Messaggeri del XXI secolo

In un’epoca sempre più dominata dal razzismo, dalla xenofobia e dalla necessità di innalzare muri insormontabili, i poeti e gli artisti hanno qualche chance di cambiare lo scenario?

Christoph Buchel, Prototypes, Messico, 2018
Christoph Buchel, Prototypes, Messico, 2018

Gli esseri umani si possono suddividere in due gruppi: coloro che cercano la violenza e coloro che la rifuggono; questo secondo gruppo, a sua volta, si può suddividere in chi condivide il proprio tempo e chi ne rifugge. Chi fosse riuscito ad evitare, insieme, la violenza e il tempo, si troverebbe da qualche parte, ma certo non qui: si sarebbe ritirato nel silenzio di un luogo isolato, sostenuto dalla speranza che dal suo aver disertato la violenza e l’epoca si sprigioni qualcosa di salvifico per il resto del mondo. Quando la fuga dal tempo fallisce, una parte dei fuggitivi si ritrasforma in un tipo particolare di contemporanei: gli intellettuali” (Peter Sloterdijk, L’imperativo estetico. Scritti sull’arte, Raffaello Cortina 2017).
Gli intellettuali sono per Sloterdijk coloro che, provando affannosamente a scappare dal mondo, e dal contestuale tempo, hanno mancato di raggiungere l’obbiettivo e quindi, arrestati dallo stato delle cose, cominciano a prendersi carico delle responsabilità di ciò che accade intorno a loro. Le osservano, ne prendono atto, ne soffrono. In questa scissione delle categorie dell’essere, tra natura bestiale e natura intellettuale, laddove l’equilibrio e la lucidità vengono a mancare, accade l’irreparabile. L’irreparabile odierno, più di ieri, incute timore; non ha più uno sguardo alle atrocità del passato che sono diventate, nel frattempo, latenti disegni sfocati, ma usufruisce di quegli stessi mezzi che hanno già disseminato terrore e agonie, quasi dimenticandone i frutti marci con cui abbiamo dovuto avere a che fare. E allora ritroviamo confini marcati e muri di contenzione eretti laddove c’è sempre stato spazio. Spazio aperto.

MURI E RAZZISMO

Ci sono, per esempio, artisti che indicono petizioni per richiedere l’iscrizione di questi “muri della discordia” nella lista dei monumenti nazionali, affinché indipendentemente dal loro prossimo impiego vengano comunque “preservati e protetti per tutte le future generazioni”.  È Christoph Büchel che pronuncia queste parole e ha deciso di accendere, da indiscusso e attivo intellettuale, un grande faro su questa pagina amara della storia contemporanea, eleggendo a opere gli otto prototipi di muro richiesti dal presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, il quale ha intenzione di innalzare un confine invalicabile con il Messico, e che ha dato uno spettacolo deplorevole e inumano al mondo intero dividendo i nuclei familiari che tentano di oltrepassare la soglia da lui rinforzata.
Otto monconi di muro, tutti uguali come dimensioni ma diversi per ogni altra caratteristica, provenienti da otto aziende differenti progettati per resistere a calore intenso e impatto ripetuto e per essere esteticamente gradevoli, almeno dal lato statunitense, hanno dato il via a un investimento pari a circa 3,3 milioni di dollari in questa prima fase.
Ma tralasciando la questione economica e anche quella visiva, secondarie al portato concettuale di questo oggetto, i muri in questione ci raccontano dell’osceno progetto che sta prendendo piede nello scenario odierno e a cui nessuno sta mettendo un freno. Politiche razziste e xenofobe hanno ormai preso il sopravvento attraverso modalità disumane agghiaccianti, e questa umanità, intorpidita nel pensiero, a tratti ne prende parte, a tratti la contesta, sfuggendo dalla cognizione reale di quel che sta accadendo.

Christoph Buchel, Prototypes, Messico, 2018
Christoph Buchel, Prototypes, Messico, 2018

IL POTERE SALVIFICO DELLA POESIA

È per questo che i poeti oggi sono necessari più di ogni altra cosa a questo mondo.
Perché la forza delle loro operazioni risiede nella capacità di sganciarsi dalla norma per poter osservare un sistema disfunzionale attraverso codici linguistici e decodificazioni necessarie, diverse, per riallacciare un rapporto tra l’etica e l’identità umana e per rammentare a tutti noi le straordinarie evoluzioni sancite dal genere umano, ormai lontano dall’uomo preistorico, ancestrale corridore e lanciatore, promotore di violenza in mancanza di altre virtù.
Büchel ci riporta alla memoria Stonehenge e una delle teorie che lo accreditano come luogo funerario, proponendo un parallelo contemporaneo con i muri eretti in questo nuovo secolo, portatori soltanto di una divisione immorale e della concretizzata idea di morte della nostra civiltà: “Potranno ricordare alle persone che una volta c’è stata quest’idea, di costruire una frontiera”, dichiara l’artista. Idea realizzata, purtroppo, non una sola volta. Idea portatrice di morte. Ancora e ancora.

Lucrezia Longobardi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #44

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Lucrezia Longobardi
Lucrezia Longobardi è nata nella provincia di Napoli nel 1991. Laureata presso il corso di Grafica d’Arte all’Accademia di Belle Arti di Napoli con una tesi sul concetto di spazio esistenziale e una ricerca storico-artistica su Gregor Schneider, Renata Lucas, Gian Maria Tosatti e Francesca Woodman, amplia i suoi interessi al campo della curatela e della critica d’arte, ponendo le basi della sua indagine sul binomio uomo-luogo. Volgendo lo sguardo alla contemporanea scena dell’arte, ha curato una serie di talk sul significato dell’arte oggi e sul valore e la reciprocità dei ruoli all’interno del sistema culturale di una società. Ha lavorato in atelier d’artista e avuto collaborazioni tecniche con Fondazioni e Musei.

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