Out, out.out, out of time? L’editoriale di Cristiano Seganfreddo

Un conto è essere outsider, un altro essere “fuori tempo”. Cristiano Seganfreddo approfondisce questa differenza attraverso una serie di esempi di outsider “virtuosi” nello scenario artistico nostrano.

Veduta della mostra DIONIGI MATTIA GAGLIARDI, Recent Works, 2018, foto Archivio Numero Cromatico
Veduta della mostra DIONIGI MATTIA GAGLIARDI, Recent Works, 2018, foto Archivio Numero Cromatico

Tra le pieghe della ripetizione delle pratiche curatoriali in Italia, senza grandi sobbalzi o balzi in avanti, spesso stanche come le sedie politiche e le ripetizioni ministeriali, a volte si intravedono sorprese. Tanti anni fa li abbiamo chiamati Independents. Nello stesso momento nasceva, dall’altra parte dell’oceano, a New York, una fiera internazionale con lo stesso nome. Cinque anni fa il progetto del Maxxi. Semplicemente, tutti ci si occupava, o ci si occupa, a seconda delle proprie latitudini o provincialità, di un tema emergente, ovvero quello degli outsider, del mercato, della cultura ufficiale.
Siano essi indie, for profit o non, associazioni, collettivi, pazzie, sottoscala, cucine di ristoranti, graycube o piazzole di un condominio o aiuole di una fiera.  Progetti che sono molto spesso naufragati nell’out, alcuni decollati, altri dispersi, la maggior parte anonimi. E tanti non hanno retto all’out-out degli ultimi anni, ovvero diventare qualcosa di più di protesta, passione, o giovanilismo. Perché, ci piaccia o meno, se non ci strutturiamo per il futuro, gli sforzi saranno tanti, ma saranno pure vani, come per i criceti.

Ci sono collettivi che trovano e cercano nuove formule, con già un’idea internazionale per affrontare nuovi e vecchi temi”.

Con Massimiliano Tonelli e Simone Ciglia, con cui facciamo un trio che si riunisce in unica tappa, una volta l’anno, agli i10 Spazi Indipendenti ad ArtVerona, abbiamo trovato qualcosa di nuovo. Anche quest’anno. Ci sono ricerche ampie e sofisticate che non si fermano più all’azione classica, da A a B, di produrre un ennesimo, spesso inutile, spazio culturale, o l’ennesima mostra. O scoprire il nuovo pittore o rigeneratore del quartiere. Ci sono collettivi che trovano e cercano nuove formule, con già un’idea internazionale per affrontare nuovi e vecchi temi. Solo brevi, veloci esempi da approfondire.
Numero Cromatico è un centro di ricerca fondato a Roma nel 2011. Il gruppo è formato da ricercatori, artisti e neuroscienziati, i quali progettano attività innovative sui temi dell’arte, della psicologia dell’arte e della neuroestetica in collaborazione con La Sapienza di Roma. E ancora i torinesi Almare, raffinati e secchi nel loro fare, con un progetto che nasce dalla volontà di esplorare le diverse discipline artistiche contemporanee attraverso il suono. E ancora Castro, con i crits insieme ad artisti internazionali, o Simposio di Roma, che colonizza lo storico, bellissimo, villaggio “Scarpa” Eni di Borca con oltre duecento ospiti.
Si nota e si intravede maturità e consapevolezza in questi progetti. Approcci inaspettati su temi del presente. Pensati per durare ed evolversi, per essere ambiziosi con se stessi, ovvero spingere in avanti la ricerca, senza pregiudizi e con uno spirito crossdisciplinare, ma senza restrizioni di genere. Altrimenti, come cantavano The Rolling Stones, non si è outsider, si è subito Out of Time.

Cristiano Seganfreddo

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #52

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

Dati correlati
Spazi espositiviNUMERO CROMATICO, ARTPUB - IL SIMPOSIO, CASTRO
Indirizzo
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI