Coronavirus: tra le vittime della pandemia mondiale c’è anche il Met Gala. L’evento è posticipato

Il Metropolitan Museum è stato uno dei primi musei americani ad annunciare la propria chiusura. Mandando giustamente a monte anche il Met Gala, finanziatore del Costume Institute. Intanto, Anna Wintour si è scagliata contro Trump

The MET Museum via Wikipedia
The MET Museum via Wikipedia

Mentre il mondo cancella o rischedula fiere e grandi manifestazioni (qui vi proponiamo un calendario completo), tra le vittime del coronavirus c’è anche il Met Gala, uno degli eventi più attesi dal mondo della moda che si svolge ogni anno il primo lunedì di maggio. Un galà ambitissimo che porta puntualmente milioni di dollari nelle casse del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York, segnando l’apertura della mostra annuale di moda dello stesso istituto. Una tradizione che va a avanti dal 1948, quando fu istituita dall’ex caporedattrice di Vogue Diana Vreeland, allora “consulente speciale” del Costume Institute, e che viene rinviata in via straordinaria in questo tumultuoso 2020. Il Met, infatti, era stato uno dei primi musei americani ad annunciare la propria chiusura a causa dell’emergenza sanitaria, in un apocalittico scenario che a distanza di pochi giorni vede la metropoli di New York chiudere, cessando la quasi totalità delle sue attività commerciali.

Rihanna al Met Gala 2017 via wikipedia
Rihanna al Met Gala 2017 via wikipedia

IL MET GALA 2020: FINO A DATA DA DESTINARSI

Mentre l’anno scorso celebrities come Katy Perry e Lady Gaga hanno dato sfoggio di tutta la propria esuberanza attraverso il tema Camp: Notes on Fashion, il focus di quest’anno avrebbe dovuto ruotare attorno a 150 anni di storia della moda (perché 150 sono anche gli anni che il Metropolitan Museum of Art di New York compie quest’anno…). Il titolo designato era About Time: Fashion and Duration, a sua volta ispirato ai concetti filosofici del francese Henri Bergson e all’opera letteraria Orlando di Virginia Woolf; allo stesso romanzo era collegata – sarà un caso? – anche l’omonima mostra sulla fluidità di genere curata quest’estate da Tilda Swinton all’Aperture Gallery Foundation di New York. Fatto sta che il gran galà delle star americane, per il quale nel 2019 il biglietto di accesso ammontava a 35mila dollari, è ora rinviato. Per ovvi motivi non ci sono aggiornamenti sulle nuove date: si tratta di quel “fino a data da destinarsi” che in tempi di coronavirus non promette nulla di buono.

MET GALA: ANNA WINTOUR E LA POLEMICA CON TRUMP

Nel frattempo, Anna Wintour, direttrice di Vogue America e organizzatrice del Met Gala dal 1995, ha colto la palla al balzo per annunciare la giusta chiusura del Metropolitan Museum e pubblicare una serie di invettive contro il Presidente americano Donald Trump. “In tutta questa situazione, tuttavia, una cosa rimane testardamente invariata: il presidente Trump. Come molti di noi, sono rimasta sconvolta dal modo in cui ha risposto alla pandemia: le assicurazioni ottimistiche e infondate che tutto andrà bene, l’implementazione caotica dei divieti di viaggio e le affermazioni su un ‘virus straniero’”, ha tuonato la direttrice nell’editoriale Vogue del 16 marzo, accusando Trump di una netta incapacità di governare e incitando i suoi lettori a votare Joe Biden, seguendo il suo esempio. E, prosegue, “per la facilità con cui ha scaricato la colpa sugli altri, per la sua disonestà nei confronti del popolo americano e, soprattutto, per la sua scioccante mancanza di empatia e compassione per coloro che soffrono e hanno paura. Nel frattempo, la sua amministrazione è stata imperdonabilmente lenta nel fornire test e nel prepararsi ai trattamenti destinati a tutti coloro che ne avranno bisogno. Queste settimane sono state un promemoria – come se avessimo bisogno di un promemoria – che l’America deve scegli un nuovo presidente”.

-Giulia Ronchi

https://www.metmuseum.org/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.