Le molte anime di Giovanni Prini. In mostra a Roma

Galleria d’Arte Moderna, Roma – fino al 26 marzo 2017. La sede capitolina ospita la prima mostra istituzionale dedicata a un protagonista dimenticato del Novecento. Rispolverandone la poetica e mettendone in luce la forte appartenenza al contesto socio-culturale del suo tempo.

Giovanni Prini, Segreto di bimbi, 1902
Giovanni Prini, Segreto di bimbi, 1902

Al numero 44 di via Nomentana, poco lontano da Porta Pia e dalle adiacenti Mura Aureliane, in uno di quei palazzi color ocra umbertino, vasti e popolosi, fioriti a iosa sullo scorcio dell’Ottocento, trovava dimora – nei primi anni del nuovo secolo – un celebre salotto romano. Lo animavano Giovanni Prini (Genova, 1877 – Roma, 1958) scultore, pittore, artigiano, e la bella e fascinosa moglie, la poetessa Orazia Belsito. Nei sabati del salotto Prini si incontravano, per scambiarsi pensieri ingegnosi e stimoli creativi, artisti giovani e brillanti come Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Duilio Cambellotti, Gino Severini, Marcello Piacentini, Mario Sironi, Cipriano Efisio Oppo. I salotti culturali di un tempo, grazie alla loro feconda eterogeneità, si dimostrarono formidabili crocevia di idee e di provvidi scambi esperienziali: una realtà oggi difficilmente immaginabile. Ed ecco ora, finalmente, la prima mostra istituzionale dedicata al trascurato artista genovese dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma che ospita, nelle numerose sale distribuite su tre piani, circa centotrenta opere, fra oli, disegni, marmi, bronzi e oggetti d’arte applicata (ceramiche, mobili, giocattoli), realizzate in un arco di tempo che va dai primi del Novecento fino agli Anni Cinquanta.

Giovanni Prini, Ritratto di Orazia Belsito, 1899
Giovanni Prini, Ritratto di Orazia Belsito, 1899

UNA POETICA COMPOSITA

La poetica di Giovanni Prini maturò e si svolse nel clima estetico alimentato dalla vena impressionistica di Auguste Rodin e di Medardo Rosso, dagli afflati umanitari del socialismo tosltojano di Constantin Meunier e di Giuseppe Pellizza da Volpedo, dai refoli moderatamente antiaccademici della Secessione europea che trovò terreno fertile nella Capitale (il Palazzo delle Esposizioni ospitò ben quattro mostre secessioniste, dal 1913 al 1916) e che mirava, tra i suoi obiettivi, a restituire dignità artistica all’attività artigianale, ascritta al novero delle cosiddette arti applicate. Quel clima straordinariamente composito, arricchito dai continui apporti ideativi di un universo culturale in pieno fermento, mosse la sensibilità ricettiva del giovane Prini, che trasmutò felicemente quegli stimoli in immagini d’arte.

LA MOSTRA

Lungo il percorso espositivo ci trattiene il volume marmoreo di due amanti avvinti, di ispirazione liberty secondo una declinazione cara a Leonardo Bistolfi (altro ingegno dimenticato), appena cavati – si direbbe – dal cuore vivo di una pietra informe; sostiamo davanti a un ritratto di Orazia che rifrange certe atmosfere e certe tonalità vespertine del primo Balla; ci attardiamo sul delicato bronzo Segreto di bimbi, dove ancora la lezione bistolfiana sposa timidamente un motivo caro a quel socialismo umanitario allora in voga.

Luigi Capano

Evento correlato
Nome eventoGiovanni Prini - Il potere del sentimento
Vernissage20/12/2016 ore 18 su invito
Duratadal 20/12/2016 al 26/03/2017
AutoreGiovanni Prini
CuratoreMaria Paola Maino
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoGALLERIA D'ARTE MODERNA DI ROMA
IndirizzoVia Francesco Crispi 24 - 00187 - Roma - Lazio
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Luigi Capano
Di professione ingegnere elettronico, si dedica da diversi anni all’organizzazione di eventi culturali sia presso Gallerie private che in spazi istituzionali. Suoi articoli d’arte sono apparsi su periodici informatici e cartacei: Rivista dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, Expreso Latino, Arte e Fede, Umanesimo del Lavoro, Rivista di Studi Fiumani, Art a part of culture, Fourzine Magazine, Papale-Papale, Almaghrebiya.