LEI. Ritratti di donne da Van Gogh a Modigliani e oltre
Capolavori dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.
Comunicato stampa
Dal 2 ottobre 2026 va in scena a Parma, nelle sale del Palazzo del Governatore, il secondo capitolo del protocollo d’intesa tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea con una nuova esposizione, LEI, concepita per la città emiliana con capolavori provenienti esclusivamente dalla collezione della galleria.
La mostra, dal titolo LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre. Capolavori dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta 76 capolavori allestiti in 7 sezioni tematiche attraverso 14 sale – dipinti, sculture, disegni, fotografie e un arazzo – che compongono una sorprendente rassegna di sguardi tra figure reali e ideali dell’universo femminile, lungo oltre due secoli di storia.
A partire dalla Bagnante di Francesco Hayez, un esempio del più alto Romanticismo italiano per la capacità di coniugare realismo e idealizzazione, il percorso espositivo documenta come la figura femminile abbia saputo catturare l’interesse, il dibattito e l’ispirazione delle arti visive; vero e proprio motore della creatività umana e tema privilegiato della ricerca artistica tra XIX e XX secolo. Attraverso i ritratti di donna si presentano in mostra le tensioni estetiche, psicologiche, culturali e politiche che hanno accompagnato il passaggio alla modernità.
«La GNAMC propone a Parma una straordinaria selezione di ritratti femminili, con diversi capolavori, per celebrare l’ottantesimo anniversario del voto alle donne. Conferma, in questo modo, il concreto impegno nel progetto “Museo migrante”, ideato proprio per diffondere la conoscenza della propria collezione in Italia e all’estero. La mostra, inoltre, offre l’occasione per perfezionare e aggiornare gli studi sulla collezione, anche alla luce di alcune importanti nuove acquisizioni promosse recentemente in vista della mostra, secondo una visione dinamica del patrimonio culturale che mira ad arricchirlo costantemente.», afferma Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.
«Con LEI portiamo a Parma capolavori di straordinario valore, offrendo alla città l’opportunità di incontrare opere che hanno segnato la storia dell’arte e il nostro modo di guardare alla figura femminile. La qualità di questa proposta si accompagna a un preciso significato politico: nell’ottantesimo anniversario del suffragio universale, la mostra ci invita a riflettere sul pieno riconoscimento delle donne come protagoniste della vita pubblica. Credo che la politica culturale dell’Amministrazione debba contribuire a questo impegno, offrendo strumenti per mettere in discussione gli stereotipi e far crescere una cultura dell’uguaglianza. È questa la prospettiva in cui si rinnova la collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea», dichiara Lorenzo Lavagetto, Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Parma.
Prodotta dal Comune di Parma e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con la collaborazione di Solares Fondazione delle Arti, grazie al sostegno di Fondazione Cariparma e di Regione Emilia-Romagna, l’esposizione è curata da Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi, ed è visitabile al primo piano del Palazzo del Governatore dal 2 ottobre 2026 fino all’8 marzo 2027 con il prezioso sostegno dell’Agenzia CFC Coscelli, Fornaciari e Corniali srl e Dual Fine Art e di Verel Srl.
Un prestito eccezionale di opere
La mostra (che si avvale di un comitato scientifico composto – oltre dai curatori – da Stefano Marson, Alberto Salvadori e Simona Tosini Pizzetti) comprende un prestito eccezionale di 76 capolavori alla città di Parma, molti dei quali raramente concessi, provenienti dalle collezioni della GNAMC di Roma, la più ampia sul territorio nazionale di arte italiana e internazionale del XIX e XX secolo. Dalla Bagnante di Francesco Hayez al Ritratto della marchesa Casati di Giovanni Boldini, La piccola inglese di Giuseppe De Nittis, L’Arlesiana (Ritratto di M.me Ginoux) di Vincent van Gogh, Femme nu debout di Pablo Picasso (un raro pastello del 1906 donato nel 2025 dalla Cy Twombly Foundation), il Ritratto di Hanka Zborowska di Amedeo Modigliani, La donna in bianco di Kees van Dongen, tre disegni di Gustav Klimt (tra cui due studi per Le tre età della donna), Figura (Femme de Venise VI) di Alberto Giacometti, le cere della Bambina che ride e La portinaia di Medardo Rosso, Sintesi plastica di figura seduta (Silvia) di Umberto Boccioni, Ritratto della madre e Lucrezia di Giorgio de Chirico, Man Ray con le solarizzazioni dal portfolio Femmes, Solitudine di Mario Sironi, Atte di Adolfo Wildt, Missione segreta di Antonietta Raphaël Mafai, Donna alla finestra di Arturo Martini, Statue de femme di Dora Maar, Untitled (from Swan Song series) di Francesca Woodman, solo per citare alcuni dei capolavori presenti.
