Il nuovo progetto di allestimento di Palazzo Venezia a Roma. Le foto dei depositi

Quadri e sculture, ma soprattutto ceramiche, armi, gioielli, tessuti e preziose testimonianze di arti applicate confluiranno nel nuovo allestimento di Palazzo Venezia. Da dove verranno attinte? Dai depositi, ecco le fotografie…

Palazzo Venezia, Deposito rastrelliera dipinti DSC1635 min
Palazzo Venezia, Deposito rastrelliera dipinti DSC1635 min

Il Ministro della Cultura Dario Franceschini e la direttrice dell’Istituto VIVE (ovvero Vittoriano e Palazzo Venezia) Edith Gabrielli hanno presentato il 28 aprile 2022 il progetto del nuovo allestimento di Palazzo Venezia.
La curatela è, per la parte museologica, della stessa Edith Gabrielli, mentre, per la parte museografica, dell’architetto Michele De Lucchi. L’allestimento interessa tutto il piano nobile del palazzo, comprese le sale tra piazza Venezia e via del Plebiscito che sono attualmente prive di opere. Queste le parole della direttrice: Palazzo Venezia grazie a questa nuova dimensione museologica e museografica, sensibile alla propria vocazione originaria e perciò ai settori delle arti applicate e del Fatto-in-Italia, si propone di allargare ulteriormente l’offerta del panorama museale capitolino”. Si tratta quindi di un’operazione importante che porterà anche nuovi flussi di visitatori che comunque non mancano: dal primo aprile, termine dello stato d’emergenza, 395mila visitatori sono stati accolti da Vittoriano e Palazzo Venezia. È stato poi approntato un nuovo programma di iniziative culturali che arricchirà gli ultimi mesi del 2022 con conferenze di storia, arte, architettura e musica, previste anche visite guidate e laboratori a tema per quello che vuole proporci come nuovo polo culturale nel cuore di Roma. 

Palazzo Venezia, Sala del Mappamondo min
Palazzo Venezia, Sala del Mappamondo min

IL NUOVO ALLESTIMENTO DI PALAZZO VENEZIA E I SUOI DEPOSITI 

Palazzo Venezia – che si chiama così perché era l’ambasciata dello Stato di Venezia presso lo Stato Pontificio – è formato da due diversi edifici: l’effettivo Palazzo Venezia e il Palazzetto, che, costruito a parte nel Rinascimento, per il giardino ad uso personale di Paolo Barbo, venne poi chiuso, diventando un corpo di fabbrica assestante. Prima il Palazzetto si trovava in posizione speculare, dalla parte del Vittoriano ma, con la costruzione del Vittoriano, non potendo essere distrutto per importanza storico-artistica, venne smontato e rimontato dove si trova tuttora. 
L’ala che verrà coinvolta nel nuovo allestimento comprende l’Appartamento del futuro papa Paolo II, con la Sala delle Fatiche di Ercole, ornata con affreschi del XV secolo, e le tre monumentali Sale del Mappamondo, delle Battaglie e Regia. Se prima questi ambienti erano stati sempre ricolmi di opere d’arte, dopo la mostra del 1982 su Giuseppe Garibaldi si decise di lasciare gli spazi vuoti per utilizzarli solo in occasione di esposizioni temporanee. Dopo 40 anni si è deciso di agire per integrare le sale nel percorso museale. Ma cosa vi verrà esposto? Una selezione di opere dai depositi di Palazzetto Venezia. Quest’ultimi si incontrano dopo aver attraversato il Passetto dei Cardinali, essendo localizzati nell’area a ridosso del Viridarium. L’allestimento attuale del percorso museale venne iniziato negli anni ’80 dall’architetto Minissi, famoso per aver curato la copertura dei pavimenti musivi della Villa romana di Piazza Armerina. 

Palazzo Venezia, Deposito rastrelliera dipinti DSC1624 min
Palazzo Venezia, Deposito rastrelliera dipinti DSC1624 min

LE OPERE NEI DEPOSITI DI PALAZZETTO VENEZIA 

Ora un importante intervento porterà molte opere di arti applicate e decorative dai depositi alle sale sgombre. I depositi sono divisi per macro-categorie.
Si parte dagli Argenti: materiali liturgici come pregiati calici del XVI e XVII secolo; corone per le statue dei santi e tra queste l’importante Corona della Madonna di Acuto. Molti di questi oggetti provengono dalla donazione dei coniugi americani Wurts, collezionisti “bulimici”, ossessionati dall’arte italiana. 
Si passa agli Avori e ai Bronzi, con una curiosa riproposizione ottocentesca di gioielli in stile etrusco. Nelle vetrine è conservato anche un rarissimo frammento dalla porta bronzea della vecchia San Paolo Fuori Le Mura, che venne distrutta da un incendio. Si trovano poi vasi cinesi e giapponesi, ceramiche produzione italica – di epoca classica, tardo-medievale, una mole notevole di esemplari del XIV e XV secolo – e un tabernacolo di scuola robbiana. È conservato un piatto con lo stemma cardinalizio di Pietro Barbo – del 1455, epoca di costruzione Palazzo – che cambiò quando Paolo divenne papa nel 1462. Ancora, vasi ad uso farmaceutico e ceramiche ad uso architettonico (pavimenti e rivestimenti). In una sala sono conservati i dipinti, all’interno di una rastrelliera: tavolette da soffitto per cassettoni lignei, una particolare Madonna delle nocchie del XVI secolo, Giovanna la pazza di Francisco Pradulla. In ultimo, si incontrano il “reparto stoffe” con paramenti liturgici e arazzi, la sezione delle terrecotte con il modellino per il Martirio della Santa Cecilia, della chiesa trasteverina, capolavoro di Stefano Maderno.
Se Valentina Soviero, archeologa che lavora al VIVE afferma non è un’istituzione cristallizzata, questo luogo è molto attivo, accoglie studiosi e ricercatori ogni giorno”, aspettiamo di vedere quali opere e manufatti selezioneranno gli esperti per il futuro allestimento delle sale, attualmente vuote, del piano nobile. Per ora si sono aggiudicate i riflettori la Lunetta della Nicchia dei Palli, raffinato esempio di oreficeria medievale proveniente dall’antica San Pietro in Vaticano, lo Stocco di manifattura italiana della prima metà del XV secolo, già in collezione Odescalchi, la Madonna in trono con il Bambino di Zanino di Pietro del 1429 o il Volto di Cristo di Beato Angelico, datato tra il 1445 e il 1450. 

 

– Giorgia Basili  

https://vive.beniculturali.it/it/vittoriano 

 

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.