Cosa c’è nel nuovo Codice Etico per i Musei secondo l’ICOM? 

Da un approccio prescrittivo a uno prospettico, il nuovo Codice Etico per i Museo ICOM riconfigura i suoi principi guida che, se convertiti da valori astratti a realtà concrete, potrebbero effettivamente migliorare lo stato dei Musei italiani

Il 25 giugno 2026, durante la 41ª Assemblea Generale Ordinaria di International Council of Museums (ICOM), è stato ufficialmente adottato il nuovo Codice Etico per i Musei, approvato con circa l’86% dei voti favorevoli, al termine di un processo di revisione partecipato durato diversi anni.  

Si tratta di una revisione per certi versi sostanziale, sia perché tiene conto dei cambiamenti sociali e culturali che si sono affermate negli ultimi anni, sia perché interviene in modo significativo sull’impostazione generale del testo.

Il nuovo Codice Etico per i Musei ICOM, il riconoscimento di un ruolo ancora lungi dall’essere raggiunto

Una delle principali introduzioni è proprio il riconoscimento del ruolo dei musei all’interno della società contemporanea. L’introduzione al codice etico chiarisce questo punto: i musei, indica il testo, in quanto istituzioni civiche vitali, sono profondamente influenzati da questi cambiamenti e dovrebbero essere all’avanguardia nell’affrontarli, eppure”.

Se nella prima parte della frase citata ICOM riconosce il ruolo dei musei come “istituzioni” “civiche” “vitali”, è nella congiunzione che è preludio a condizioni successive che probabilmente è possibile notare uno dei più grandi cambiamenti degli ultimi anni: “eppure” sta ad indicare un riconoscimento di un percorso ben lontano dall’essere raggiunto. Ed è un tema su cui è necessario riflettere in modo strutturato.

I principi guida nel nuovo Codice Etico per i Musei ICOM

Tornando al documento, il vero cambio di impostazione è probabilmente ravvisabile nella rinnovata configurazione dei principi guida presenti nel precedente codice di condotta.

Nella versione del 2004, infatti, l’intero codice basava su otto principi di natura generale:

  1. I musei garantiscono la protezione, la documentazione e la promozione del patrimonio naturale e culturale dell’umanità.
  1. I musei custodiscono le collezioni a beneficio della società e del suo sviluppo.
  1. I musei conservano testimonianze primarie per creare e sviluppare la conoscenza.
  1. I musei contribuiscono alla conoscenza, alla comprensione e alla gestione del patrimonio naturale e culturale.
  1. Le risorse presenti nei musei offrono opportunità per altri servizi e benefici pubblici.
  1. I musei operano in stretta collaborazione con le comunità da cui provengono le collezioni e con quelle cui esse sono destinate.
  1. I musei operano nel rispetto della legislazione.
  1. I musei operano in modo professionale

Nella versione aggiornata, i principi sono divenuti sostanzialmente cinque, ma al di là di questa revisione, quello che più appare evidente è il salto di “prospettiva”: dove nel 2004 l’attitudine era prescrittiva, nel 2026 l’approccio è divenuto più prospettico, con maggiore attenzione alla componente etica.

  1. I musei sono al servizio della società (Society);
  1. I musei operano e comunicano con competenza, conoscenza e standard professionali (Professionalism);
  1. I musei offrono diverse esperienze per la condivisione della conoscenza e la riflessione (Education);
  1. I musei ricercano, raccolgono e conservano (Collections);
  1. I musei sono istituzioni permanenti senza scopo di lucro (Governance).

Da un approccio prescrittivo a uno prospettico: ecco il cambio di paradigma nel Codice Etico per i Musei ICOM

In questo cambio di paradigma, molti osservatori hanno constatato una importante azione di avvicinamento alla definizione di Museo che ICOM ha proposto nel 2022: “Il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che compie ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio culturale, materiale e immateriale. Aperti al pubblico, accessibili e inclusivi, i musei promuovono la diversità e la sostenibilità. Operano e comunicano in modo etico e professionale e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze”.

