Tre curatrici internazionali licenziate in pochi giorni. Infiamma la polemica: è sessismo

Non accenna a placarsi la polemica nel mondo dell’arte dopo il licenziamento di tre curatrici nel giro di poche settimane. Ed in pieno clima da #metoo, c’è chi grida sessismo…

Se il problema sono le donne. C’è davvero il rischio di iniziare a pensarla così di fronte alla notizia del licenziamento di Helen Molesworth dal Museum of Contemporary Art di Los Angeles. Si tratta del terzo direttore allontanato dal suo posto di lavoro nel giro di poche settimane, dopo Laura Raicovich del Queens Museum e María Inés Rodríguez del CAPC Musée d’Art Contemporain di Bordeaux. Tre professioniste diverse per formazione culturale e per distanza geografica che hanno in comune proprio il fatto di essere tre donne. E di fronte all’ennesimo licenziamento, infiamma la polemica nel sistema dell’arte e c’è chi grida al sessismo. Abbiamo ricostruito le vicende legate ai licenziamenti delle tre curatrici in maniera che possiate farvi un’idea sull’accaduto.

1. HELEN MOLESWORTH – MOCA LOS ANGELES

Helen Molesworth

È l’ultima in ordine di tempo, ma probabilmente è quella che pesa di più sull’opinione pubblica internazionale. Helen Molesworth, infatti, non è solo il curatore capo del Museum of Contemporary Art di Los Angeles, ma è soprattutto uno dei curatori più importanti che lavorano negli Stati Uniti. La notizia del licenziamento è stata data in esclusiva, appena un paio di giorni fa, dal Los Angeles Times che ha citato come fonte l’artista Catherine Opie che siede nel consiglio di amministrazione del museo. La Opie ha parlato senza mezzi termini di licenziamento in risposta alle voci che danno la Molesworth come dimissionaria. Riserbo strettissimo sulle motivazioni, ma pare che la ragione vada ricercata nei rapporti tesissimi tra la donna e Philippe Vergne, il direttore del museo. Appena diffusasi la notizia, il museo ha provato a frenare le illazioni, dichiarando in una nota che: “Il Museum of Contemporary Art (MOCA) e Helen Molesworth hanno deciso di separarsi a causa di differenze creative. Il MOCA è grato a Helen Molesworth per il lavoro svolto negli ultimi 3 anni e mezzo come capo curatore del museo”. Un tentativo insomma di sospendere i giudizi, facendo passare la scelta come una decisione condivisa. Arrivati al MOCA in contemporanea nel 2014, Vergne e Molesworth dovevano segnare il nuovo corso del museo. I contrasti tra i due, però, sono stati subito evidenti. Eppure durante i suoi tre anni e mezzo come capo curatore del museo, la Molesworth è stata consacrata dalla stampa per la maniera audace in cui ha risistemato la collezione permanente, per la proficua collaborazione con l’Underground Museum e per le personali di Kerry James Marshall e Anna Maria Maiolino.

2. MARÍA INÉS RODRÍGUEZ – CAPC MUSÉE D’ART CONTEMPORAIN DI BORDEAUX

María Inés Rodríguez

Ha destato grande scandalo in Francia il licenziamento di María Inés Rodríguez dal CAPC Musée d’Art Contemporain di Bordeaux, dopo soli tre anni alla direzione del museo, per incompatibilità definite insanabili con l’amministrazione locale. Un licenziamento che si è materializzato alla vigilia dell’inaugurazione della mostra di Benoît Maire, aperta al pubblico il 9 marzo. Sulla risoluzione del contratto pesa il netto calo di visitatori passati dai 140.000 del 2011 ai 90.000 del 2017, ma anche il clima non proprio favorevole all’interno del museo. Fabien Robert, vice sindaco di Bordeaux con delega alla cultura, ha rilasciato alcune dichiarazioni in tal senso denunciando le difficoltà segnalate dallo staff a lavorare con i ritmi imposti dalla direzione. In ogni caso, la fine dei rapporti tra il museo e la sua direttrice era già nell’aria visto che alla Rodríguez non è stato rinnovato, come da accordi, il contratto scaduto lo scorso febbraio. Si sono schierati a favore della donna una cinquantina tra direttori, curatori ed artisti internazionali che hanno sottoscritto una lettera di sostegno, pubblicata dal quotidiano Libération, in cui hanno denunciato “lo scarso interesse dell’amministrazione locale per l’arte contemporanea e l’eccessiva ingerenza nella gestione del museo”. A scapito appunto della Rodríguez.

3. LAURA RAICOVICH – QUEENS MUSEUM

Laura Raicovich

Ha precise motivazioni politiche il licenziamento di Laura Raicovich come direttore del Queens Museum di New York, avvenuto lo scorso 29 gennaio. L’attivismo della Raicovich a favore degli immigrati e le sue posizioni progressiste si sono scontrati con i membri conservatori del consiglio d’amministrazione del museo. Un mandato, durato tre anni, che ha incontrato in più occasioni critiche ed opposizioni. Nel 2017 il museo ha sospeso un evento organizzato dal governo israeliano per celebrare il 70° anniversario della fondazione della nazione, salvo poi ripristinarlo dopo le accuse di antisemitismo. Pubblicamente su posizioni anti-Trump, la Raicovich ha immaginato il museo come un luogo aperto alla comunità del Queens, il quartiere più multi-etnico di New York, dando sempre un taglio di forte impegno sociale e politico nelle sue mostre. Basti pensare alle ultime due mostre curate “Real People. Real Lives. Women Immigrants of New York” e la personale dell’attivista politica Mel Chin. A pochi giorni dal licenziamento, è stata la stessa Raicovich a parlare serenamente dell’incompatibilità tra la sua visione e quella del board del museo.

   Mariacristina Ferraioli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.
  • killer

    é semplicemente l’inizio della fine della centralità della figura del curatore. inutile accusare il maschilismo o denunciare la censura sull’impegno politico , spesso in realtà pretestuoso e tematico, più che reale e concreto. Si vuole vera arte in grado di interessare un vero pubblico e non le ormai obsolete pratiche degli addetti ai lavori della curator- burocrazia .