Gli archivi e le collezioni della Basilicata trovano nuova visibilità nel progetto “I-DEA”, colonna portante del programma di Matera 2019.

È uno dei due “progetti pilastro” di Matera 2019, si intitola I-DEA ed è un viaggio artistico (anzi: quattro viaggi!) attraverso gli archivi e le collezioni lucane.
D’altro canto, quello dell’oggetto-archivio è un tema che negli anni più recenti è stato affrontato più volte nel campo della museologia, dell’arte (contemporanea e non), ma anche della sociologia, dell’antropologia e via dicendo. L’intreccio fra tutte queste discipline, l’intreccio fra i diversi punti di vista che ognuna di esse ha sull’archivio, permette a quest’ultimo di rivivere e di trasformarsi da entità muta in qualcosa di vivo e che ci parla nel presente.

ARCHIVI PLURALI

Il tema è complesso e si nutre, come si diceva, proprio della molteplicità degli sguardi. È stata quindi una logica conseguenza quella di organizzare una mostra intorno all’archivio articolandola in quattro diversi momenti, ognuno affidato a un artista o designer.
Il materiale di partenza è stato fornito grazie allo strenuo lavoro del gruppo di ricerca che ha gettato le fondamenta di I-DEA, studiando “sul campo” gli innumerevoli archivi e collezioni presenti sul territorio regionale – un patrimonio immenso mappato dall’Università della Basilicata. Nell’arco di diversi mesi, la squadra ha visitato decine di questi archivi e collezioni, pubblici e privati.

I-DEA. Le Due Culture. Artefatti e Archivi. Cava Paradiso, Matera 2019. Photo Pierangelo Laterza
I-DEA. Le Due Culture. Artefatti e Archivi. Cava Paradiso, Matera 2019. Photo Pierangelo Laterza

UNA QUADRIMOSTRA

Ogni curatore si è dunque trovato e si troverà fra le mani un materiale di base col quale imbastire e proporre una storia, una narrazione particolare, ogni volta uguale e differente – anche grazie all’allestimento modulare pensato dall’Open Design School –, a dimostrazione per l’appunto di quanto possa essere vitale un archivio.
L’onore e l’onere di iniziare l’esperimento è spettato a Mario Cresci, fotografo e artista classe 1942, che con la Basilicata ha una lunga frequentazione. Poi sarà il turno di Formafantasma, il duo di designer formato da Andrea Trimarchi e Simone Farresin e nato nel 2003; terza tappa con la coppia Navine Khan-Dossos e James Bridle, artisti con una grande attenzione per l’ecologia e docenti al Dutch Art Institute; infine, Liam Gillick, celebre artista concettuale britannico.

CHI E COSA

Intitolata Le Due Culture. Artefatti e Archivi, la mostra curata da Mario Cresci attinge dai materiali raccolti negli archivi del Museo di Artigianato Locale, Parrocchia di Sant’Antonio di Acerenza, Associazione Archivio Storico Olivetti e Archivio Nazionale Cinema Impresa, Istituto Luce Cinecittà, Fondazione Pirelli, Cristaldi Film, Agenzia Spaziale Italiana, Centro di Geodesia Spaziale Giuseppe Colombo, Archivio di Stato Matera, Collezione Privata Gianfranco Lionetti, Fondazione Leonardo Sinisgalli, Archivio Mario Cresci, Archivio Mimmo Castellano, Artalia Italian Art Management.
Un lungo elenco che copre un arco temporale che va dalla seconda metà del XX secolo all’inizio del nostro, prendendo in considerazione fotografia, artigianato, scienza e macchine. Ambiti culturali diversi, che in mostra sono intrecciati, accostando il territorio rappresentato da Leonardo Sinisgalli e Mimmo Castellano alle sculture lignee di Giovanni e Giuseppe Di Trani, dalla rivisitazione della preistoria nelle opere di Gianfranco Lionetti all’archivio dello stesso Cresci.

I-DEA. Le Due Culture. Artefatti e Archivi. Archivio Mario Cresci. Cava Paradiso, Matera 2019
I-DEA. Le Due Culture. Artefatti e Archivi. Archivio Mario Cresci. Cava Paradiso, Matera 2019

ORBITE IMPREVEDIBILI

Se già queste opere artistiche rivelano la loro forza nell’essere esempi e momenti di rottura rispetto allo status quo del loro tempo, altri materiali rendono ancora più variegato il panorama della mostra, contribuendo a un “caos costruttivo” che può emergere soltanto dall’accostamento di manufatti solitamente – ed erroneamente – tenuti isolati nel proprio ambito di appartenenza.
Alla Cava Paradiso si incontrano dunque – nell’elenco fornito dal curatore – anche le platee, ossia i pubblici inventari dei beni e delle rendite della Chiesa, per raccontare la storia e i beni architettonici del territorio materano; le immagini raccolte dal Centro di Geodesia spaziale (che studia la forma della Terra, con buona pace dei terrapiattisti) tramite la sua Allsky camera e attraverso il programma di osservazione satellitare terrestre Cosmo SkyMed; le immagini da drone del territorio lucano riprese da Cosimo Marzo e Paola Manzari; le immagini multispettrali dell’area del metapontino acquisite con i satelliti artificiali Sentinel del programma europeo Copernicus.

PERCHÉ “DUE CULTURE”?

Paese straordinariamente dotato in campo umanistico, l’Italia è tuttavia stata – ed è tuttora – anche una eccellenza in campo tecnico-scientifico. Il Rinascimento e Leonardo da Vinci, se ce ne fosse bisogno, sono la dimostrazione di come queste “due culture” siano in realtà una sola.
Per questo, nella ricchissima mostra pensata da Mario Cresci, un ruolo importante lo interpreta la discreta ma cruciale sezione dedicata alla rivista Civiltà delle macchine, fondata e diretta da Leonardo Sinisgalli dal 1953 al 1958. Scrive a tal proposito Cresci: “L’insieme dei numeri [trentadue in totale, nella gestione di Sinisgalli N.d.R.] rappresenta ancora oggi, con efficacia e lucidità di scelta, il pensiero aperto al mondo della cultura umanistica e scientifica. Ed è forte l’innovazione del progetto editoriale a tal punto che è molto difficile, per quanto io sappia, pensare ad analoghe e successive iniziative editoriali di così alto valore storico come questa di Sinisgalli”.

Marco Enrico Giacomelli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #49 ‒ Speciale Matera 2019 #1

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AutoreMario Cresci
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.

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