L’importanza del nuovo Codice Etico per i Musei ICOM

La stessa ICOM conferma questa interpretazione, aggiungendo che la nuova versione del testo definisce principi etici condivisi per aiutare i musei a proteggere il patrimonio culturale, rafforzare la fiducia del pubblico, gestire le collezioni in modo responsabile e servire la società, oltre a riflettere il ruolo in continua evoluzione dei musei, affrontando le sfide attuali come le tecnologie digitali, la crisi climatica e le eredità del colonialismo.

La review del codice etico ha, di per sé, un valore culturale molto importante: essa esprime senza dubbio un processo lungo, e partecipato, che assorbe dunque le richieste e le esigenze di differenti soggetti nel mondo, trasferendo all’interno di un unico documento delle necessità globali cui i musei dovrebbero trovare risposte.

Un codice con cui si intende stabilire un obiettivo più che consolidare un risultato

Al di là delle intenzioni, però, c’è un “eppure”, che testimonia che la realtà dei fatti non sempre riflette le ambizioni. Quanti musei possono, realmente, affermare in modo innegabile che il proprio ruolo nella società sia coerente con quello implicitamente disegnato dalla definizione di Museo? 

Pur volendo sorvolare sul concetto di accessibilità (obiettivo molto più ampio di quanto immaginato e tutt’altro che raggiunto), quanti sono i Musei che, davvero, possono vantare la partecipazione della propria comunità? Quanti musei riescono, attraverso la loro attività, a promuovere concretamente la diversità? Quanti, ancora, sono i musei che possono realmente dirsi sostenibili?

È chiaro che indicare una definizione e stabilire dei principi cui ispirarsi non equivale a raccogliere dei risultati già ottenuti ma a definire un obiettivo verso il quale tendere. 

Ed è dunque chiaro che non possiamo aspettarci che tutti i musei raggiungano allo stesso modo tali obiettivi. Probabilmente, è anche in virtù di ciò che ICOM esplicita che il codice di condotta indica dei principi etici la cui applicazione è tuttavia flessibile, così da adeguarsi alle esigenze del territorio.

L’opportunità di valutare l’aderenza dei singoli musei al nuovo Codice Etico ICOM

Pur volendo dunque “interpretare” in modo positivo l’idea che questi principi siano valori e non dimensioni prescrittive, sarebbe però opportuno avviare una riflessione che punti a “valutare” quanto un museo aderisca realmente a questi principi, e quanto invece possa essere una mera operazione di facciata, di adesione comunicativa.

Sarebbe altresì importante “circostanziare” le differenze tra un Museo e l’altro, così da poter comprendere in che modo un determinato contesto realmente incide sull’agire museale.

In un’epoca contrassegnata da “indicatori” e “principi”, potrebbe dunque essere utile sviluppare anche una metodologia di lavoro che consenta ad ogni struttura museale di definire degli obiettivi puntuali per ciascuno dei principi indicati dal codice di condotta, e misurare nel tempo il grado di raggiungimento di tali obiettivi.

Trasformare i valori contenuti nel Codice ICOM da principi astratti a realtà concrete

Questo approccio, si badi bene, non proporrebbe una visione in salsa museale di indicatori di natura aziendale: sarebbe piuttosto un metodo attraverso il quale, la governance e il management di un Museo stabiliscono, in accordo anche con ICOM, lo stato dell’arte, gli obiettivi e le strategie che si intende adottare al fine di generare delle variazioni su indicatori di contesto.

Passare dal principio alla sua determinazione, impostando strumenti di misurazione e tecniche di monitoraggio degli avanzamenti. Non per creare una sorta di classifica, ma per aiutare ciascun museo a monitorare il proprio percorso 

Sarebbe un modo efficace per impostare una riflessione sul futuro dei musei, al di là della loro capacità di attrarre visitatori. 

Stefano Monti

Scopri di più

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Stefano Monti

Stefano Monti

Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di…

Scopri di più