In Inghilterra riaprono musei e gallerie. Le reazioni del mondo dell’arte britannico

La prima a riaprire potrebbe essere la National Gallery. Ma sarà necessario organizzare per tutti i musei un piano di ripartenza. Ecco come i luoghi della cultura inglese hanno accolto la notizia della Fase 2.

Tate Modern - Photo by Toa Heftiba on Unsplash
Tate Modern - Photo by Toa Heftiba on Unsplash

Per l’Inghilterra comincia finalmente la Fase 2: dal 4 luglio riaprono musei, gallerie d’arte, cinema, pub, ristoranti e parrucchieri, oltre a servizi religiosi e matrimoni a partecipazione contingentata. Anche la distanza interpersonale raccomandata si riduce, passando da 2 metri a un metro e agevolando così il lavoro del settore alberghiero, dell’hospitality e non solo. A formalizzare i dettagli dell’alleggerimento delle misure anti contagio è stato il premier Boris Johnson: le nuove regole saranno valide su tutto il territorio inglese, mentre Scozia, Galles e Irlanda del Nord seguiranno le direttive dei governi locali. Una notizia che porta una ventata di speranza nel paese europeo che finora ha pagato il conto più caro in termini di vite umane (ad ora sono circa 43 mila le vittime). Anche se, ha ricordato il premier inglese, le nuove misure possono essere soggette a revisione nel caso di nuove impennate.

Smithsonian's National Portrait Gallery
Smithsonian’s National Portrait Gallery

LA RIAPERTURA DEI MUSEI IN INGHILTERRA

La notizia è stata accolta con favore dai direttori di sei musei nazionali, tra cui la Tate e la National Gallery, che hanno rilasciato una dichiarazione congiunta. “Accogliamo con favore l’annuncio del Primo Ministro di consentire la riapertura sicura delle nostre gallerie al pubblico questa estate. Ora lavoreremo a stretto contatto con il governo, i sindacati e i sostenitori per vedere come e quando potremo riaprire le nostre porte in maniera finanziariamente sostenibile, a lungo termine”, hanno affermato i direttori in una lettera firmata da Maria Balshaw (Tate), Ian Blatchford (Science Museum Group), Mike Dixon (Museo di storia naturale) Gabriele Finaldi (National Gallery), Hartwig Fischer (British Museum) e Tristram Hunt (Victoria and Albert Museum). Tuttavia, nessuno di questi musei ha ancora annunciato la data ufficiale di riapertura, anche se, stando a quanto riporta il The Guardian, la National Gallery sarà la prima a riaprire. Per quanto riguarda la riorganizzazione dei musei c’è ancora tanto lavoro da fare, con la necessaria definizione di un piano di rilancio e il calcolo delle perdite che mesi di chiusura hanno inflitto alle casse delle istituzioni. I dubbi che si presentano sono gli stessi ovunque, assomigliando – in differita – a quelli che avevano scatenato il dibattito in Italia nel momento della riapertura, circa un mese fa. “È fantastico che i musei possano riaprire presto”, ha twittato Alistair Brown, Policy Manager presso la UK Museums Association. “Ma con un numero limitato di visitatori, nessun turismo internazionale e ancora nessun pacchetto di salvataggio a lungo termine, permangono enormi problemi per il settore“.

Anna Maria Maiolino. Making Love Revolutionary. Exhibition view at Whitechapel Gallery, Londra 2019
Anna Maria Maiolino. Making Love Revolutionary. Exhibition view at Whitechapel Gallery, Londra 2019

LA RIAPERTURA DELLE GALLERIE IN INGHILTERRA

Ad esprimere il proprio ottimismo è invece la direttrice della Whitechapel Gallery Iwona Blazwick che ha raccontato al The Guardian: “stiamo facendo il conto alla rovescia dei giorni. È stato così tragico avere tutte queste cose meravigliose in mostra chiuse sotto chiave come delle ‘bellezze addormentate’. Per questo siamo davvero entusiasti di poter dare il bentornato ai visitatori“. Ci si sta già preparando alle nuove modalità: il personale indosserà delle visiere realizzate in collaborazione con la Goldsmiths University di Londra, mentre le visite saranno organizzate attraverso un sistema di ingressi su prenotazione per garantire una permanenza nella galleria in tutta sicurezza. Le gallerie d’arte infine paiono essere luoghi avvantaggiati dalla riapertura contingentata: la loro natura favorisce incontri più intimi con vecchi e nuovi clienti. Pochi ma buoni, senza bisogno necessariamente dei grandi afflussi per sostenere le attività.

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.