Le donne sono sempre state presenti nei quadri ma assenti nella storia. Una mostra a Parma aiuta a riflettere

Nell’ottantesimo anniversario del voto alle donne, la mostra al Palazzo del Governatore ricuce attraverso l’arte quella distanza fra visibilità e riconoscimento che ha caratterizzato nei secoli la condizione femminile

Una donna può essere al centro di un quadro e restare ai margini della storia. Può occupare tutta la superficie della tela, attrarre ogni sguardo, essere celebrata per la sua bellezza, e tuttavia non avere parola. È questa distanza fra visibilità e riconoscimento che rende culturalmente e politicamente significativa una mostra come LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre, aperta al Palazzo del Governatore di Parma. La mostra si interroga sul posto che le donne hanno avuto nell’immaginazione della nostra società e il modo in cui, attraverso l’arte, possiamo finalmente imparare a riconoscerle nella loro irriducibile individualità.

Amedeo Modigliani, Ritratto di Hanka Zborowska o Signora dal collaretto, 1917 ca. Ph: Alessandro Vasari/Gnamc
Amedeo Modigliani, Ritratto di Hanka Zborowska o Signora dal collaretto, 1917 ca. Ph: Alessandro Vasari/Gnamc

Il valore della mostra a Parma nell’ottantesimo anniversario del voto alle donne

Nell’ottantesimo anniversario del voto alle donne, questo interrogativo assume un rilievo particolare. Il 1946 segnò una svolta decisiva nell’ingresso delle italiane nella piena cittadinanza politica e cambiò il soggetto stesso della democrazia. Ricordarlo oggi significa chiedersi quanto quella conquista abbia trasformato anche le nostre abitudini mentali. Anche lo sguardo può essere democratico, quando rinuncia a stabilire in anticipo chi una persona debba essere e accetta di incontrarla per ciò che esprime, desidera, nasconde. Per questo leggere Lei come una mostra di genere rischierebbe di restringerne la portata. La posta in gioco è una comprensione più ricca della realtà. Per secoli la presenza femminile ha attraversato la vita sociale come un sottotesto essenziale: indispensabile agli affetti, alla cura, alla trasmissione della cultura, eppure spesso subordinata quando si trattava di attribuire autorità, autonomia, voce pubblica; ecco perché il suo riconoscimento modifica l’intero racconto. Cambia ciò che sappiamo delle donne, ma cambia anche ciò che sappiamo degli uomini e delle relazioni attraverso cui una società prende forma.

Una mostra in collaborazione con la GNAMC di Roma

La mostra, voluta da Renata Cristina Mazzantini e curata da Cesare Biasini Selvaggi, nasce dalla collaborazione fra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Dopo l’esposizione dedicata a Giacomo Balla, questo secondo capitolo testimonia la fecondità di un rapporto istituzionale capace di produrre pensiero attraverso le opere. Va riconosciuto il merito del sindaco Michele Guerra e del vicesindaco e assessore alla Cultura Lorenzo Lavagetto per aver voluto un progetto che porta una grande collezione nazionale dentro la vita della città, facendone un’occasione di confronto sul presente. La qualità di una politica culturale si misura anche da queste scelte.

Il progetto “Museo migrante” con cui la GNAMC di Roma “viaggia” in Italia

La mostra si inserisce nel percorso di innovazione che la direttrice Renata Cristina Mazzantini sta imprimendo alla GNAMC. Il Museo migrante, le acquisizioni e l’apertura a pubblici differenti, compongono un’idea precisa di istituzione, un museo che esercita la propria responsabilità nazionale mettendo il patrimonio in movimento, alimentando la ricerca e costruendo nuove occasioni di accesso. Parma diventa uno dei luoghi in cui questa politica prende forma. Le opere incontrano una comunità diversa da quella della sede romana e la collezione dimostra la propria capacità di parlare al presente.

