Nel rione Prati esiste un museo davvero curioso, fatto di opere che provengono dalle mani (eteree) dei defunti bloccati in quel limbo tra Inferno e Paradiso. E noi siamo andati a visitarlo.

Un museo minimo ma unico al mondo, e questo fa la differenza. È pur vero che sono in pochi a conoscerlo e ancor meno quelli che l’hanno visitato, ma una cosa è certa: la sua esistenza sta a confermare che la giusta soluzione viene sempre dall’arte. Insomma, il Museo delle Anime del Purgatorio esiste davvero, è a Roma, ed è visitabile da chiunque lo desideri.
Presente nelle guide dei musei della Capitale, c’è chi lo incasella nella categoria “Altri”: un’alterità indiscutibile, data la natura ultraterrena delle opere. Proprio così! Non reperti liturgici o di culto di produzione manifatturiera, ma opere elaborate da “mani” metafisiche, costituendo di per sé una “provata” testimonianza che un aldilà c’è. Per altro verso, tali opere potrebbero essere la dimostrazione che l’esercizio creativo non sia materia esclusiva del nostro mondo. Possiamo certo dubitarne, ma intanto, al pari di ogni altra istituzione museale, Wikipedia dedica una pagina a sé a questa particolarissima collezione. La quale, però, non gode di grande notorietà.

LA SEDE DEL MUSEO

Eppure la sede che la ospita è un edificio ecclesiastico che non passa inosservato, visto il suo stile decisamente singolare nell’urbanistica del centro capitolino, trattandosi della scenografica chiesetta neogotica che si affaccia sulla riva destra del Tevere all’altezza del rione Prati, quasi a contatto con il mastodontico “Palazzaccio”, altrimenti detto Corte di Cassazione, e a non molta distanza dalla cupola di San Pietro.
D’altronde, il legame tra il museo e la chiesa è fortissimo, basti pensare che quest’ultima è intitolata al Sacro Cuore del Suffragio. Una chiesa che appare come una piccola e aggraziata cattedrale di modello nordico con struttura interna a tre navate, eretta tra Otto e Novecento su progetto dell’ingegnere bolognese Giuseppe Gualandi. Ma il personaggio chiave, l’ispiratore, promotore e in parte finanziatore dell’opera, fu Victor Jouët, un padre missionario di origine marsigliese che già nel 1893 aveva fondato l’Associazione del Sacro Cuore del Suffragio delle Anime del Purgatorio. Purtroppo si spense prima di vedere completata la sua chiesa, inaugurata il 1° novembre 1917. Giusto un secolo fa.

Chiesa del Sacro Cuore del Supplizio in Roma (navata centrale)
Chiesa del Sacro Cuore del Supplizio in Roma (navata centrale)

OPERE COME RICHIESTE D’AIUTO ULTRATERRENO

La facciata bianca della piccola cattedrale, idealmente ispirata alla verticalità e caratterizzata da ricche cesellature gotiche, può ben essere recepita come invito all’esplorazione degli interni e del minuscolo museo che vanta opere, per loro natura, di estrema rarità. E non importa se l’insieme della collezione occupi appena una parete del breve corridoio laterale tra la navata di destra e la sagrestia. In effetti, tale esiguità evidenzia l’eccezionalità e la preziosità della collezione. Si tratta di “capolavori”? (Le virgolette implicano una sospensione del giudizio alla maniera degli scettici di fronte a delle realtà inattingibili).
“Capolavori” – dicevamo – concepiti ed emanati dalla forza di volontà delle anime dei defunti, tanto da trapassare in senso inverso la soglia della morte. Esemplari esposti senza enfasi, male illuminati e assiepati in una bacheca vetrata da vecchio e polveroso museo di antropologia o di scienze naturali: tutto troppo misero per non destare il sospetto di una strategia espositiva fatta ad arte. Le opere si presentano in forma di segni, tracce, messaggi, impronte o varie cose indecifrabili all’apparenza, ma garantiti nella loro autenticità. Sono oggetti secolari, di larga provenienza geografica, misteriosi nella loro genesi, ma comparsi nell’ambito di precisi contesti, così che per loro tramite le anime infelici del purgatorio esternano la propria sofferenza.
Il fine a cui mirano queste opere in missione terrena è una richiesta d’aiuto affidata al buon cuore dei fedeli i quali, recitando preghiere, favoriranno la purificazione delle anime che, definitivamente mondate, godranno del beneficio di una più sollecita ascesa in Paradiso. Perché il Purgatorio, si sa, è uno spazio-tempo transitorio successivo alla vita terrena, che rende sofferenti le anime in quanto sottoposte a un periodo di espiazione, secondo giudizio divino, per scontare le pene derivanti dai peccati commessi, allorché in vita sia sopravvenuto un sincero e profondo pentimento, ricevendo in cambio la salvezza dall’Inferno.

Museo delle Anime del Purgatorio in Roma
Museo delle Anime del Purgatorio in Roma

IL CASO DI PADRE DOLINDO RUOTOLO

Esiste, quindi, il Purgatorio? Esiste questa anticamera del Paradiso predicata dalla Chiesa cattolica? Se qualcuno dovesse ancora dubitarne, e quand’anche a convincerlo non bastasse l’intera seconda cantica dantesca, allora varrebbe la pena ricordargli la stringente formula escatologica di un tal Padre Dolindo Ruotolo, vissuto tra il 1882 e il 1970. Il suo motto? “Chi morrà vedrà!”. Don Ruotolo era un fervente religioso napoletano con la fama di saperla lunga in materia, un dotto cattolico noto per essere un prolifico autore di testi catechistici. Il quale, in verità, durante la sua lunga vita sacerdotale patì mille tribolazioni senza mai perdere la fede. Per qualche sua persistente convinzione religiosa sopra le righe, non proprio conforme alle regole canoniche, fu sospeso a divinis più di una volta, allontanato dalla chiesa, sottoposto a processo, a perizia psichiatrica e perfino a esorcismo. Ma l’ebbe vinta lui, giacché i suoi accusatori ne riconobbero infine la sanità mentale. Un vero miracolo, eppure, nonostante la forza d’animo dimostrata, opere di Padre Ruotolo al Museo delle Anime del Purgatorio non sono mai pervenute. Che San Pietro gli abbia risparmiato la tappa intermedia spalancandogli fin da subito le porte del Paradiso? O invece spedendolo dritto all’Inferno, dati certi suoi precedenti non mondati da pentimento? Questione ineffabile, almeno per i vivi.
Ma come sarebbe a dire – e sono in tanti a dirlo – che l’arte non serve a niente? L’arte ci salverà, questa è la morale. “Chi morrà vedrà!”, e poi, oltrepassata la soglia, vi pare poco poter inviare un’opera a incremento dell’esiguo museo sul lungotevere del rione Prati, a pochi passi, terreni e celesti, da San Pietro?

Franco Veremondi

Roma
MUSEO DELLE ANIME DEL PURGATORIO
Lungotevere Prati 12
06 68806517

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.