MUST è il nuovo museo dell’Università di Parma che si occupa non solo storia naturale
Come si è trasformata la visione della natura negli ultimi secoli, prima e dopo Darwin? Lo spiega il nuovo allestimento delle collezioni naturalistiche dell’Università di Parma, che include anche apparati multimediali per un racconto avvincente e scenografico
C’erano una volta due musei separati, pressoché sconosciuti, con orari di apertura assai limitati. Oggi c’è un unico museo totalmente riallestito, ripensato al punto da essere diventato il primo Museo di Storiografia Naturalistica – la stessa definizione di storiografia naturalistica è inedita –, pienamente accessibile e di grande fascino. Nella sede centrale dell’Università di Parma si è inaugurato da poco un percorso che accompagna alla scoperta delle ricche collezioni di mirabilia, di reperti paleontologici, di animali tassidermizzati, di testimonianze anatomiche (sono circa 6mila gli oggetti esposti) e soprattutto dei protagonisti che hanno segnato lo studio della storia naturale dal XVIII secolo alle ricerche novecentesche. E non manca un finale variopinto e spettacolare.
MUST di Parma: dai fossili a Lombroso
Negli austeri corridoi al piano terra dell’edificio si incrociano delle vetrine tematiche dedicati a temi attuali – dalle estinzioni alla sostenibilità ambientale, alla biodiversità e al collezionismo – ma i pezzi forti sono il delfino con segni di predazione di uno squalo e una balenottera, entrambi fossili del Pliocene. Saliti al piano superiore, si entra nel vivo del museo con un incipit dalle atmosfere rinascimentali: il “grande racconto naturalistico” comincia infatti con la ricostruzione di un’ideale Wunderkammer, un ambiente destinato a creare stupore e curiosità e che riunisce coccodrilli, conchiglie, creature bizzarre, scheletri… e c’è anche un intruso contemporaneo, una sorta di licenza poetica voluta dal direttore Davide Persico che invita così fin dal principio della visita ad aguzzare lo sguardo e a osservare i dettagli. Una saletta dalle atmosfere decisamente horror raccoglie invece un piccolo, prezioso patrimonio: le maschere in cera dei volti di numerosi criminali realizzate dal medico Lorenzo Tecchini su commissione del celebre Cesare Lombroso.

MUST di Parma: i protagonisti si raccontano
Ad attualizzare il percorso di visita sono stati installati dei “quadri animati”, vale a dire dei monitor in cui i protagonisti delle varie sezioni, interpretati da attori, raccontano le loro collezioni: è il caso della duchessa Maria Luigia che da una sorta di salotto introduce l’ampia raccolta concessa all’università e che comprende pezzi allora ambitissimi, come il dente di narvalo (in passato veniva spacciato come il corno dell’unicorno) e un meteorite caduto nel Parmense nel 1808. Le vetrine della galleria, affollate di reperti, conducono a un autentico punto di svolta simboleggiato dalla ricostruzione dello studio di Pellegrino Strobel: fu questo studioso a introdurre a Parma le rivoluzionarie teorie evoluzionistiche di Charles Darwin, e il racconto passa anche in questo caso tramite un alias digitale.
MUST di Parma: l’allestimento
Dopo il focus sulle collezioni etnografiche, il salone dedicato a Vittorio Bottego è popolato tanti animali cacciati (altri tempi, altre sensibilità…) e poi tassidermizzati, giunti a Parma dall’Eritrea grazie all’esploratore. Altrettanto ricca la collezione di Alberto del Prato sulla fauna del territorio Parmense nella seconda metà dell’Ottocento (c’erano addirittura i pellicani!), a cui segue la presentazione dello studiolo di Angelo Andres, specializzato in biologia e fauna marina, che nel 1925 si impegnò nel riallestimento del museo. Giunti a questo punto, tuttavia lo sguardo, viene attirato da una struttura poliedrica scura, un guscio che contiene quasi trecento cassette al cui interno sono conservati miriadi di esemplari di farfalle e coleotteri: si tratta della la racconta di Ezio Boarini, acquisita dal museo negli Anni Novanta e ora esposta al pubblico per finale indimenticabile.
Marta Santacatterina
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