In occasione della mostra sono stati acquisiti dalla GNAMC e sono pertanto presentati a Parma per la prima volta al pubblico i lavori Femmes fatales di Camilla Adami (Camilla Cantoni Mamiani della Rovere), Pelléas et Mélisande di Valerio Adami, Nudo su tavolino IKEA di Giuseppe Bergomi, Senza titolo, Indiana I di Piero Pizzi Cannella, Gloria Swanson Embroidered Her Own Autograph di Francesco Vezzoli. Oltre a uno dei quattro arazzi monumentali di The Theatre of Commons, realizzati da Marinella Senatore con la Chanakya School of Craft di Mumbai per iniziativa della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea in occasione di Artista dell’anno. Marinella Senatore: protagonista 2026.
Il percorso espositivo
La sezione introduttiva, dal titolo LEI come ideale, consente di esplorare in che modo la donna sia stata ritratta quale simbolo, archetipo, sogno o intensa meditazione esistenziale. Le opere di Francesco Hayez, Filippo Agricola, Giovanni Fattori, Adriano Cecioni, Giacomo Manzù, Arturo Dazzi, Domenico Morelli, Ivan Meštrović e Pericle Fazzini sono poste in dialogo tra loro al fine di instaurare legami tra la grazia classica, l’introspezione psicologica e la cruda verità del tempo che fugge e passa.
Segue la sezione LEI nella modernità con Tranquillo Cremona, Giuseppe De Nittis, Cesare Tallone, Nino Giovanni Carnevali, Giulio Aristide Sartorio, Antonio Mancini, Umberto Boccioni, Gino Severini, Enrico Prampolini, Giorgio de Chirico, Mario Sironi, Cagnaccio di San Pietro, Antonio Donghi, Achille Funi, Carlo Carrà, Adolfo Wildt, Felice Carena, Francesco Trombadori, Bruno Croatto, Filippo de Pisis, Antonietta Raphaël Mafai. L’inizio del novecento e il secolo a venire hanno ridefinito per sempre i confini dell’identità umana, scardinando gerarchie sociali millenarie. Uno dei fenomeni prorompenti di questa transizione è stato il definitivo cambiamento del ruolo della donna. Essa diviene centrale e svanisce quella dimensione periferica, marginale, nella quale era stata confinata. Le donne si appropriano dello spazio e dei ruoli pubblici, studiano, lavorano, sono parte attiva nei grandi conflitti e si impongono nel dibattito generale che sia esso culturale, politico o scientifico. Anche l’arte è parte di questa epocale trasformazione e questa sezione, con la sua sequenza di capolavori fino al secondo dopoguerra, evidenzia come gli artisti non fossero meri testimoni; al contrario, hanno offerto visioni di donne indipendenti, intellettuali, elegantemente moderne. Il viatico per questa modernità si può idealmente collocarlo tra gli spasmi tardo-ottocenteschi della Scapigliatura e del Verismo, nei quali la figura femminile oscilla ancora dalla fragilità all’eleganza borghese.
Lei come enigma è la sezione incentrata sulla ricerca di Amedeo Modigliani, Medardo Rosso, Arturo Martini, Giovanni Boldini, Ignacio Zuloaga y Zabaleta, Anders Leonard Zorn, Martha Stettler e Paolo Troubetzkoy. Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, la figurazione muliebre cambia profondamente. Si supera il concetto della donna come mero ideale di grazia e armonia da contemplare. Nell’immaginario prende sempre più spazio una presenza complessa, in grado di suscitare desiderio, inquietudine, attrazione e timore. In questi decenni, emerge la rappresentazione della donna misteriosa, sensuale, in alcuni casi femme fatale, figura simbolica, che racchiude in sé il sogno, l’eros, la spiritualità e le contraddizioni della psicologia umana.
È una sezione cruciale Lei, il corpo, il volto, la presenza perché fa emergere in primo piano una tensione fondamentale: quella fra la donna come soggetto e la donna come oggetto dello sguardo. Un tema che attraversa l’intera storia dell’arte e che, da sempre, invita chi guarda a interrogarsi. Le opere qui selezionate di Gustav Klimt, Pablo Picasso, Vincent van Gogh e Kees van Dongen lasciano intuire e osservare da vicino i modi diversi in cui artisti differenti hanno cercato di restituirne la complessità della donna. Lei può apparire fragile, desiderabile, enigmatica, e il volto è di volta in volta il luogo in cui si concentra un’intera personalità.
La Seconda guerra mondiale è stata una frattura incolmabile nella storia e nella sensibilità dell’uomo occidentale. Gli anni che l’hanno preceduta, con le peggiori dittature mai viste in Europa e guerre mietitrici di vita e libertà per milioni di persone, hanno cambiato definitivamente il modo di guardare alla realtà e, soprattutto, alla persona. Ciò che era iniziato fin dall’inizio del secolo breve, ossia la progressiva sottrazione della donna a una rappresentazione fondata soltanto sul suo ruolo sociale o sulla sua funzione di madre, moglie, figlia, musa o oggetto di bellezza, continua guadagnando senza sosta centralità nella pratica di artiste e artisti. Nella sezione Lei e l’intimità, lungo le superfici dei capolavori di Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Alberto Savinio, Alberto Giacometti, John Rutherford Armstrong, Dora Maar e Man Ray, il corpo delle donne, sempre più emancipato e con piena consapevolezza di pertinenza delle donne, diviene il luogo e il tema attraverso cui parlare della persona, della sua individualità e della sua complessità.
