Le migliori mostre d’arte da vedere a Lisbona per la primavera e l’estate 2026
A giugno 2026 la capitale portoghese scoppia di esposizioni ambiziose. Dal design sperimentale alle grandi installazioni site specific, ecco cosa non perdere in città e nel territorio circostante
Anche grazie alla concomitanza con la fiera ARCOlisboa 2026 e la Design Week, a Lisbona giugno è un trionfo di mostre. Progetti di grande respiro e approfondimenti per addetti ai lavori, installazioni ambientali e collettive di giovani creativi: la capitale portoghese ha qualcosa per tutti i pubblici. Vediamo cosa non perdere.
Le mostre del CAM – Centro de Arte Moderna Gulbenkian

Partiamo dal CAM – Centro de Arte Moderna Gulbenkian, il centro artistico e culturale con la più grande collezione di arte contemporanea e moderna di artisti portoghesi. Nato da un’idea del presidente fondatore della Fundação Calouste Gulbenkian, José de Azeredo Perdigão, il CAM ha aperto i battenti nel 1983 in un edificio progettato dallo studio di Leslie Martin, ma ha riaperto dopo un periodo di chiusura nel 2024, riletto e ampliato dall’archistar Kengo Kuma e con un meraviglioso giardino realizzato dall’architetto paesaggista Vladimir Djurovic. Due le mostre da non perdere a giugno: una è la personale dell’italiana Rosa Barba (Agrigento, 1972), che per la sua prima grande mostra portoghese porta una grande installazione site specific che incorpora performance, film e suono in un’esplorazione degli spazi liminali. È la prima artista non portoghese a vedersi affidato, carte blanche, il grande spazio della navata e del mezzanino. L’altra è una mostra di Bruno Zhu (Porto, 1991), che in quattro sale interconnesse affronta le strutture di potere della pratica museologica e curatoriale attraverso un approccio influenzato dal design della moda, dall’editoria e dalla scenografia. Folle e divertente, vi costringerà a mettere in discussione il concetto stesso di museo.
Le mostre al Pavilhão Julião Sarmento

Anche il Pavilhão Julião Sarmento ospita due mostre. La prima, al pianterreno, è TAKE 1, con opere di grandi nomi come Abramović, Neto e Long dalla collezione di Julião Sarmento (Lisbona, 1948 – Estoril 2021), artista che rappresentò il Portogallo alla Biennale di Venezia del ’97: prendendo come riferimento l’azione cinematografica, la collettiva segna l’inizio di un percorso espositivo articolandosi nei temi Arte e Vita, incentrato sulla condivisione e la celebrazione tra artisti, e Spazio e Architettura, che rivela il fascino dell’artista per l’abitare. Salendo le scale si trova Depois de Para Sempre, con opere di Fernando Calhau (Lisbona, 1948 – 2002) e Rui Chafes (Lisbona, 1966) a confronto.
Le mostre al MAC/CCB – Museum of Contemporary Art and Architecture Centre

Il grande MAC/CCB – Museum of Contemporary Art and Architecture Centre ospita tre mostre di rilievo. La più grande, intergenerazionale e internazionale, è May I Help You?, che attraverso le opere di 90 artisti (lungo cinque decenni di produzione artistica) chiede al museo stesso che tipo di connessione ci si può ancora aspettare in un’epoca di crescente frammentazione, dissonanza e precarietà. Da Gilbert & George a Jeff Koons, da Richard Serra a Bruce Nauman e Barbara Kruger, il percorso è intenso e merita attenzione. La più bella, però, è Multiple Eyes, che riunisce tre artiste di generazioni diverse, Patricia Domínguez (Santiago, 1984), Ines Doujak (Klagenfurt, 1959) e Lubaina Himid (Zanzibar, 1954), che condividono una medesima visione della pratica narrativa come spazio collaborativo e politico. Con elementi sensoriali, simbolici, ancestrali – dall’archivio “radicale” di semi alle scenografie politiche – le tre artiste invitano il pubblico a considerare l’alterità come un’opportunità di riflessione e co-creazione di conoscenza. Terza mostra, storica e densa, è la personale di José Pedro Croft, uno degli artisti più acclamati del Portogallo, tramite stampe, disegni e rilievi che interagiscono con un gruppo di sculture che occupano lo spazio espositivo nella sua lunghezza.
Tutto il design del MUDE – Museu do Design

