Altro che Teosofia. Una nuova biografia riscrive la vita per niente platonica di Piet Mondrian

Il libro è opera di uno storico dell’arte olandese che ha fatto luce sulla vita di un artista considerato tra i più spirituali del Novecento. Aneddoti curiosi, passioni e vizi svelano l’aspetto più umano e mondano del pittore

Piet Mondrian, Evoluzione, 1911
Piet Mondrian, Evoluzione, 1911

Austero, spirituale, lontano dalla mondanità. È questa la descrizione che spesso accompagna le biografie dell’artista olandese Piet Mondrian, passato alla storia come il padre del Neoplasticismo, lo stile pittorico da lui elaborato che coniugava la sua visione della vita e i suoi ideali artistici: un’armoniosa proporzione tra le dimensioni materiale e spirituale. Una ricerca non solo artistica, ma anche introspettiva, che condusse il pittore ad avvicinarsi alla Teosofia, una disciplina che tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento affascinò molti intellettuali europei, e che combinava scienza e mistica con lo scopo di liberare l’uomo moderno dalla minaccia del materialismo. Recentemente, però, è stata pubblicata in Olanda una nuova biografia dell’artista, Piet Mondraan: een nieuwe kunst voor een ongekend leven, opera dello storico dell’arte Hans Jenssen che riscrive completamente la vita di Mondrian, con aneddoti che svelano abitudini, vizi, hobby e debolezze dell’artista “ascetico”.

LA PASSIONE PER LA DANZA E LA MUSICA

Se di Mondrian si è sempre detto che vivesse in un ordine maniacale e che temesse ogni tipo di distrazione, compreso il matrimonio stando a quanto scrive Jenssen, l’artista fu un uomo più mondano e brioso di quanto si possa immaginare, per niente costretto dal rigore delle dottrine filosofiche che praticava. Racconta lo storico dell’arte che Mondrian fu un ottimo ballerino, e che quasi sicuramente nel 1925 fu tra gli spettatori del primo show che la ballerina Joséphine Baker fece a Parigi. In particolare, fu un grande appassionato del Charleston, al punto che nel 1926 avrebbe rilasciato un’intervista alla stampa olandese per dichiarare che, se nei Paesi Bassi fosse stato vietato questo ballo, egli non sarebbe mai più tornato nel suo paese d’origine. Amava molto il jazz, ma non gli dispiaceva la musica sperimentale: per la rivista De Stijl scrisse un lungo articolo dedicato agli Intonarumori di Luigi Russolo, affermando come questi strumenti avessero contribuito alla creazione della musica astratta.

MONDRIAN E IL SUO DEBOLE PER IL CIBO E LE DONNE

Quello che emerge è dunque il ritratto di un uomo che visse intensamente la sua esistenza, tra routine quotidiana, momenti gaudenti e aneddoti curiosi. Nei primi del Novecento, Mondrian collaborò con il laboratorio scientifico dell’Università di Leiden nei Paesi Bassi, disegnando esemplari batteriologici per le ricerche. Dopo la Prima Guerra Mondiale, in un momento di difficoltà economica, avrebbe lavorato come cameriere e come bracciante agricolo e, data la sua forte spiritualità, avrebbe seriamente preso in considerazione l’idea di diventare un ministro della chiesa. Fu inoltre una buona forchetta, gradiva fermarsi a pranzo nei migliori ristoranti di Parigi, sebbene le finanze non glielo consentissero. Ma sopra ogni altra cosa, avrebbe avuto un debole per le donne: cercava sempre la loro compagnia, e sembra che le attenzioni fossero ricambiate. In particolare, ebbe una relazione con una donna molto più giovane di lui, Lily Bles, figlia del poeta olandese Dop Bles. Nonostante ritenesse il matrimonio una distrazione, Mondrian chiese la mano della ragazza. Ma Lily rifiutò la richiesta del pittore rispondendo, con una lettera, che era alla ricerca di qualcuno della sua stessa età.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.