Il diritto di raccontare se stessa è per la donna una conquista ottenuta nel novecento. In particolare, ciò si deve alle trasformazioni sociali e culturali degli anni sessanta e settanta. Tale prospettiva sovverte il lavoro di molte artiste, che conquistano il proprio spazio. Riescono a mettere in discussione gli stereotipi e i ruoli di genere. Il corpo diviene esperienza, identità, memoria, linguaggio e denuncia. In questo modo di intendere l’arte si inseriscono nella sezione Lei prende la parola, tra flashback e contemporaneità, le ricerche di Pino Pascali, Francesca Woodman, Giosetta Fioroni e Gian Emilio Malerba.
Nella contemporaneità la rappresentazione della donna è protagonista di una metamorfosi radicale: il modello di femminilità idealizzato o definito dai dettami sociali è superato. Non una ma infinite personalità, per una soggettività in continua costruzione sono protagoniste del lavoro di Vanessa Beecroft, Francesco Vezzoli, Massimo Campigli, Amedeo Bocchi, Stefano Arienti, Giuliano Vangi, Giuseppe Capogrossi, Piero Pizzi Cannella, Marinella Senatore, Valerio Adami, Camilla Adami, Giuseppe Bergomi. Il ritratto va oltre l’idea di qualcuno che deve essere identificato o fissato con un’immagine per assurgere a spazio formale e concettuale dove trova collocazione l’idea di persona. Lei, infinite identità. Dal ritratto alla persona è la sezione finale della mostra e presenta questa evoluzione, dal ritratto alla persona, dall’immagine quale definizione del singolo all’immagine in quanto luogo di relazione. Il femminile e la sua figurazione si definiscono all’interno di una società sempre maggiormente plurale; genere, cultura, appartenenza, memoria, desiderio, vissuto non possono essere ricondotti a un’unica narrazione.
L’allestimento e i progetti artistici collaterali
L’allestimento delle sale della mostra è stato progettato e realizzato da Solares Fondazione delle Arti in collaborazione con l’interior designer Mara Bragagnolo (Genova, 1993) per restituire uno sguardo femminile sulle donne in mostra, ritratte prevalentemente da uomini. L’allestimento diventa così uno spazio di trasformazione dello sguardo, ispirandosi a quello femminile che non cattura, ma accoglie; che non definisce, ma lascia emergere. Le partizioni tessili inserite lungo il percorso si propongono di produrre un senso di intimità e protezione per le donne protagoniste dei dipinti e delle sculture. Gli specchi, invece, riflettono lo sguardo riportandolo sullo spettatore: ricordano cosa significhi essere guardati, facendo immedesimare il pubblico nell’esperienza delle donne rappresentate. In alcune sale, poi, le luci sono disegnate per porre il visitatore al centro dell’attenzione, trasformandolo momentaneamente in oggetto della visione al posto del quadro.
In diverse sale sono state inserite le parole della poeta performativa Olympia (Cagliari, 1997), concepite come un controcanto silenzioso. Versi selezionati non per commentare le opere dall’esterno, ma per dare voce interiore — con la sensibilità di un’artista di oggi — ai pensieri delle donne ritratte. Pensieri che nel loro tempo sono stati taciuti o rivelato a rischio della propria incolumità, pensieri che sono stati censurati oppure proclamati a gran voce all’esito di battaglie per la propria libertà ed emancipazione.
Al di fuori del percorso espositivo, l’artista multidisciplinare Elena Ketra (Bassano del Grappa, 1979) ha realizzato l’installazione site-specific NONTISCORDARDITE. L’intervento, ambientato nelle toilette, trasforma la superficie riflettente degli specchi sopra i lavelli in un atto di consapevolezza e di riflessione interiore. Il titolo del progetto nasce da un gioco di parole con il non ti scordar di me, fiore associato alla memoria, e ne sposta il significato dall’altro a sé: non più l’invito a essere ricordati, ma l’imperativo a non dimenticarsi.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale con testi di Renata Cristina Mazzantini, Cesare Biasini Selvaggi, Gloria Bianchino, Elena Fava, Concita De Gregorio e Alberto Salvadori.
L’audioguida e il video podcast
La mostra è accompagnata da un’audioguida in italiano e inglese e da un video podcast dedicato a undici donne rappresentate dai grandi artisti presenti in mostra. Un racconto che le conduce fuori dall’opera, ne ricostruisce storie, personalità, relazioni e invita il pubblico a tornare a guardarle con occhi diversi.
Il video podcast è scritto da Andrea Dezzi, prodotto da Made in Tomorrow e interpretato da Caterina Fassina, speaker radiofonica e content creator ed esperta in Gender Studies. La realizzazione del podcast è stata resa possibile grazie alla sponsorizzazione di PINKO, da sempre attenta ai temi dell’universo femminile e dell’arte. I contenuti saranno disponibili anche al di fuori della mostra, estendendo l’esperienza della visita oltre le sale espositive.