Un registratore spedito in Pakistan e le voci degli animali: a Torino la mostra che si ascolta in un giardino sabaudo

Si chiama “Hyperballad” il progetto espositivo che abita il giardino seicentesco di Villa della Regina a partire dal 22 ottobre, mettendo in dialogo installazioni sonore, registrazioni ambientali e performance


Un giardino storico è, per sua stessa natura, un territorio di ambiguità. Uno spazio in cui la vegetazione viene organizzata secondo un disegno umano, trasformando l’ambiente in paesaggio e la natura in un costrutto culturale. È in questa tensione che si inserisce Hyperballad, la mostra a cura di Sara d’Alessandro Manozzo che riunisce le opere di Caterina Gobbi, Ramona Ponzini, Diana Sonetto e Marzio Zorio, utilizzando il suono per esplorare modalità alternative di relazione con il mondo naturale. La mostra è ospitata nei giardini di Villa della Regina a Torino, e visibile dal 22 ottobre all’8 novembre.

La riflessione richiama il pensiero della filosofa e docente statunitense Donna Haraway che, in Chthulucene, invita a ripensare le interdipendenze tra specie e a superare una visione antropocentrica dell’esistenza, così come gli studi del compositore e ambientalista canadese R. Murray Schafer sul paesaggio sonoro, inteso come un ambiente acustico composto da presenze naturali e tracce dell’attività umana. Ascoltare diventa allora un modo per entrare in relazione con ciò che ci circonda, riconoscendo l’esistenza di forme altre e di esperienze che non si esauriscono nella percezione umana. Non a caso, il titolo della mostra riprende quello dell’omonima canzone di Björk del 1996, in cui il paesaggio partecipa alla dimensione emotiva e relazionale del racconto, assumendo un ruolo che va oltre quello di semplice sfondo.

Voci, registrazioni e forme di coesistenza a Villa della Regina a Torino

Le opere di Hyperballad si confrontano con il giardino seicentesco che le accoglie, tra terrazzamenti, grotte artificiali, padiglioni, statue classiche e la vigna più antica di Torino. Si parte da Convergenza armonica: storie di pietre, fiori, fuochi e spiriti dei boschi (2025), dove Caterina Gobbi combina strutture realizzate con tubi da cantiere e voci generate attraverso l’intelligenza artificiale, che rielaborano leggende alpine e figure legate al mondo naturale. Il lavoro costruisce un immaginario ibrido, nel quale tecnologia, tradizione orale e presenze non umane concorrono alla definizione di un paesaggio in cui i confini tra organico e artificiale diventano instabili.
Una ricerca affine, seppure sviluppata attraverso un diverso approccio alla materia sonora, caratterizza MITOPOIESI (Archeobiosi) (2026) di Marzio Zorio: le registrazioni di animali vengono rallentate e deformate fino a perdere la propria riconoscibilità, intrecciandosi con suoni ctoni, notturni e silvestri e con voci che sembrano provenire da forme di vita estinte o future. La presenza di alcuni metronomi introduce un riferimento al ritmo umano, sullo sfondo di una composizione che cerca possibili territori acustici condivisi tra specie differenti. In Purezza e pericolo (2026), Diana Sonetto parte invece da un registratore vocale inviato in Pakistan all’artista R Musawir Panhwar, cha ha raccolto la sua quotidianità urbana e sonora del luogo. Il materiale diventa la base di una performance in cui il corpo dell’artista si inserisce in un racconto di attraversamenti, distanze e mobilità, portando il paesaggio sonoro verso una dimensione sociale e umana. Con 最小単位 (Saishō tan’i, Unità minima) (2024), Ramona Ponzini esplora infine la Valle Vermenagna, nel Cuneese, attraverso tre registrazioni che restituiscono i suoni dell’Orrido delle Barme, del Bosco di Palanfrè e del mantice utilizzato da Notou Sounadour, suonatore robilantese legato alla tradizione musicale locale. Acqua, bosco e suono dello strumento compongono un paesaggio in cui ambiente naturale e cultura umana si rivelano inseparabili.

Ramona Ponzini Orrido Delle Barme 2024. Ph Ramona Ponzini
Ramona Ponzini Orrido Delle Barme 2024. Ph Ramona Ponzini

Hyperballad a Torino: una mostra di suggestioni invisibili che seguono il ritmo di Björk

“Più che un flusso continuo, nei DJ set di Björk si incontrano talvolta stacchi improvvisi, persino spiazzanti, che invitano a ripensare il modo in cui i suoni si relazionano tra loro”, spiega ad Artribune la curatrice Sara d’Alessandro Manozzo. “È proprio questa libertà di accostamento a interessarmi: una modalità che ritrovo anche nel suo percorso, capace di attraversare contesti e linguaggi molto diversi, dalla cultura gabber fino alla musica tradizionale cinese. Un aspetto particolarmente significativo della sua ricerca è il rapporto con la tecnologia, esplorata tanto nei DJ set quanto nella dimensione scenografica, nei concerti e negli artwork dei dischi. Non si tratta mai, tuttavia, di una tecnologia dominante, che si impone sull’umano o sulla natura, ma di una relazione più ibrida e complessa”.

Diana Sonetto Purezza e pericolo 2026
Diana Sonetto Purezza e pericolo 2026

Una pluralità di approcci sonori in dialogo

“L’idea alla base della mostra nasce proprio da una connessione che non è necessariamente razionalizzata o costruita a partire da un presupposto concettuale. È un’associazione che procede per affinità e risonanze, un po’ come accade in un DJ set o nella composizione di una playlist: si accostano elementi che condividono alcune premesse, ma che possono svilupparsi in direzioni anche molto differenti”, continua la curatrice. “Le opere sonore presenti in mostra restituiscono questa pluralità di approcci. L’opera di Marzio Zorio, per esempio, è caratterizzata da una forte presenza delle basse frequenze e si basa sulla rielaborazione di voci animali; nel caso di Caterina Gobbi, il riferimento è alle leggende montane, ma l’umanità delle voci che cantano passa in realtà dall’AI. Anche il modo di lavorare con le registrazioni sonore cambia da artista ad artista. Ramona Ponzini decostruisce e rielabora il field recording, trasformandolo in nuovi paesaggi acustici che mantengono un legame sia con la registrazione della natura sia con la tradizione musicale piemontese. Diana Sonetto, invece, affida la registrazione a un dispositivo lasciato autonomo, spedito in Pakistan all’artista R Musawir Panhwar: il materiale raccolto viene poi tagliato e rimontato, ma il processo conserva una componente aleatoria e imprevedibile. Sono interpretazioni differenti, che mostrano come il suono possa diventare uno strumento per entrare in relazione con il paesaggio, la memoria e le forme della tradizione, aprendosi ogni volta a esiti inaspettati”.

Valentina Muzi

Hyperballad
Villa della Regina – Strada Comunale Santa Margherita 79, 10131, Torino
Dal 22 ottobre all’8 novembre 2026


La mostra è inclusa nel biglietto ordinario di accesso a Villa della Regina e ai Giardini, oppure nel biglietto per i soli Giardini
Biglietto Villa+Giardini, intero € 10; all’esterno biglietto Giardini, intero € 5

Non è richiesta la prenotazione

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Valentina Muzi

Valentina Muzi

Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla…

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