Ai piedi delle Dolomiti la mostra di Marinella Senatore trasforma l’arte in comunità
In Val di Fiemme, nel piccolo comune di Cavalese, l’artista Marinella Senatore invita lo spettatore a una partecipazione attiva, con opere ad hoc che valorizzano le comunità locali e non solo
Il museo d’arte contemporanea di Cavalese nasce nel 2001 all’interno dello storico Palazzo Rizzoli, nel pieno centro del paese e a qualche centinaio di metri dal Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, ente pubblico fondato nel 1111 e oggi adibito alla tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale.
Dopo una serie di rimaneggiamenti e accorpamenti strutturali, l’edificio ospita un primo nucleo di lavori composto da una preziosa selezione di opere di Bruno Munari e di numerosi artisti storicizzati del secondo dopoguerra, appartenuta al Dottor Giancarlo Baccoli, medico bresciano residente a Cavalese, che negli anni coltivò relazioni con artisti, collezionisti e critici protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento.
La mostra di Marinella Senatore a Cavalese
There is so much we can learn from the sun. È il titolo del progetto espositivo che Marinella Senatore presenta a Cavalese a cura di Elsa Barbieri, direttrice del museo. Un progetto partecipativo completo e complesso che come ormai sovente accade nella poetica dell’artista porta al centro della riflessione estetica una profonda ricerca che mette in relazione i membri delle comunità di un territorio con quelli che sono gli elementi cardine e simbolicamente identitari. Fonti orali, racconti, rituali, canti, modalità espressive autoctone o desuete concorrono nel lavoro della Senatore a configurare un piano di lavoro dove la ricerca artistica s’intrecciata ai campi del sapere come l’antropologia, la sociologia, la psicologia, la storia e la politica.
La mostra è il risultato di due workshop tenuti dall’artista nell’ottobre del 2025 coinvolgendo un gruppo misto di abitanti: bambini, adulti e anziani invitati a partecipare attivamente a un confronto generazionale attraverso la condivisione di idee, pensieri, ricordi, motti e suggestioni rispetto al senso di comunità.
In questi momenti di incontro si attiva un meccanismo complesso, quasi un innesco, capace di generare una forza trasformativa che ingloba una moltitudine di informazioni che diventano esperienza per offrirsi alla transustanziazione laica dell’opera. Come dichiara la stessa Senatore, “come artista, il mio ruolo è quello di attivare un meccanismo, l’opera” e lo fa attraverso un processo che è inclusivo, plurale e in continuo divenire, capace di tradursi in opere eleganti e raffinate ma soprattutto eterogenee tra loro e che abbracciano un ventaglio di linguaggi espressivi: pittura, scultura, collage, film, musica sperimentale, arti popolari, ecc.
Le opere di Marinella Senatore a Palazzo Rizzoli
La prima opera che s’incontra recandosi in Piazza Rizzoli, proprio davanti al museo, è I Contain Multitudes, 2025, imponente installazione site-specific di cinque stendardi in tessuto colorato sorretti da pali di abete locale, che attraverso trame e ordito vanno a disegnare immagini di mani, boschi, sagome di corpi e folle in marcia riportando alla memoria i manifesti con gli slogan dei movimenti politici con incursioni femministe del secondo dopoguerra.
Scritte in ucraino, persiano, inglese e tedesco esprimono il senso di comunità: We raising by lifting others (Ci eleviamo sollevando gli altri), Community power is the belief that people should have a say over, the place in wich they live (Il potere della comunità è la convinzione che le persone debbano avere voce in capitolo sul luogo in cui vivono), ecc.
Il percorso espositivo va ad occupare tutti e tre i piani del museo con opere realizzate tra il 2019 e il 2025 e si apre con Alliance des corps, 2021 una luminaria dal messaggio inequivocabile, posta nell’atrio del museo che sembra invitare i passanti ad entrare, proprio come accade nelle feste di paese notoriamente diffuse nel sud dell’Italia dove le luminarie diventano scenografia condivisa di un sentimento identitario forte e radicato.
Al primo piano del museo troviamo There is so much we can learn from the sun, un inedito collage composto da nove elementi sulla cui superficie dal fondo oro vanno a stagliarsi elementi vegetali e architettonici, sagome di donne e uomini, opera centrale che racchiude in sé la semiotica e la semantica del processo dando il titolo alla mostra.
1 / 8
2 / 8
3 / 8
4 / 8
5 / 8
6 / 8
7 / 8
8 / 8
Il ruolo dello spettatore nella mostra di Marinella Senatore
Un percorso intenso che lentamente svela le opere e nel farlo costruisce un concentrato esperienziale in dialogo diretto e continuo con il fruitore che diventa attivatore dell’opera e non più solo spettatore passivo. Una sensazione, questa, che pervade in maniera evidente, opere come le tele Make it shine, 2023, oppure le sculture luminose in vetro colorato I Contain Multitudes, 2022, passando dai collage della serie The School of Narrative Dance – Storyline, 2019, fino a giungere ai neon Breathe, U Are Enough; Remember the First Time You Saw Your Name; We Rise by Lifting Others del 2022 e Dance First Think Later del 2021. La mostra si conclude idealmente con la scultura Autoritratto, 2022 una piccola opera in vetro in scala 1:1 delle mani dell’artista, posizionata davanti a due finestre che si aprono sul paesaggio innevato creando un gioco di rimandi, dove le mani non sono più solo quelle dell’artista, del creatore, del demiurgo ma la sintesi di tutte le mani che ha incontrato nel suo lungo e affascinante viaggio tra i sentieri impervi dell’arte.
Gino Pisapia
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati