero, fondata sulla costante ricerca dell’equilibrio, dell’armonia e dei giusti rapporti tra luci e colori. Dino Buzzati sosteneva che Springolo “è il campione dello scrupolo… Sul tono di una foglia è capace di combattere per delle settimane”.
Il percorso dedicato a Nino Springolo al museo Civico Bailo
Il progetto espositivo si articola in quattro sezioni: paesaggi, ritratti, nature morte e una sala conclusiva intitolata I due compagni, ispirata al romanzo di Giovanni Comisso e dedicata al rapporto di Springolo con Gino Rossi e Arturo Martini. Fra i paesaggi emergono, I monti con la neve del 1912, Canale presso la laguna del 1913 con la stesura a tasselli che alterna il tratto orizzontale con il verticale, movimentando le masse cromatiche. Tra le opere realizzate fra il 1920 e il 1921 figurano Casetta bianca in collina e Il campaniletto di Onè, nelle quali Springolo rielabora in modo personale la lezione di Cézanne, senza ridurre il dato oggettivo ai minimi termini né ricorrere alla sintesi antinaturalistica delle forme, come osserva Elisa Prete. Una scelta che lo distingue da Gino Rossi. Fra i ritratti si distingue Signorina in viola del 1924, in cui le spalle non sono allineate a causa del braccio sinistro arcuato sulla spalliera della sedia. In Giovane signora del 1930, invece, i capelli a caschetto, la veste rossa segnata da tracce di nero e la collana di perle si accompagnano a una materia pittorica dalla spiccata granulosità. Opere da cui emerge una narrazione priva di enfasi che cattura, nonostante la posa, la dimensione intima del quotidiano. Fra le nature morte spiccano le rigogliose foglie delle Rose rosse del 1972.
La sezione finale della mostra di Nino Springolo a Treviso
Nell’ultima sezione della mostra, Arturo Martini è rappresentato da L’ubriaco, un gesso del 1910 in cui la figura, priva di ogni idealizzazione, restituisce il progressivo annientamento fisico e mentale provocato dall’alcol. Di Gino Rossi si segnala Mestizia, presentata per la prima volta a Ca’ Pesaro nel 1911. Una donna in costume popolare caratterizzata da una composizione a mandorla e dalle campiture piatte delimitate da linee scure che ricordano Gauguin.
Fausto Politino
Treviso // fino al 1° novembre 2026
Nino Springolo e “I due compagni”
MUSEO BAILO TREVISO, borgo Cavour 24
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati