Apre a Verona Palazzo Maffei: casa-museo con grande collezione di Luigi Carlon

Intervista al collezionista e imprenditore Luigi Carlon che apre il 15 febbraio al pubblico a Verona la casa-museo Palazzo Maffei, con una grande collezione di arte moderna e antica.

Palazzo Maffei

350 opere dislocate in 18 stanze tematiche nel piano nobile di un bellissimo palazzo del ‘600. Il panorama veronese e nazionale si arricchiscono di Palazzo Maffei, la casa-museo che aprirà il prossimo 15 febbraio nella città di Verona. Anima di questa importante operazione è Luigi Carlon, Cavaliere del Lavoro, imprenditore e collezionista veronese, con allestimento dello studio Baldessari e Baldessari e da un’idea museografica di Gabriella Belli. In mostra, nel palazzo completamente restaurato con affaccio su Piazza delle Erbe, le grandi passioni di Carlon: la Metafisica, il Futurismo, i Surrealisti, con opere di Boccioni, Max Ernst, Magritte, ma anche di artisti come Picasso, Casorati, Morandi, Afro, Manzoni, Fontana, De Dominicis, per una grande raccolta che comprende anche un corpus notevole di opere d’arte antica ed arredi, fino ai giorni nostri. Ci siamo fatti raccontare tutto da Carlon, in questa intervista. 

Come nasce il suo interesse per l’arte?
Quando avevo vent’anni frequentavo degli artisti di Verona che per vivere dipingevano delle vedute della città, o scorci del Lago di Garda. Vendevano poi queste opere ai turisti, cercando di emulare una specie di impressionismo. Contemporaneamente però mi dicevano: “questa non è l’arte alla quale ambisco io!”. Mi mostravano delle loro opere – in quel momento l’Italia era pervasa dalle influenze dell’espressionismo astratto e della cultura americana, da Rauschenberg a Pollock..-. All’inizio non riuscivo a capire cosa questi artisti mi stavano dicendo, ma poi ho cominciato attraverso di loro ad avvicinarmi all’arte e ad entrare in contatto con artisti come Arman o César 

Il collezionismo è una storia di famiglia?
In realtà no… Nessuno di famiglia mi ha mai aiutato ad avvicinarmi all’arte.  Questa passione è stata una cosa naturale. Il piacere del bello e dell’estetica mi ha sempre spinto verso questo mondo.

Ricorda la prima opera che ha acquistato?
La mia prima opera importante è stata Il saluto dell’amico lontano, un De Chirico del 1916. Qualcuno di voi forse la ricorderà per averla vista recentemente a Palazzo Reale a Milano, in una mostra a cura di Luca Massimo Barbero, ma ha girato in vari musei del mondo. Mi ha fin da subito affascinato. Sono da sempre un grande amante della Metafisica.

Palazzo Maffei
Palazzo Maffei

Poi cos’è successo?
Ho cominciato a comprare opere e ad accrescere la collezione, inizialmente a partire dall’arte moderna, poi ho allargato il mio interesse anche all’arte antica. Ad influenzarmi c’erano anche i luoghi in cui vivevo. Mi sono appassionato anche di mobili antichi, e allo stesso tempo, di arredamento Bauhaus. La mia collezione conta oggi opere dai fondi d’oro al contemporaneo, in un percorso storico-culturale che attraversa i generi, le epoche e le tecniche. Il mio Palazzo Maffei è la casa di un collezionista che ha saputo spaziare in modo eclettico e che ancora oggi non ha abbandonato questo modo di agire.

Veniamo, infatti, alla apertura di Palazzo Maffei… Qual è la storia dell’edificio?
Da tempo stavo cercando un posto in cui collocare le mie opere. A casa non trovavano più uno spazio che potesse accontentare l’occhio di chi le guardava. Cercavo un luogo qui a Verona, però non ero mai contento, fino a quando non ho avuto l’opportunità di acquistare, cinque anni fa, questo palazzo dell’Immobiliare delle Assicurazioni Generali. Oggi la mia collezione trova spazio nel piano nobile di questo bellissimo edificio del ‘600 (con un’influenza del Barocco Romano ma anche rinascimentale): sono 1000 – 1100 mq e il tutto si sviluppa in 18 stanze: ognuna di queste racconta un tema alternando opere contemporanee, moderne e antiche e anche oggetti di arredamento.

Perché ha deciso di condividere con il pubblico la sua collezione?
Sentivo la necessità di aprire al pubblico questa mia passione. Sappiamo che è difficile, ma pian piano possiamo sensibilizzare e costruire qualcosa di importante anche per i giovani. Penso che il mio progetto vada a completare il panorama delle altre iniziative pubbliche a Verona, ma anche private. Ad esempio, ciò che ha fatto Giorgio Fasol con l’Università di Verona, ma anche in generale, è davvero ammirevole.

Palazzo Maffei
Palazzo Maffei

Come è composto il corpus che sarà esposto? Sarà sempre lo stesso o varierà?
Varierà nel tempo: molte opere ad esempio non sono state esposte per problemi legati agli spazi. Palazzo Maffei ospiterà circa 350 opere, ma la collezione ne conta almeno altre 100. Ci sarà una rotazione. Poi abbiamo intenzione di fare mostre, anche monografiche. Abbiamo riservato delle stanze per il settore dell’education, inoltre abbiamo una biblioteca molto fornita, che ho costruito io nel tempo fino ad arrivare a 500 volumi. Stiamo affrontando in modo non passivo l’operazione. Vorrei che Palazzo Maffei diventasse qualcosa che vive per la città per i giovani.

Se parliamo di contemporaneo, quali opere acquista?
Ho acquistato opere di giovanissimi, ragazzi che escono dalle Accademie (non le troverete in collezione, sono a casa mia). A Verona ad esempio c’era un premio che promuoveva la giovane scultura italiana e io ho comprato le opere dei ragazzi. Parlando di artisti più affermati, recentemente ho preso un’opera di Arcangelo Sassolino e un’opera di Leandro Erlich (l’anno scorso esposta all’Oratorio San Filippo Neri a Bologna).

Palazzo Maffei
Palazzo Maffei

Con questo progetto che segnale vuole lasciare alla città?
Stiamo dialogando con le istituzioni e con i direttori dei Musei di Verona. Cercheremo di fare qualcosa insieme per portare avanti un discorso comune in questo settore. La città sta dimostrando entusiasmo, le persone desiderano venire a visitare Palazzo Maffei. Certo, è una sfida impegnativa, e tutta la mia famiglia è con me e mi sostiene.

Oltre alla famiglia chi è della partita?
Chi mi ha consigliato e dato suggerimenti è Gabriella Belli. Poi ci sono Valerio Terraioli, Paola Marini, ed Enrico Maria Guzzo, e c’è un comitato scientifico della Fondazione ancora in essere che proporrà al Consiglio delle iniziative che cercheremo di abbracciare e portare avanti.

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.