Artribune Podcast: il monologo al telefono di Enzo Cucchi

Continua l’indagine di Donatella Giordano sugli artisti italiani. il prossimo episodio dei monologhi al telefono via podcast è con Enzo Cucchi

Enzo Cucchi
Enzo Cucchi

Monologhi al Telefono è una serie podcast di Artribune. A parlare sono gli artisti che, raggiunti da una telefonata silenziosa programmata precedentemente, si rapportano con un ipotetico ascoltatore raccontando gli aspetti più intimi della loro ricerca. Un sistema che supera il concetto dell’intervista classica, che segue un ordine di domande. L’intervistatore agisce, infatti, dietro le quinte avviando una conversazione con l’artista e proponendogli poi un’intervista non strutturata che si svincola dalle direzioni.

Ascolta “Enzo Cucchi – Monologhi al Telefono a cura di Donatella Giordano” su Spreaker.

ENZO CUCCHI: IL PODCAST

Monologhi al telefono raggiunge Enzo Cucchi(Morro d’Alba, 1949), artista visionario – emerso da una dimensione letteraria e poetica – le cui complesse rappresentazioni costituiscono un ricco patrimonio che va dal disegno, alla pittura, alla scultura, al mosaico, da dove affiorano ogni volta anche gli odori e i fatti del suo tempo, passato e contemporaneo. Acuto pensatore e abile oratore risponde al telefono avviando un monologo senza tempo, lontano da una certa idea di libertà o di futuro e lontano da questioni ideologiche e definizioni. 

ENZO CUCCHI: LA LIBERTÀ DELL’ARTISTA

Secondo la sua personale visione “l’artista non si occupa né di futuro né, tantopiù, è una creatura libera. È esattamente il contrario, è la persona meno libera al mondo, fortunatamente. Quindi vuol dire agganciata a questa meravigliosa macchina”. Gli fanno onore le numerose mostre personali che prestigiosi musei – in Italia e all’estero – hanno voluto dedicargli, oltre agli importanti riconoscimenti che ha ricevuto sin dai suoi esordi. Ha contribuito negli anni a scrivere un’importante pagina di storia nel panorama delle arti visive, con un immaginario poetico che si confronta con lo spazio e il tempo, riappropriandosi di miti, leggende, tradizioni primordiali e attingendo a temi tratti da varie fonti come la letteratura, la storia dell’arte e la filosofia. Nella sua ultima esposizione al MAXXI di Roma, inaugurata lo scorso ottobre, ha messo in mostra un’unica opera che, rispetto alle misure dello spazio, appariva di piccole dimensioni. Un gesto radicale rafforzato da una scritta su una delle pareti del museo:  «La pittura non riconosce costumi. I bambini non conoscono gender. L’arte odia i pittori».

Donatella Giordano

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Donatella Giordano
Nata in Sicilia, vive a Roma dal 2001. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove nel 2006 ha conseguito il diploma di laurea con una tesi che approfondiva la nascita dei primi happening e delle azioni performative viennesi degli anni Sessanta, fino alle controverse ricerche della Body Art degli anni Novanta. Un lavoro che ha poi portato avanti con integrazioni o interviste pubblicate, come quelle rilasciate da Stelarc, Orlan e Franko B. Dopo aver conseguito l'abilitazione, dal 2008 insegna Storia dell'Arte e Disegno in una scuola pubblica. Nell'ambito del progetto 100% Periferia ha curato mostre al Palazzo delle Esposizioni di Roma, Scuderie Aldobrandini di Frascati, Farm Cultural Park di Favara, Metropoliz di Roma. Nel 2012 ha curato la prima edizione del Digital Live della Fondazione Romaeuropa, inaugurando la sezione "Talks". Nel 2013 è stata Assistant Curator per il progetto "Joan of Art: Towards a Free Education" presso il Macro di Roma e la Gervasuti Foundation di Venezia. Ha pubblicato il catalogo “Quadratonomade, opere d’arte in scatola per un museo itinerante” edito da Gangemi. Nel 2020 ha co-curato una mostra al Museo Carlo Bilotti di Roma. Scrive per Artribune dal 2014, dove dal mese di aprile 2020 ha inaugurato la sezione Podcast con la rubrica "Monologhi al Telefono".