Al MUDE – Museu do Design c’è la collettiva scaturita dal concorso Young Design Generation che, in dialogo con la permanente What are things for?, mette in luce i progetti finalisti di 20 designer emergenti portoghesi aprendo un dibattito più ampio sul ruolo del design nell’immaginare il futuro. La personale Seeing and Reading presenta le opere autoprodotte di Paulo de Cantos (Portogallo, 1892-1979), educatore, artista, editore e collezionista i cui oggetti grafici di grande impatto visivo sfidano ancora oggi i confini tra creazione visiva e trasmissione del sapere. Interessante anche la mostra Sticker. Iconography of Freedom, che mette in luce come gli adesivi politici siano stati e continuino a essere utilizzati come strumenti di comunicazione e testimonianze materiali del proprio tempo.
Due personali al MAAT e l’apertura straordinaria di una nuova sede

Il grande MAAT – Museum of Art, Architecture and Technology ospita, per il suo decimo anniversario, due mostre personali di primo piano: la prima, di grande impatto, è quella di Anna Maria Maiolino (Scalea – 1942), allestita nella Galleria Ovale, che mette in relazione una selezione di disegni e fotografie degli Anni Settanta e Ottanta con le sculture in argilla l’hanno resa famosa: una dozzina di queste opere, le più grandi che abbia mai realizzato, sono state realizzate ad hoc e modellate in loco. La seconda è quella di Manuel João Vieira (Lisbona, 1962), figura di spicco della scena musicale e presenza di riferimento nella vita politica portoghee, che viene qui presentato come pittore, la cui opera è caratterizzata da una vocazione figurativa con una forte inclinazione narrativa.
Nella storica sede della centrale elettrica, proprio accanto al museo, un’ampia collettiva ripercorre la Collezione d’Arte della Fondazione EDP, considerata una delle più importanti collezioni istituzionali portoghesi del XXI Secolo.
Le mostre del MACAM – Museu de Arte Contemporânea Armando Martins

Il MACAM – Museu de Arte Contemporânea Armando Martins, che ospita la collezione privata dell’omonimo collezionista, presenta (oltre alla permanente A Collection in Two Stages) la raccolta di fotografie nella collezione Américo Marques, che ripercorre alcune delle più significative evoluzioni della fotografia contemporanea dalla fine degli Anni ’50 a oggi; e, sempre in ottica di valorizzazione delle collezioni private, le opere raccolte da José Carlos Santana Pinto.
Le lezioni americane da Kindred Spirit

Nello spazio espositivo no profit KINDRED SPIRIT si tiene ma__n-if—est, progetto che rientra nel programma di mostre sviluppato attorno alle Lezioni Americane di Italo Calvino: la mostra mette in discussione la nozione di Visibilità con le opere di Kate Albrecht Fulton (Israele, 1974) e Noé Sendas (Bruxelles, 1972).
La mostra di João Louro e Dagoberto Rodríguez alla Fundação Vasco Vieira de Almeida

Alla Fundação Vasco Vieira de Almeida, c’è Músculo Mental, che attraverso lavori di João Louro (Lisbona, 1963) e Dagoberto Rodríguez (Aguascalientes, 1916) propone il pensiero critico come una pratica attiva, continua e disciplinata, assimilandolo all’esercizio fisico.
La mostra di Inês Mendes Leal alla Galeria Municipal da Boavista

Alla Galeria Municipal da Boavista c’è la prima personale di Inês Mendes Leal (Lisbona, 1977), che inscena un “miraggio” basato sul fenomeno ottico della fata morgana, secondo cui in presenza di differenze estreme di temperatura un’immagine viene distorta attraverso la rifrazione: Reaching for fata morgana è pensata come un paesaggio sensoriale, con un crescendo sonoro di registrazioni ambientali.
La Fondazione Albuquerque di Sintra

Non ci si ferma però solo alla capitale: il territorio intorno a Lisbona vanta alcune proposte interessanti. Alla Fondazione Albuquerque di Sintra, diretta dall’italiano Jacopo Crivelli Visconti, ha aperto Il Fondo della Terra, prima grande personale di Grada Kilomba (Lisbona, 1968) dopo quasi un decennio: con installazioni site specific di grandi dimensioni e video (alcuni presentati per la prima volta nel Paese), l’artista racconta il fondale oceanico come “archivio naturale” di trasformazioni geologiche ma anche come luogo di memoria dell’azione umana, dal colonialismo alla crisi climatica.
LandArt Cascais 2026

Nella vicina Cascais sono state infine presentate le opere ambientali di Pedro Cabrita Reis (Lisbona, 1956) e Susanne Thaemlitz (Lisbona, 1968) che interagiscono con il paesaggio collinare e con acquatico nel contesto di LandArt Cascais 2026, mostra diffusa che si tiene ogni anno e che presenta opere concepite per integrarsi nell’ambiente naturale del parco di Quinta do Pisão.
Giulia Giaume
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