Hybris, il nuovo spettacolo teatrale del duo RezzaMastrella

In occasione del Festival dei Due Mondi a Spoleto, ha esordito “Hybris”, il nuovo spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Dopo aver assistito alla rappresentazione, ne abbiamo parlato con gli autori

Antonio Rezza e Flavia Mastrella collaborano da ben 35 anni. Non per niente, è stato loro assegnato il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Teatro di Venezia nel 2018. RezzaMastrella hanno presentato, in prima assoluta, cogliendo l’occasione del Festival dei Due Mondi a Spoleto, il nuovo spettacolo Hybris, dal 7 al 10 luglio scorsi, nella cornice della Chiesa di San Simone. In contemporanea, a Palazzo Collicola, fino al 25 settembre, va in scena la mostra Euforia Carogna, che racchiude, o almeno prova a farlo, “35 anni di irriducibilità“. Li abbiamo intervistati.

Perché lo spettacolo si chiama Hybris, termine che in greco significa “tracotanza”?
Antonio Rezza:Il titolo lo mettiamo l’ultimo giorno disponibile: è la prima menzogna dell’autore quindi cerchiamo di mentire il più tardi possibile. Aveva attinenza con il despota che decide chi è dentro e chi è fuori. Ci è stato suggerito da Monica Naldi.
Flavia Mastrella:È l’essere umano che si ribella agli dei. Serviva un titolo che rispecchiasse la qualità dell’influencer, ma soprattutto il momento storico che attraversiamo. Il lavoro parla dei media, del disorientamento e del vuoto che sentiamo.

Come siete arrivati a concepire questo spettacolo?
Flavia Mastrella: Già nel 2016 pensavo alla transizione digitale, all’attimo di vuoto che segue un passaggio. Abbiamo rappresentato numerose evoluzioni comunicative dagli Anni Ottanta. Cambia il significato delle cose ma chi subisce il cambiamento usa le cose in modo errato, non cavalca il presente.

Cambia mezzo di comunicazione ma la gente comunica la stessa cosa, le stesse ansie sociali e obiettivi?
Flavia Mastrella: Cambia il significato delle parole e muta la tecnologia. Ciò che viene comunicato sembra nuovo come lo spazio del web sembrava una zona libera, ma la materia umana resta la stessa, ingenua e manovrabile se ben manipolata. A sfavore dell’arte il nostro governo ha una cabina di regia dove si decidono le sorti del presente. Siamo forse i personaggi di un eco-horror?

Parlatemi della porta. È un elemento rigido ma che contiene la fluidità del vuoto interno. È diverso rispetto ad altri elementi scenici con i quali avete interagito in passato, perché?
Flavia Mastrella: Si tratta di una porta che apre sul vuoto e chiude sul nulla, conduce all’immobilità mentale e non sta in piedi da sola. Hybris racconta di dittatura e protervia in modo più aspro del solito.
Antonio Rezza: Flavia ha sempre creato habitat morbidi o che avvolgevano il corpo. La porta è un elemento rigido, io la sposto di continuo: è come dare una pistola in mano a un pistolero. Mi sposto in tutto l’arco dello spettacolo, cosa che non ho mai fatto. Abbiamo bisogno di tradire ciò che abbiamo fatto prima. Hybris ha dei margini di miglioramento. Diventerà più veloce: è come una macchina che ancora non sai guidare.

Più velocità significa più qualità e più divertimento?
Antonio Rezza: Il divertimento è di chi lo vede. La velocità è questione di affidabilità, fluidità, rotondità. Fare uno spettacolo per me è un trauma. Non è divertente, con noi non si passa una serata, con noi si è sempre in tensione.

Nonostante sia evidente il lato tragicomico…
Antonio Rezza: È una comicità, come la definiva Artaud, “figlia degli Inferi”: muove il corpo e le viscere, ma non è una comicità situazionista o di battuta, tocca le corde del profondo stomaco. Senza il riso di chi è di fronte a me, tuttavia, sarei impacciato. Il riso è energia pura.

Hybris, Festival dei due mondi, Spoleto, 2022, photo Annalisa Gonnella

Hybris, Festival dei due mondi, Spoleto, 2022, photo Annalisa Gonnella

LO SPETTACOLO HYBRIS DI REZZAMASTRELLA

Mi ha colpito lelemento maligno che emerge sul palcoscenico.
Flavia Mastrella: La bontà è poco divertente, mentre malignità, cattiveria e difetto, oltre ad accomunarci, ci fanno vibrare, ci riportano al presente. La bontà va esercitata, non raccontata.

In Hybris la coralità viene contraddetta dal singolo, Antonio si comporta come Mangiafuoco con i suoi burattini. Sembra come se gli altri personaggi in scena fossero il risultato di un’estroflessione dell’ego. Perché?
Antonio Rezza: La scelta non è premeditata: non mi metterei mai a tavolino chiedendo di fare uno spettacolo dove succhio energia agli altri per alimentare il mio ego. Ciò può accadere quando si privilegia il punto di vista dell’autore. Qui l’autore è solo emanazione del corpo. Sono fiero di non riflettere su quello che faccio, quello che esce è il frutto di un’urgenza biologica. Non prevedo quello che accadrà sul palco altrimenti io diventerei il maggiordomo di me stesso. Non sono autore, sono esecutore di quello che non so fare, di quello che non so che facciamo. È un metodo onesto perché non previsto: mi fa tenerezza chi si affida alle idee e fa quello che ha pensato. Siamo abituati a un’arte in cui l’autore impone ciò che si deve vedere. Questo autore andrebbe condannato: è da qui che scaturisce la violenza che ci circonda!
Flavia Mastrella: Nello spettacolo, Antonio rappresenta la megalomania dell’uomo al potere che, non riuscendo a gestire la coralità, rinchiude l’essere nella famiglia, è un super-burattinaio-influencer. Il nucleo familiare è composto ora, solitamente, di tre persone. Non c’è più la famiglia arcaica in cui ognuno aiutava l’altro in una sorta di economia rurale. Ora ci sono singoli che consumano. L’incomunicabilità in presenza è uno strumento di controllo

Euforia Carogna è la mostra che racchiude 35 anni di carriera. Da dove viene il titolo?
Flavia Mastrella: Il titolo viene dall’emozione che ci porta a esagerare nel fare le cose.

Come raccontereste il percorso della mostra a chi non conosce il vostro lavoro?
Antonio Rezza: La mostra racconta i nostri 35 anni di irriducibilità.
Flavia Mastrella: Ci sono le ricerche figurative che mi conducono alla composizione degli habitat che realizzo per Antonio: l’habitat di l’esaltazione dell’insignificante, le foto dei Disegni con la luce, La stanza nella stanza, che è il lavoro preparatorio per giungere a Fratto_X e poi le sculture de Lemozione fatta suono. Gli habitat non sono scenografia ma piccoli mondi. Di Antonio c’è Il Pianto del Centauro, un’installazione audio-visiva dove suoni gutturali si fondono con immagini aberrate, e alcune gigantografie delle Carte da Giogo. In una saletta video sono proiettati materiali che raccontano di noi. Poi foto di fotografi che hanno seguito le nostre avventure, i Visi Goti 1990, una scultura da asporto EXPLò, i Quadri di scena del 1990, totem e sculture di Fotofinish e altre opere. La mostra invade e trasfigura tutto il piano nobile di Palazzo Collicola.

Giorgia Basili

http://www.rezzamastrella.com/

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Giorgia Basili

Giorgia Basili

Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza…

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