La rotazione delle opere come incentivo ad una direzione culturale attiva

L’innovazione riguarda anche ciò che rimane al museo. La preparazione della mostra ha sollecitato un aggiornamento degli studi e nuove acquisizioni; le opere entrate stabilmente nella collezione, secondo quanto emerso in occasione dell’esposizione, ne sono un risultato concreto. È un passaggio significativo, perché il patrimonio cresce attraverso le domande che il progetto curatoriale gli rivolge. Si riconoscono mancanze, si integrano prospettive, si arricchisce la possibilità di raccontare la storia dell’arte. La direzione assume così una funzione culturale attiva, capace di collegare conservazione e costruzione del futuro.

L’apertura alle nuove generazioni nei musei di Parma e Roma

La stessa apertura si misura nel rapporto con le generazioni. A Parma, visite per gli under 25, attività per le scuole e laboratori per le famiglie accompagnano il percorso. Portare i giovani davanti alle opere richiede occasioni concrete, tempi e linguaggi che favoriscano un incontro personale. In questo senso la politica di Mazzantini trova nella collaborazione con il Comune uno sviluppo coerente e il museo diventa un ambiente di formazione dello sguardo, dove il patrimonio pubblico può entrare nella vita di chi dovrà ereditarlo.

Il ritratto di Palma Bucarelli come significativa apertura del percorso espositivo

Il ritratto di Palma Bucarelli dipinto da Alberto Savinio introduce, in questo contesto, una corrispondenza particolarmente felice dato che Bucarelli è stata anche una protagonista della costruzione dello sguardo pubblico sull’arte. La storica direttrice della Galleria compare nella collezione dell’istituzione che contribuì a trasformare: soggetto del dipinto e soggetto della storia del museo. Nel rapporto fra quella figura e l’attuale direzione si può leggere una continuità di responsabilità, esercitata in tempi diversi, verso il patrimonio e verso la sua destinazione pubblica. Come osserva Biasini Selvaggi, “il corpo non è mai stato neutro”. È una chiave decisiva. Un corpo rappresentato porta con sé convenzioni, rapporti di potere, possibilità consentite o negate. Anche la posa apparentemente più naturale appartiene a una cultura. Il ritratto rende visibile questo intreccio con una forza particolare, perché mette in relazione la singolarità di una persona e le forme attraverso cui un’epoca sa riconoscerla. Persino quando il nome si perde, un volto può conservare qualcosa che resiste alla riduzione a modello, a funzione, a tipo sociale. Il ritratto, talvolta subordinato ai grandi generi narrativi, rivela così una straordinaria capacità di scandaglio dell’umano. Alla fine dell’Ottocento, la crisi delle certezze della rappresentazione investe la luce, il colore, la consistenza delle forme. Diventa problematico anche il rapporto fra ciò che appare e ciò che una persona è. Il volto smette di offrire una risposta stabile. Può essere attraversato da una tensione, sottrarsi alla somiglianza, diventare il luogo di una distanza. L’arte moderna porta dentro l’immagine il problema del soggetto, quanto possiamo sapere dell’altro, quanto proiettiamo su di lui, quanto resta indisponibile al nostro desiderio di comprenderlo.

Le sezioni della mostra “Lei” a Parma: un percorso di senso compiuto

Le sette sezioni tematiche di Lei permettono di attraversare questa trasformazione senza costringere le opere in una semplice successione cronologica. Il dialogo fra linguaggi e tempi diversi costruisce un percorso di senso. La donna come ideale, la donna come enigma, la conquista di una postura autonoma, il corpo e il volto come luoghi dell’identità, l’emergere dell’intimità e della fragilità, fino alla parola e alla denuncia, sono passaggi di una riflessione che coinvolge chi guarda. L’immagine femminile rivela progressivamente le condizioni della propria costruzione come persona e lo spettatore, seguendola, scopre le condizioni del proprio sguardo.

