Riccardo Fellini. Chi era il fratello dimenticato di Federico Fellini
Quando tuo fratello è uno dei registi italiani più acclamati di sempre, fare cinema diventa molto complicato. Eppure, quella di Riccardo Fellini è la storia di un talento multiforme, che ha dovuto fare i conti con un’ombra troppo grande
Stesso cognome, stessa passione, ma destini diversi, quasi opposti. Eppure, i due fratelli, Federico e Riccardo (Rimini, 1921 – Roma, 1991) erano coetanei, entrambi figli di Urbano Fellini, commerciante alimentare, e Ida Barbiani. La famiglia Fellini vive a Rimini e il secondogenito ha un carattere estroso ed esuberante, tanto che i genitori lo mandano a studiare in un collegio a Fano, dove rimane per soli due anni di elementari, per poi diplomarsi anni dopo in ragioneria. Il padre prova ad interessarlo al suo lavoro ma con scarso successo, perché Riccardo ha una bella voce da tenore e il suo sogno è lavorare nel cinema, come il fratello maggiore. Per questo prende lezioni di canto e si fidanza con Alessandra Moreschi, figlia del suo insegnante che gli dà la sua unica figlia, Rita.
Gli esordi di Riccardo Fellini
Presto lascia Rimini e si trasferisce a Roma, dove fa il piazzista per mantenere la famiglia ma sogna il palcoscenico. Nella capitale frequenta i corsi di recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia e nel 1942 viene scritturato da Mario Mattoli per una piccola parte nel film I 3 aquilotti. Pochi mesi più tardi compare sulla rivista settimanale di cinema Cine Teatro Radio Magazzino l’articolo Lettera al fratellino scritta da Federico al fratello Riccardo, con consigli sul mestiere e auguri di successo.
I due Fellini: Federico e Riccardo
Un rapporto difficile tra i due che ha condizionato la vita di Riccardo, sempre costretto a confrontarsi con il successo di Federico. Al matrimonio del regista con Giulietta Masina nel 1943 canta l’Ave Maria di Schubert, e dieci anni dopo lo troviamo come attore sul set de I Vitelloni. Schiacciato dalla personalità del fratello, la sua carriera non riesce a decollare, tra piccole parti e un unico film come regista. Si tratta di Storie sulla sabbia, presentato al Festival di Venezia nel 1963, ma passato sotto silenzio e mai distribuito nelle sale. “Essenzialmente gracile, il film s’imposta su tre racconti. Di gusto felliniano, Riccardo riesce a prenderne qua e là qualche spunto felice, qualche intuizione intelligente” scrive Francesco Dorigo su Cineforum. Un giorno Riccardo incontra il fratello a piazza del Popolo, che gli dice: “Riccardino mi dicono che il tuo film è bellino, ma perché vuoi firmarlo Fellini? Potresti firmarlo col cognome di mamma, Riccardo Barbiani, senti come suona bene”. Una frattura insanabile, un condizionamento subito per tutta la vita, tanto che quando gli chiedono se fosse fratello di Federico, Riccardo risponde: “Sì, lui otto e mezzo, io nemmeno la sufficienza”.
Riccardo Fellini e lo sbarco in televisione
Dopo il fiasco del suo film e il consiglio di Federico, lascia il cinema e si dedica alla televisione, occupandosi di animali, dei quali era appassionato fin da piccolo. Nel 1974 gira Lo zoo Folle, un’inchiesta in tre puntate per la Rai sullo Zoo di Roma: durante le riprese uno scimpanzè gli strappa l’indice della mano destra e finisce all’ospedale. Agli amici preoccupati risponde: “Il problema non è mio, è della scimmia: da quando ha masticato il mio dito non vuole più mangiare altro”. Nel 1983 gira un’altra inchiesta per la Rai in 7 puntate, Quegli animali degli italiani, dove per la prima volta denuncia le condizioni degli animali negli allevamenti in batteria. Dopo la sua morte, a soli 70 anni a causa di una paralisi, Riccardo viene dimenticato fino al 2013, quando è protagonista del documentario di Stefano Bisulli e Roberto Naccari L’altro Fellini, presentato al Festival di Roma: riconoscimento tardivo ad una figura fragile e delicata ma non priva di talento.
Ludovico Pratesi
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