Come sarà l’edizione 2026 di Biennale Teatro e di Biennale Danza a Venezia
Presentati a Venezia i programmi del 54. Festival Internazionale del Teatro, diretto da Willem Dafoe, e del 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, con la direzione di sir Wayne McGregor
Alter Native è il titolo scelto da Willem Dafoe per la sua seconda edizione alla guida del Festival Internazionale del Teatro, che si terrà dal 7 al 21 giugno, offrendo al pubblico la possibilità di assistere a numerose prime assolute, frutto della creatività di artisti provenienti da vari continenti. Wayne McGregor, invece, adotta Il tempo non esiste come titolo del cartellone del Festival Internazionale di Danza Contemporanea, in programma dal 17 luglio all’1 agosto 2026: anche in questo caso, è da sottolineare la marcata pluralità delle culture di provenienza degli artisti che saranno in scena. Comune a entrambi i programmi, la volontà di superare gli steccati fra le arti, riconoscendo, al contrario, la fluidità di categorie ed etichette ed esplorando il fertile territorio delle contaminazioni.
L’idea alla base della Biennale Teatro 2026
“Per l’edizione di quest’anno abbiamo scelto il titolo ALTERNATIVE, o più precisamente, ALTER NATIVE. Non esiste un significato preciso, poiché l’etimologia può essere vaga o evocativa. L’idea è quella di pensare ad ALTER come a un cambiamento e NATIVE come alla propria natura. Oppure ALTER come altro e NATIVE come la cultura di provenienza.” Così Willem Dafoe spiega il titolo e, dunque, l’idea alla base del cartellone costruito per l’edizione 2026 della Biennale Teatro. Accanto agli spettacoli del Leone d’Oro, la regista e autrice Emma Dante, e del Leone d’Argento, il coreografo-regista-drammaturgo Mario Banushi, Dafoe ha voluto condividere con il pubblico il frutto dell’indagine condotta al di fuori dei territori conosciuti: “Invece di presentare artisti di cui conosco il lavoro, quest’anno ho deciso di invitare opere provenienti da contesti teatrali diversi da quelli commerciali e istituzionali occidentali. È la mancanza di familiarità che ci permette di riscoprire le origini del teatro e di risvegliare il contatto essenziale tra l’artista e lo spettatore.” Insieme ai collaboratori Valentina Alferj e Andrea Porcheddu, Dafoe ha, dunque, scoperto e invitato a Venezia “comunità in cui il teatro serve a intrattenere, ispirare e infondere un senso di meraviglia e possibilità, il cui intento è radicato nelle proprie tradizioni pur volgendo lo sguardo al futuro”.
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Il programma della Biennale Teatro 2026
Da queste premesse non poteva che risultare un cartellone quanto mai composito, con artisti provenienti da ogni angolo del pianeta. Dalla Grecia, oltre a Banushi, arrivano Christos Stergioglou e Alexandros Drakos Ktistakis con un concerto-spettacolo che contamina antico e contemporaneo. Tre gli artisti asiatici: dall’India la coreografa e danzatrice Sharmila Biswas, che reinventa la danza tradizionale Odissi; dall’Indonesia, il collettivo di danza-teatro Bumi Purnati; mentre il giapponese Satoshi Miyagi presenterà un’originale reinvenzione di Otello. Dall’Oceania arriverà in Laguna il celebre regista samoano Lemi Ponifasio, mentre dall’Africa saranno ospitati il poliedrico artista ruandese Dorcy Rugamba e la cantante originaria del Benin, ma residente in Francia, Angelique Kidjo.
Gli italiani in scena, oltre a Emma Dante, saranno Davide Iodice che, dopo aver portato lo scorso anno il suo Pinocchio, presenterà il nuovo progetto, Promemoria, realizzato con i residenti di una RSA veneziana; e Silvia Costa, con Tacet di Jacopo Giacomoni.
Da segnalare, poi, la mostra con cui la Biennale omaggerà Robert Wilson e il denso programma “formativo”: oltre al consueto – e meritorio – Biennale College, destinato a registi e drammaturghi under 30, ritorna, dopo la positiva esperienza dello scorso anno, il Progetto Scuole di Teatro, che prevede la messinscena di tre spettacoli diretti da registi affermati – Marco Plini, Giorgio Sangati e Arturo Cirillo – e interpretati dagli allievi della Scuola Paolo Grassi di Milano, della Scuola del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale e, della Scuola del Teatro Nazionale di Napoli.

L’idea alla base della Biennale Danza 2026
Le ricerche del fisico Carlo Rovelli, sostenitore della non linearità e della molteplicità del tempo, ma anche le ricerche compiute nel ricco archivio della Biennale in vista del ventennale del Festival Internazionale di Danza Contemporanea, hanno ispirato sir Wayne McGregor, nel comporre il cartellone dell’edizione 2026 di Biennale Danza. Il coreografo inglese confessa di essersi reso conto che, “il tempo non esiste – e che fondamentalmente gli artisti della danza lo hanno sempre saputo, invitandoci a provare meraviglia e curiosità per la natura della realtà.” Da qui l’invito ad artisti che “esplorano e descrivono attraverso le loro opere molteplici linee temporali, prospettive e realtà”; capaci anche di intraprendere “collaborazioni tra diversi mezzi espressivi, culture e periodi storici, creando opere che riflettono una coscienza condivisa o un’esperienza umana collettiva.” Artisti che proporranno spettacoli che sviscerano “i temi della memoria, dell’identità e dell’esistenza, incoraggiando il pubblico a riflettere e a percepire il proprio legame con la vita – un invito a cambiare il modo di relazionarsi e di essere.”
Il programma della Biennale Danza 2026
Un’idea e una concezione dell’arte evidenti già nella scelta del Leone d’oro – la compagnia australiana di danza delle Prime Nazioni Bangarra Dance Theatre – e del Leone d’argento – la coreografa e danzatrice sudafricana Mamela Nyamza. Accanto ai loro spettacoli, saranno in scena a Venezia artisti che nei loro spettacoli indagano tanto le urgenze della contemporaneità quanto le origini delle stesse nella storia. In cartellone ci saranno l’israeliano, attivo da tempo in Francia, Emanuel Gat; la giapponese Eiko Otake e la cinese Wen Hui; la coreografa e regista lappone Elle Sofe Sara che, insieme alla coreografa islandese Hlín Diego Hjálmarsdóttir, dirigerà 19 ballerini del corpo di ballo del Teatro dell’opera di Oslo; e, ancora dal profondo Nord, la finlandese Kalle Nio che, insieme al coreografo brasiliano ma residente in Svezia Fernando Melo, è autrice di Tempo. Un’attenzione rivolta a ogni angolo del mappamondo, come testimoniano anche le presenze della franco-malgascia Soa Ratsifandrihana, del libanese Omar Rajeh, dell’australiano Adam Linder, del neozelandese di origine Maori Oli Mathiesen. Ci sarà, ancora, l’italiano Andrea Salustri, vincitore del bando nazionale per una nuova coreografia; e la nuovissima formazione di Stoccarda composta da artisti della danza over quaranta, Winndance, acronimo di When if Not Now.
Ricco, poi, il programma collaterale, con la Biennale College destinata a danzatori e coreografi e, soprattutto, con la mostra Life Lines, creata in collaborazione con l’Archivio Storico della Biennale – ASAC in occasione dei vent’anni del festival dedicato alla danza contemporanea.
Laura Bevione
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