“Ecco qual era il vero volto di Raffaello”: lo rivela una ricostruzione facciale 3D

Le ricerche, condotte dall’Università Tor Vergata di Roma, hanno portato a realizzare una ricostruzione tridimensionale computerizzata del volto di Raffaello, grazie alla quale è stata accertata l’identità dei resti custoditi nella tomba del Pantheon: appartengono al “divin pittore”

Raffaello in 3D
Raffaello in 3D

Nell’anno in cui ricorre il 500esimo anniversario dalla sua morte, il genio rinascimentale di Raffaello Sanzio continua a tenere acceso l’interesse mediatico e degli studiosi, e non solo per le iniziative e le mostre a lui dedicate nel 2020, come la grande esposizione in corso fino al 30 agosto alle Scuderie del Quirinale di Roma. A catturare l’attenzione stavolta sono le ricerche condotte dal Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” che, in collaborazione con la Fondazione Vigamus e l’Accademia Raffaello di Urbino, ha realizzato una ricostruzione tridimensionale computerizzata del volto di Raffaello Sanzio in età matura, per accertare l’identità dei resti custoditi nella tomba del Pantheon. “A questo scopo è stato utilizzato un calco in gesso del cranio di Raffaello prodotto dal formatore Camillo Torrenti nel 1833 in occasione della riesumazione dell’artista, e ora in mostra presso il Museo Casa Natale di Raffaello di proprietà dell’Accademia Raffaello”, spiega il professor Luigi Bravi, Presidente dell’Accademia Raffaello in Urbino. Quindi adesso si può affermare che i resti custoditi nella tomba al Pantheon sono effettivamente di Raffaello – aspetto, questo, che per secoli ha suscitato non poche perplessità tra ammiratori del pittore e studiosi: “finora, nonostante l’accuratezza delle indagini svolte nel 1833 dall’anatomista Antonio Trasmondo, principale artefice dell’ultima riesumazione di Raffaello, eseguita con i metodi non risolutivi del tempo ma all’avanguardia per l’epoca”, spiega il professor Mattia Falconi, associato di Biologia molecolare all’Università Roma Tor Vergata, “non vi era certezza che i resti ritrovati e conservati nel Pantheon fossero realmente quelli del Sanzio”.La certezza adesso è arrivata, e con quella anche la possibilità di sapere quale fosse il volto del “divin pittore”.

Raffaello, autoritratto. Firenze, Gallerie degli Uffizi
Raffaello, autoritratto. Firenze, Gallerie degli Uffizi

IL VOLTO DI RAFFAELLO SANZIO NELLA RICOSTRUZIONE 3D

Il lavoro scientifico, che sarà sottoposto per la pubblicazione alla rivista Nature, consiste quindi nella ricostruzione facciale 3D, realistica e riproducibile, del volto di Raffaello Sanzio, morto probabilmente di polmonite all’età di 37 anni. “La ricostruzione facciale rappresenta una tecnica interdisciplinare in grado di ricreare con buona approssimazione, basandosi esclusivamente sulla morfologia del cranio, il volto di una persona al momento della sua morte”, spieganoCristina Martinez-Labarga, associato di Antropologia forense a “Tor Vergata”, e il professor Raoul Carbone, Grafica 3D Applicata alle Scienze Forensi, Presidente della Fondazione Vigamus. “Questa procedura è stata ampiamente utilizzata per svelare i volti di resti craniali di rilevanza archeologica e storica, nonché per l’identificazione quando utilizzata in ambito forense”. La ricostruzione è stata eseguita manualmente al calcolatore: “questo tipo di procedura estremamente flessibile”, spiega una nota stampa dell’Università Tor Vergata, “consente un’elaborazione fluida, come scolpita manualmente, e la creazione di un prodotto realistico con infinite possibilità di rendering”.

Rendering del volto di Raffaello
Rendering del volto di Raffaello

IL VOLTO DI RAFFAELLO SANZIO TRA AUTORITRATTO E RENDERING

Non possiamo fare a meno di mettere a confronto la ricostruzione 3D effettuata dai ricercatori dell’Università Tor Vergata con il celebre autoritratto realizzato da Raffaello tra il 1504 e il 1506 e conservato agli Uffizi di Firenze: secondo il rendering, il pittore avrebbe avuto tratti del volto pronunciati, mentre nel suo autoritratto Raffaello si dipinge con lineamenti gentili, gli stessi con cui soleva rappresentare i suoi personaggi. E voi che ne pensate? Riuscite a trovare qualche affinità tra il rendering e l’autoritratto?

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.