Il rilancio di ICOM in 10 mosse

Parte integrante di un’organizzazione fra le più attive a livello mondiale, ICOM Italia pare non riuscire ad adeguarsi ai continui cambiamenti che interessano il settore museale. Ecco qualche spunto di riflessione per un efficace rilancio.

ICOM Milano 2016
ICOM Milano 2016, conferenza generale dell'international Council of Museums

ICOM Italia è il Comitato Italiano dell’International Council of Museums. Un’organizzazione importante. Tra le più importanti a livello internazionale e rappresenta, a livello globale, un vero e proprio punto di riferimento per tutti i professionisti della museologia e per chi opera abitualmente all’interno del mondo dei musei.
Il problema è che il mondo dei musei è cambiato notevolmente negli ultimi anni, ma non si può dire lo stesso dell’approccio che ICOM ha adottato.
Non che questo sia necessariamente un errore, ma l’interesse dell’associazione rimane, seppur qualche timido tentativo di aggiornamento si sia registrato negli ultimi anni, rivolto in primo luogo al suo interno.
In parte è comprensibile: ICOM non è un’associazione di tipo comunicativo, ha un focus specifico e tecnico e l’approccio che ha sempre adottato è un approccio di tipo istituzionale che ha garantito il consolidarsi di una serie di relazioni e il raggiungimento di alcuni obiettivi di tipo “diplomatico”.
Ciononostante, mai come in questo periodo storico, il “museo” è un luogo “aperto”. Esistono in Italia dei musei come il Museo Salinas, che se nella realtà sono stati “chiusi” per motivi di restauro, hanno riscosso un “boom” di visitatori virtuali attraverso una campagna e una fortissima presenza sui social network. ICOM Italia forse dovrebbe prendere spunto da queste esperienze per attuare una strategia di sviluppo che integri quegli elementi che gli sono propri con elementi che, pur essendo forse più popular, sono invece oggi al centro di una serie di riflessioni che riguardano il rapporto tra il museo e la società.

10 SUGGERIMENTI

Cosa dovrebbe fare ICOM per riuscire a manifestare tutto il suo potenziale?
Il momento è propizio: ci sono sempre più italiani che iniziano a riconoscere il ruolo fondamentale della cultura nelle loro vite. Complice l’attività di alcuni bravi direttori, gli italiani riscoprono il loro patrimonio e la parola museo è pian piano vista con meno sospetto anche da chi, di musei, non ne frequenta tantissimi.

1 – Oltre ad organizzare una Festa dei Musei, organizzare una Festa nei Musei.
Per quanto possa sembrare un banale gioco di parole, il museo può essere anche un luogo di festa. Ovviamente con rispetto per le finalità statutarie, per il ruolo che queste istituzioni ricoprono nella società. Ma la parola festa non è in antitesi spaziale con la parola museo (La parola museo indica etimologicamente il “luogo delle Muse” in merito alle quali Platone scrisse: “…chi senza follia di Musa, al Palagio regale di Poesia s’avvicina, convinto di diventar poeta per forza d’arte, inutile, lui e la sua poesia: di fronte alla poesia dei folli, la poesia del savio, ottenebrata, scompare”). Fare dei musei un luogo di festa, un luogo in cui musica, cibo e arte si mostrano e mostrano a tutti i visitatori il vero binomio tra conoscenza e bellezza.

2 – Avviare una campagna di sensibilizzazione sui musei nei riguardi dei giovani e dei giovanissimi, attraverso l’azione diretta delle e nelle scuole.
Il tema delle scuole e dei giovani è un tema molto dibattuto, in merito al quale ICOM ha già avviato, a dire il vero, dei progetti. Inserire tale punto significa sottolineare come su questo tema molto di più possa essere ancora fatto. ICOM ha la possibilità di contare su soci appassionati, in grado di garantire una copertura capillare del territorio italiano. E potrebbe fare ancora di più.

Il momento è propizio: ci sono sempre più italiani che iniziano a riconoscere il ruolo fondamentale della cultura nelle loro vite”.

3 – Rendere gratuita la fee di accesso a ICOM a fronte di uno scambio di professionalità.

Non tutti gli studenti, gli appassionati, e gli incuriositi hanno la possibilità di versare annualmente le fee che l’associazione richiede. Si potrebbero immaginare degli accordi per cui una persona ha il diritto a iscriversi gratuitamente a ICOM a fronte di un “monte-ore” speso presso le scuole come “testimone di bellezza” o a fronte di servizi (tesi di laurea inerenti temi che ICOM seleziona come prioritari ecc.).

4 – Avviare un progetto di valorizzazione dei musei suddiviso in tre fasi in cui esperti di settori differenti dall’ambito culturale forniscano idee e strumenti nuovi.
Non basta avere la formazione di professionisti del mondo profit per rinnovare i musei. Probabilmente potrebbe essere una buona scelta mettere i for-profit-manager alla guida di un museo. Far realizzare dei piani di sviluppo che abbiano visioni differenti, che vengano successivamente mediati dalla professionalità e dalle competenze di cui i professionisti dei musei sono in possesso. Esistono due modalità per progettare: essere consapevoli dei vincoli e riuscire a progettare all’interno di questi perimetri o progettare liberi e cercare di capire come adattare l’idea ai vincoli esistenti. Forse la seconda forma potrebbe fornire degli spunti interessanti.

5 – Creare una partnership con le principali imprese del territorio.

6 – Favorire l’inserimento del museo all’interno della vita quotidiana dei cittadini.
Le modalità attraverso le quali avviare una politica di engagement con i cittadini sono tendenzialmente infinite, e in ICOM sono già presenti professionalità di ampio respiro specializzate in questo settore.

7 – A tal riguardo avviare una politica di estensione delle “commissioni” e avviare un accordo con il MiBACT per rendere “reale” la figura del manager museale (vale a dire, prevedere che tra le professionalità museali ci siano anche posizioni in cui venga espressamente richiesta una laurea di “management culturale”).

Manca una classifica di quali musei misurino meglio le proprie performance. Non c’è. Sarebbe ora di istituirla“.

 8 – Sviluppare una serie di corsi obbligatori per poter avere il “certificato ICOM”.

9 – Sviluppare internamente una serie di servizi aggiuntivi che vengano forniti ai musei minori.
Quanti professionisti museali conta ICOM? Tra questi ci sono “disoccupati, inoccupati, giovani, studenti, professionisti affermati”. Tutte queste risorse potrebbero essere delle grandi opportunità per una struttura museale sita in un piccolo comune di provincia, che non può assumere (per vincoli legali ed economici) dei professionisti esterni. ICOM potrebbe diventare la prima vera comunità di pratica in ambito museale italiano. E i musei non potrebbero far altro che gioirne.

10 – Iniziare a misurare i musei.
Esistono classifiche su tutto. Ci sono classifiche che ci dicono quali lavori sarebbe più redditizio fare, quali siano i cibi più calorici e in quali città andare a vivere sulla base delle nostre esigenze (di tipo lavorativo, personale, professionale). Ci sono ranking sul valore di brand delle nazioni, dei territori. Manca una classifica di quali musei misurino meglio le proprie performance. Non c’è. Sarebbe ora di istituirla.

Questa classifica non è un modo per mettersi in cattedra. È un tentativo di stabilire un contatto, un dibattito, con un’organizzazione che dovrebbe essere “più che aperta” a tutti e che invece dà sempre la sensazione di costituirsi come un club chiuso su se stesso.

Stefano Monti

www.icom-italia.org/

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.