In un ex lanificio di Biella spunta una nuovissima galleria d’arte: il progetto

Fondato da Alessandro Pianca insieme a Marta Isabella Rizi e Adelaide Pianca, galleria 11 è il risultato di 25 anni di esperienza nel sistema dell’arte, ma anche di uno sguardo che sceglie di mettersi in discussione

L’arte è una possibilità”: con questa frase scritta da Harald Szeemann è accompagnata la nascita di 11, nuovo progetto espositivo che apre a Biella sabato 21 marzo 2026. Una scelta programmatica che restituisce l’ambizione dei fondatori Alessandro Pianca, Marta Isabella Rizi e Adelaide Pianca: la sede è un loft dell’Ex Lanificio Pria, in Via Salita di Riva 3, affacciato sul torrente Cervo, che per anni ha ospitato la programmazione della galleria Zaion.

La nuova galleria 11 a Biella

11 è il risultato di venticinque anni di esperienza nel sistema dell’arte, ma anche di uno sguardo che sceglie di mettersi in discussione. Il numero, definito “maestro”, diventa metafora di un equilibrio instabile: due singolarità che non si fondono, ma procedono insieme, mantenendo tensione e apertura. È in questa dialettica che il progetto trova il suo senso.

Chi c’è dietro 11 a Biella 

Se Pianca porta con sé una traiettoria che attraversa pratica artistica, design e lavoro nel mondo delle gallerie  – dalle partecipazioni alla Biennale di Venezia alle collaborazioni con istituzioni come il Grand Palais, il MACRO o la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – Rizi innesta nel progetto una dimensione performativa e narrativa, maturata tra teatro, scrittura e formazione, dalla BBC ai grandi festival italiani, fino all’esperienza recente all’interno del progetto Terme Culturali della Fondazione Pistoletto. Adelaide Pianca, infine, rappresenta una generazione che entra nel progetto portando con sé linguaggi legati alla performance e alla stand-up comedy.

Gli obiettivi di 11 a Biella 

La galleria si presenta come piattaforma aperta, luogo di incontro tra artisti, curatori, scrittori, musicisti, filosofi e pubblici diversi, chiamati ad attivare processi più che a occupare spazi. Una visione che rifiuta l’idea di cultura come ornamento e la rivendica come necessità. Il programma di 11 si annuncia quindi come un terreno di ricerca, attento ai linguaggi che interrogano il presente, attraversano i confini disciplinari e mettono in crisi abitudini percettive e sociali. Al centro non c’è l’urgenza dell’evento, ma la fiducia nel tempo lungo, nella complessità, nella possibilità che l’esperienza si trasformi in conoscenza.

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Redazione

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