Quando la natura è cultura. A Lugano

Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano – fino al 16 giugno 2019. Alla Collezione Olgiati una mostra riunisce variazioni contemporanee sul tema della natura. Da Rondinone a Förg, da Cuoghi a Christopher Wool. L’occhio dei contemporanei su un tema ormai vissuto come spunto filosofico senza alcuna velleità realistica.

Harold Ancart, Untitled (Iceberg), 2018. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati © 2019 Prolitteris, Zurich
Harold Ancart, Untitled (Iceberg), 2018. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati © 2019 Prolitteris, Zurich

A un nucleo pressoché costante ormai noto ai visitatori, che spazia dal Nouveau réalisme ai nuovi big del contemporaneo, la Collezione Olgiati affianca ciclicamente mostre temporanee tematiche che presentano nuove acquisizioni e opere finora non viste, talvolta con apporti da altre raccolte.
La mostra primaverile del 2019 sceglie un tema volutamente ampio come la natura, utilizzando come titolo una frase di Emily Dickinson: Nature is what we see. Come a dire che il concetto di natura espresso dagli artisti contemporanei, definitivamente liberi da espressioni “di genere”, è per forza di cose relativo. Anzi si può dire che il soggetto viene affrontato “in negativo”, sottolineando come sia difficile discernere la natura tra successi e catastrofi della civilizzazione postmoderna.

ARTIFICIALE E STILIZZATA

L’idea di natura espressa dalle opere in mostra è dunque per forza di cose mediata dalla percezione, dalla cultura, dalla consapevolezza che è impossibile e forse indesiderabile rintracciare un’origine mitica e immutabile dell’odierna conformazione del mondo.
Il campionario di poetiche è eterogeneo e va percorso col gusto della libera successione di riferimenti più o meno letterali al tema. I rimandi tutt’altro che scolastici che l’allestimento crea tra le singole opere sono un punto di forza.
Dopo un prologo affidato agli Alfabeti di Remo Salvadori, che alludono alla trasformazione alchemica, la mostra entra subito nel vivo con la natura dichiaratamente artificiale delle rocce colorate di Ugo Rondinone. Nella stessa sala l’Iceberg dipinto da Harold Ancart dialoga con le rocce pseudoarcadiche di Markus Lüpertz, mentre la stilizzazione di spunti vegetali di Gunther Förg rinnova la tradizione astratta aggiornandola all’era digitale, senza snaturarsi.

Christopher Wool, Untitled, 2006. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati
Christopher Wool, Untitled, 2006. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati

PROLIFERAZIONE E METAMORFOSI

Il concetto di natura viene poi declinato nel senso di proliferazione di forme, ad esempio nel bel lavoro di Tauba Auerbach e nell’altra opera di Rondinone esposta, e di metamorfosi. Con quest’ultimo spunto si apre una sequenza che propone opere di inizio carriera di Enrico David (tra i protagonisti del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia di quest’anno), un perturbante ibrido scultoreo di Roberto Cuoghi e un’opera di Nairy Baghramian che mette in discussione l’idea stessa di scultura e di corpo. Più rarefatta l’ultima parte della mostra, con le sculture minimali di Roni Horn che riportano proprio frasi di Emily Dickinson, le fotografie acquatiche, sempre di Roni Horn, un’incisione di Markus Raetz e un Christopher Wool come sempre da non perdere.

Stefano Castelli 

Evento correlato
Nome eventoA Collection in Progress Nature is what we see
Vernissage29/03/2019
Duratadal 29/03/2019 al 16/06/2019
Genereinaugurazione
Spazio espositivoSPAZIO -1 COLLEZIONE OLGIATI
IndirizzoRiva Caccia 1 - Lugano
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.