L’indagine sul ruolo che hanno rivestito le donne nella storia a Parma

L’ideale e l’enigma contengono un’ambivalenza: la bellezza perfetta può cancellare la concretezza di una vita; il mistero può imprigionarla in un racconto definito da altri. Il percorso rende percepibili questi dispositivi e lascia affiorare ciò che li eccede. Un gesto o un’espressione incrinano il ruolo assegnato e aprono lo spazio di una presenza personale. La signora Ginoux di Van Gogh, la marchesa Casati di Boldini, Hanka Zborowska di Modigliani, la Carminella di Mancini, la Vecchia di Mestrovic, il nudo su tavolo IKEA di Bergomi appartengono a mondi distanti. Accostarle significa restituire consistenza alle differenze sociali e biografiche che la formula universo femminile rischia di attenuare. Questi ritratti restituiscono esistenze che hanno avuto un tempo proprio, relazioni, desideri. La pittura e la scultura custodiscono la traccia di quell’incontro e la consegna a un altro presente, dove possiamo interrogarla senza pretendere di possederne ogni risposta.

Le artiste nella mostra “Lei” al Palazzo del Governatore

La presenza delle artiste rende ancora più complessa la relazione. Antonietta Raphaël, Dora Maar, Francesca Woodman, Vanessa Beecroft e Marinella Senatore, con ricerche molto diverse, introducono la possibilità di interrogare il corpo dall’interno di un’esperienza, di farne un campo di invenzione e di conflitto. Sarebbe però riduttivo supporre che esista un solo sguardo femminile, naturalmente autentico. L’emancipazione comprende proprio la libertà di differire, di contraddirsi, di scegliere linguaggi inconciliabili. L’identità acquista spessore quando può sottrarsi anche alle aspettative che accompagnano il suo riconoscimento. Solitudine e fragilità sono altrettanto decisive. Il riconoscimento della libertà comprende il diritto all’incertezza, al silenzio, alla vulnerabilità. Nel volto e nel corpo si depositano esperienze che chiedono attenzione. La mostra educa a sostare davanti a una presenza senza sostituirla immediatamente con una spiegazione.

“LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre” un percorso che porta a una maggiore comprensione di se stessi

Le sezioni, come nel teatro medievale, diventano così stazioni di un accrescimento dello spirito. Parafrasando Testori, si potrebbe dire che “di sezione in sezione, il percorso diventa un cammino della coscienza”, in un universo che conduce a una migliore comprensione di sé. É il dialogo fra le opere a condurci, ogni incontro modifica quello successivo, ogni volto lascia una traccia nella nostra capacità di riconoscere gli altri. Al termine, quella che potremmo chiamare un’estasi laica coincide con l’uscita dal nostro punto di vista abituale. La figura femminile si sottrae a una narrazione unica e lo spettatore comprende qualcosa anche di sé, delle proprie attese e dei propri limiti. Lei merita dunque di essere visitata per la qualità delle opere e per la forza dell’impianto che le mette in relazione. Il corpo può diventare parola, testimonianza, denuncia; il volto può affermare una singolarità che nessuna definizione collettiva contiene interamente. Nell’anniversario del voto, questa esperienza rinnova il senso della cittadinanza, ricordando che ciascuna persona deve poter partecipare al mondo con la propria voce. Si esce dalla mostra con più domande e con uno sguardo più attento. È un modo concreto in cui l’arte arricchisce la vita e contribuisce alla cultura della democrazia.

Domenico Ioppolo

Parma // fino all’8 marzo 2027
LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre
PALAZZO DEL GOVERNATORE – Piazza Giuseppe Garibaldi, 1
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Domenico Ioppolo

Domenico Ioppolo

Domenico Ioppolo è Amministratore Delegato di Campus e direttore del Milano Marketing Festival. È stato Managing Director Emea di Nielsen Media, Ad di WMC, Initiave Media e Classpi. Ha insegnato in Università italiane e straniere, pubblicando diversi contributi su media e marketing,…

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