Un dirompente spettacolo di Jan Fabre in prima mondiale a Milano
Scritto nel 1980 e proposto oggi al Teatro OutOff con una messa in scena inedita concepita per la protagonista Ivette Codina, “Who Shall Speak My Thought?” è uno spettacolo che, affondando negli angoli reconditi della mente, è destinato a urtare, sconvolgere e turbare gli animi degli spettatori
Il ritmo è serrato. I passaggi sono rapidissimi. La protagonista, Ivette Codina, è sola sul palco, a tratti illuminata. Il pavimento è costellato di panetti di burro, accostati a semplici lampadine. L’incontro tra i due elementi è fatale. Per non dire “illuminante”. Viene presentato come un monologo, ma in realtà è un vero e proprio dialogo con se stessi, Who Shall Speak My Thought?, spettacolo scritto e concepito da Jan Fabre (Anversa, 1958), nel 1980 e presentato in questa inedita messa in scena, in prima mondiale, al teatro OutOFF di Milano, nell’ambito dell’annuale rassegna a lui dedicata. Adattato per la talentuosa protagonista e presentato in spagnolo, il testo rimane irruento, dirompente e provocatorio, capace di mettere alla prova attori e pubblico. La forza dello spettacolo risiede nell’essere interamente corpo: nella regia di Fabre anche la parola e la musica si fanno carne. Questo approccio fisico, viscerale e a tratti violento si riflette storicamente nel suo rapporto con la compagnia Troubleyn. Proprio a causa di tali metodi, nel 2022 il regista è stato condannato dal tribunale di Anversa a seguito delle denunce di alcuni ex collaboratori per bullismo, violenze, molestie sessuali e violazione delle norme sulla tutela dei lavoratori.

Le parole di Jan Fabre sullo spettacolo al teatro OutOFF di Milano
Come ha spiegato l’artista, “è stata una sfida impegnativa riproporre questo spettacolo nato negli Anni Ottanta, in un periodo difficile in cui soffrivo di iperventilazione, ero colpito da convulsioni, e ritrovarlo ancora attuale, capace di parlare al presente”. Scritto originariamente per due uomini, qui è presentato in una messa in scena completamente nuova che, come anticipato, vede una donna protagonista, elemento che aggiunge un ulteriore livello di significato, dal momento che il femminile rappresenta la potenza vitale, creativa, attraverso cui l’artista approfondisce il rapporto con l’alchimia. “Tutta la pièce” ha osservato “ruota intorno alla dicotomia tra razionalità e irrazionalità, rappresentate dal burro e dalle lampadine, rispettivamente metafora del corpo, della trasformazione e del pensiero lucido e razionale. Il percorso narrativo segue i cinque stadi dell’alchimia che si sviluppano lungo le 11 tappe rappresentate dai panetti di burro sul palco”.
“Who Shall Speak My Thought?”, un viaggio nella mente umana
Who Shall Speak My Thought? si rivela quindi un assolo con cui Fabre non si smentisce e rilancia, andando a esplorare gli angoli più reconditi della mente, il conflitto tra essere e dover essere, tra forma e sostanza, tra conscio e inconscio. In linea con la tradizione alchemica a cui si richiama da sempre, l’artista costruisce un climax ascendente, portando in scena la tensione irrisolta tra il perbenismo di matrice borghese e religiosa e una natura istintiva e primordiale, che spinge l’individuo a cercare appagamento e piacere.
Musica e drammaturgia nello spettacolo di Jan Fabre al Teatro OutOff
Il conflitto si traduce sul palco in un crescendo di passioni, a tratti volutamente esasperante. Ivette Codina si muove con fulminea agilità tra registri opposti: il riso si trasforma in spasmo, mentre il piacere sembra traboccare nell’orgasmo. Le sensazioni si fanno tangibili e il clima si carica di una tensione febbrile e sinestesica, amplificata dalle musiche originali di Alma Auer. Da una parte, queste evocano quasi un’atmosfera religiosa, come se il flusso dei pensieri rimandasse a una confessione; dall’altra, riportano inesorabilmente al corpo, facendosi respiro, affanno e palpito. La drammaturgia di Miet Martens, con il suo linguaggio poetico e le ripetizioni ossessive, si può leggere come “un’ode a coloro che provano emozioni troppo intense, sentono troppo, vedono troppo e che continuano a cercare la bellezza e il significato nel caos travolgente dell’esistenza” per riprendere le parole dell’artista.

Alchimia e trasformazione: il legame tra teatro e arti visive
Come ha notato la protagonista, Ivette Codina, il fulcro di Who Shall Speak My Thought? è la trasformazione che per lei non è stata solo mentale, ma proprio fisica. “Questo spettacolo è una sorta di rituale di passaggio. Ogni rappresentazione ha un impatto trasformativo sul mio corpo, il mio essere; come se ogni bacio, morso, carezza o pugno contribuisse a un’impercettibile ma inesorabile metamorfosi che, partendo dal corpo, tocca l’essenza dell’anima”. Ed è proprio questa dinamica del cambiamento che Fabre, come un moderno alchimista, cerca da sempre nel teatro e nelle arti visive. Un concetto che nello spettacolo prende forma attraverso la presenza del burro, sublimato come nella ricerca di Joseph Beuys, in elemento simbolico, curativo, ancestrale. Materia primordiale e dinamica che, associata alla forza vitale del femminino, diventa al culmine dello spettacolo pura energia, potenza di luce. Nell’arte, la stessa idea di metamorfosi è pienamente espressa nella mostra Death Keeps Me Awake attualmente in corso, fino al 22 gennaio, alla Galleria Gaburro di Milano, dove l’artista fiammingo presenta un corpus di opere, inedite e storiche, realizzate con elitre di scarabei gioiello. Un progetto che ruota intorno a una riflessione sulla vita e la morte, due realtà opposte ma indissolubili che traggono la propria ragion d’essere l’una nell’altra.
Ludovica Palmieri
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