Uno dei fotografi più interessanti di Vogue apre la sua grande mostra a Venezia
Il vasto percorso alle Stanze della Fotografia permette di studiare l'evoluzione delle opere di Horst P. Horst e cogliere i riferimenti alla cultura classica e al mondo degli intellettuali del Novecento
Conoscere Horst P. Horst, oltre i confini della fotografia di moda che lo consacrò sulle pagine di Vogue: questo l’obiettivo della più ampia retrospettiva mai dedicata a uno dei maestri assoluti della fotografia del Novecento: Horst P. Horst (Weissenfels-an-der-Saale, 1906 – Florida, 1999). Aperta fino al 5 luglio, la mostra Horst P. Horst. La Geometria della Grazia propone negli spazi delle Stanze della Fotografia, sulla veneziana Isola di San Giorgio, una rilettura originale e trasversale che reinserisce l’autore nel contesto dei riferimenti alla cultura classica e al vivace mondo dell’intellighenzia europea e americana del Novecento.

L’importanza del fotografo Horst P. Horst
Prima di dedicarsi alla fotografia, Horst studiò architettura ad Amburgo e Parigi, collaborando con Walter Gropius e Le Corbusier. Da questa formazione deriva la sua poetica della forma pura, che riflette i principi del Bauhaus e la tensione verso lo “spazio minimo” dell’architettura moderna. Come risultato, Horst P. Horst concepisce l’immagine come un’architettura di forme e luce: le sue fotografie, costruite secondo rapporti proporzionali precisi, rimandano infatti a quella ricerca di perfezione che attraversa la storia dell’arte. Il risultato è che ogni immagine è come un’equazione matematica tra linea, volume e spazio: i tessuti diventano volumi e l’immagine una dimensione metafisica. In questa visione, la luce agisce come principio organizzatore capace di fondere arcaico e moderno: “Preferisco considerare l’eleganza come una forma di grazia fisica e mentale che non ha nulla a che vedere con la pretenziosità”, diceva l’artista.
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La mostra su Horst P. Horst a Venezia
Curata da Anne Morin in collaborazione con Denis Curti, la grande retrospettiva riunisce oltre 400 opere, di cui circa la metà esposte per la prima volta. Tra queste ci sono numerose stampe vintage originali, affiancate da materiali d’archivio e documenti inediti come riviste d’epoca, disegni preparatori, schizzi e sketchbook, lettere indirizzate a Horst da Coco Chanel o Salvador Dalí. “Il linguaggio fotografico di Horst P. Horst non si limita a catturare il visibile ma nasce da una ricerca dell’essenza, dal desiderio di cogliere quella dimensione viva e vibrante del reale in cui ogni immagine racchiude “quel barlume di verità” che Platone definiva come la bellezza per eccellenza”, ricorda Morin. “La sua opera si inscrive così in una tradizione in cui la bellezza non è semplice apparenza, ma manifestazione di qualcosa che trascende il reale”. Questa trascendenza è a tutti gli effetti “un’eleganza che scaturisce dalla perfezione delle forme e dalla purezza delle linee. La sua è un’esplorazione audace e innovativa, un dialogo continuo tra figura e sfondo, dove il rigore formale si fonde con la sensibilità artistica, in una sintesi magistrale tra modernismo europeo e fotografia di moda”, aggiunge Curti.

Il percorso espositivo della mostra “Horst P. Horst. La Geometria della Grazia”
La mostra si articola in otto sezioni: a partire dai primi disegni e autoritratti (realizzati negli anni dell’adolescenza), esposti accanto al suo imponente banco ottico, si passa agli anni di Vogue. Qui viene analizzato il contributo del fotografo nella definizione della modernità visiva della rivista, che più che pubblicazione mondana è un vero laboratorio estetico sotto la direzione della straordinaria Diana Vreeland. Insieme a lui lavorano Irving Penn e Richard Avedon. La sezione sul Bauhaus approfondisce il legame con gli ideali estetici del modernismo tedesco, e quella su Classico e neoclassico presenta le immagini realizzate per Vogue Paris che attingono al repertorio antico fondato su armonia e misura. La sezione Architettura e mathesis approfondisce la consapevolezza spaziale del fotografo, influenzata da. Modulor di Le Corbusier: una scala di proporzioni basate sulle misure dell’uomo come linea guida di un’architettura ideale. In Patterns from Nature si analizza l’esplorazione sperimentale del mondo naturale di Horst P. Horst, mentre in Fiori e vanità si studia il passaggio agli assemblage surrealisti degli Anni Cinquanta. Si conclude con i ritratti – compaiono Ingrid Bergman, Coco Chanel, Salvador Dalí, Marlene Dietrich, Karl Lagerfeld, Gianni Versace e Luchino Visconti, Diana Vreeland – e un’ultima sezione dedicata a Venezia, con delle fotografie inedite che documentano il soggiorno di Horst P. Horst nella città lagunare nel 1947, in concomitanza con La Biennale e con la Mostra del Cinema.
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