Esistere, ma come. Venezia nel post pandemia

La poetessa e fotografa Anna Toscano descrive la “sua” Venezia nelle settimane successive al lockdown. Una città in cui i residenti tornano a sorridersi e a vedersi e in cui il turismo, per il momento, ha assunto una dimensione sostenibile.

Venezia, 2020. Photo © Anna Toscano
Venezia, 2020. Photo © Anna Toscano

Venezia esiste, è sempre esistita, esisteva, fino a otto mesi fa, sotto una coltre spessa di turisti, e si era abituata a quella coltre spessa. Ci eravamo abituati a non vederci più, a non riuscire a salutarci tra conoscenti perché l’ennesima comitiva da 60 persone, scesa da una grande nave, stava passando proprio dove stavamo parlando, a non arrivare in tempo a un appuntamento perché il tal ponte era intasato di persone che scattavano foto: eravamo con i denti stretti ad affrontare il quotidiano esterno, un po’ come in tutte le città, stritolati nel traffico di bipedi e trolley.
Dalla fine della chiusura Venezia ci vede, noi ci vediamo reciprocamente e mi accorgo in questi giorni che è tornata una bella cordialità che fa bene, che aiuta.
Seppur nella situazione dolorosa di una città che ancora non si è rialzata dall’acqua alta di fine 2019, con attività commerciali piegate e abitazioni private in difficoltà, anche nella faticosissima apertura post pandemia, Venezia ci prova e provandoci sorride.
Mi accorgo in queste settimane che ci guardiamo e ci vediamo, che la città rinasce magicamente riprendendo quel tessuto umano che fa di lei una città umana. Perché siamo una città di conoscenti: in uno spazio che è relativamente contenuto ci aggiriamo sempre noi nemmeno sessantamila abitanti, ci giriamo a piedi, in vaporetto, e ci vediamo, ci guardiamo in faccia e ci riconosciamo. Amici, ex colleghi, vicini, negozianti, lontani parenti, ex compagni di scuola, ci vediamo in faccia tutti i giorni e ci sorridiamo. Non abbiamo più la visuale oscurata dal fiume in piena del turismo, così noi andiamo, facciamo le nostre cose, ci rechiamo a fare la spesa, al lavoro, a bere un caffè, salutando e facendo cenni di sorriso a destra e a manca.
I campi sono pieni di bambini che giocano, si rincorrono ovunque sotto lo sguardo dei genitori che poco più in là chiacchierano bevendo qualcosa. La città è piena di giovani, adolescenti che sbucano da ogni dove: i sottoportici come i ponti sono nuovamente, finalmente, luoghi di baci appassionati tra ragazzi, e non, sicuri di non venir travolti da una comitiva.
Gli studenti universitari che sono rimasti bloccati qui riemergono dalle loro residenze, si riversano tra calli e campielli, e mi chiedono quale sia la Venezia vera, quella dello scorso autunno o questa. Sono tentata di dire questa, per affetto e per speranza, ma rispondo che tutte lo sono. Torneranno quando potranno a San Pietroburgo, San Paolo, Mosca, Bagdad, Sarajevo e vedranno anche le loro città mutate e si ricorderanno di questa, delle passate stagioni qui e che portino nel cuore questa Venezia per me è di gran conforto.

Venezia, 2020. Photo © Anna Toscano
Venezia, 2020. Photo © Anna Toscano

VENEZIA E I RESIDENTI

Quando passo di fronte ai negozi che più amo e frequento dalla vetrina vedo i volti delle negozianti che subito alzano il braccio in segno di saluto, con la mascherina non possono fare altro, e io ricambio con urlati “Ciao Francesca!”, oppure se il negozio è lontano da me perché mi possano sentire agito la collana loro che indosso; la bellezza di passare dalla barca della frutta e verdura, anche se non devo in quel momento fare la spesa al mio “ciao” in volata tutti i ragazzi e le ragazze, chi allungando un chilo di pomodori chi uno di mele, rispondono gioviali. E poi verso sera in passeggiata coi cani incontro le stesse persone, chi a bere uno spritz, chi col cane e ci si saluta di nuovo. Cordialmente.
Al bar dove vado da anni tutte le mattine, bar che ho atteso ogni giorno riaprisse, con grande timore che non lo facesse, trovo solo sorrisi, e io sorrido loro: è la gratitudine reciproca di esistere; io dico grazie che nelle tante difficoltà ci siete ancora e loro grazie che ci sei sempre stata e anche ora.
Venezia è questo, è tessuto umano, è reciprocità, è vedersi in faccia e sorridersi. Sì, si incontrano anche le persone che non si amano per niente, un vicino odioso o un ex collega insopportabile, ma anche questo fa bene, ridimensiona e allena le antipatie.

Venezia, 2020. Photo © Anna Toscano
Venezia, 2020. Photo © Anna Toscano

VENEZIA E IL “NUOVO” TURISMO

Il fine settimana, ma già il giovedì, arrivano trolley e mappe, sacche in spalle e guide. Vedo il venerdì cartine cartacee della città, persone dal passo lento e misurato che si guardano attorno. E mi trovo stupefatta e attonita mentre conto le coppie che girano con il Lorenzetti edizione rossa in mano o che sbuca da una tasca dello zaino, ho visto perfino l’edizione blu tra le dita di qualcuno.
I musei sono oasi di pace, sembrano luoghi di protezione della specie amanti dell’arte, si può godere per minuti interi stando di fronte a un’opera scordando ogni cosa per entrare in quell’altro spazio che è il sublime di là della cornice.
Non credo, nemmeno nel mio ingiustificato ottimismo, che siano i turisti del domani, non credo che cambierà così il turismo che in parte salva e in parte affonda questa città. Ma è quello che sto vedendo in queste settimane e questo mi piace.

Anna Toscano

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Anna Toscano
Anna Toscano vive a Venezia, insegna presso l’Università Ca’ Foscari e collabora con altre facoltà. Scrive per testate come Il Sole24 Ore, minima&moralia e Doppiozero. Sesta e ultima raccolta di poesie è “Al buffet con la morte” (La Vita Felice, 2018); liriche, racconti e saggi sono rintracciabili in riviste e antologie. Suoi scatti sono apparsi in riviste, manifesti, copertine di libri, mostre personali e collettive. Varie le esperienze radiofoniche e teatrali.