Mostre kindergarten. L’opinione di Stefano Monti

Le grandi mostre non sono sempre a misura di bambino. E allora perché non offrire ai più piccoli le stesse mostre, ma “in miniatura”?

Alcune immagini dalla presentazione del progetto didattico a Pompei con Geronimo Stilton
Alcune immagini dalla presentazione del progetto didattico a Pompei con Geronimo Stilton

Le grandi mostre, si sa, attirano un pubblico (più o meno) indifferenziato: studenti, famiglie, turisti ecc. I musei (o le aree espositive), tuttavia, non sono sempre “pronti” a soddisfare i bisogni taciti ed espliciti di un così vasto pubblico.
Prendiamo l’area didattica. Nella maggior parte dei casi si struttura come una serie di laboratori o visite guidate a partenza fissa (vale a dire con un orario stabilito di avvio). Perché non iniziare a prevedere proprio una sezione kindergarten per le “grandi mostre”? Una mostra in miniatura per bambini, una sorta di baby-room del museo in cui (a qualsiasi ora) i genitori possano lasciare i propri figli, consapevoli che lì verranno loro forniti giochi, spunti di riflessione ecc. Senza tabelle orarie.
Spesso servizi del genere sono previsti per il “museo” in generale, vale a dire la collezione permanente. Ma, così facendo, genitori e figli, usciti dal museo, avranno fatto due esperienze differenti. Prevedere invece una serie di servizi che facciano in modo che adulti e bambini facciano esperienza dello stesso contenuto (ma con le modalità più adeguate alle età) potrebbe favorire anche lo scambio di opinioni e la comunicazione post-visita.
Si badi bene: non un servizio “didattica”. Quelli esistono e molte risorse qualificate e altrettanto preparate se ne occupano. Qui si tratta di spazi allestiti per ragazzi, divisi o meno per classi di età, in cui i genitori possono “lasciare” i propri bambini, sapendo che potranno godersi con serenità la propria visita e, nel frattempo, avere la certezza che i propri figli non solo si stanno divertendo, ma stanno trovando una dimensione “museale” adatta alle loro esigenze. Senza vincoli di orari, partenze. Senza limiti di età.

Perché non iniziare a prevedere una sezione kindergarten per le “grandi mostre”?”.

Questo tipo di servizio, sempre più diffuso soprattutto nei centri commerciali internazionali, è di per sé un’attrattiva per i genitori e spesso può costituire, “da solo”, un motivo di visita.
Ciò significa che fornire, in pieno centro città, un servizio di questo tipo, potrebbe garantire un maggiore afflusso sia da parte di visitatori che “vorrebbero” fare esperienza di visita (ma che non ritengono opportuno sottoporre al figlio/a un percorso che potrebbe essere stancante), sia di coloro che, invece, vorrebbero soltanto “godersi” dei momenti di tranquillità.
Non che ciò sia giusto: poter fare esperienza con i propri figli di una mostra e stimolare tutta la famiglia alla visita è una delle esperienze più belle e più sane che un genitore può fare con i propri figli. Ma, se c’è domanda, tanto vale fornire un servizio che sia in grado di rispondere a tale esigenza. O no?

Stefano Monti

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #13

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.

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