Teatro e festival estivi: Interplay a Torino prende il via in versione digitale

Il festival torinese Interplay reagisce all’emergenza Coronavirus andando in scena dapprima in versione digitale e poi, in autunno, dal vivo, ospite di altre rassegne e teatri.

Arno Schuitemaker, If You Could See Me Now. Photo credit © Sanne Peper
Arno Schuitemaker, If You Could See Me Now. Photo credit © Sanne Peper

Parliamo ancora di festival estivi, e il prossimo appuntamento per gli amanti della danza, e soprattutto della giovane danza italiana, è (e non: sarebbe stato) Interplay a Torino, giunto quest’anno alle 20esima edizione e non nuovo su queste pagine. Al via dal 20 maggio ma in una veste rinnovata, il format si adatta alle esigenze dell’emergenza COVID. La “sfida” era il tema scelto prima dell’emergenza, che risuona ancora più urgente e spinge gli organizzatori a ricercare una forma di resistenza resiliente. Metà festival nel periodo annunciato, dal 20 al 30 maggio, con un format digital, e l’altra metà posticipato tra settembre e novembre, trovando ospitalità presso rassegne e festival autunnali. 10 compagnie a maggio e 13 da settembre, artisti provenienti da 14 nazioni diverse. Per il programma del festival, in questa prima fase fatto di spettacoli in streaming, video, recensioni, interviste e incontri virtuali, basta consultare il sito o le pagine social, mentre noi decidiamo di dedicare questo spazio a una riflessione con la direttrice artistica, Natalia Casorati, riguardo all’impatto di questo periodo sul breve e lungo termine.

Quali sono state le riflessioni che hanno accompagnato il fatto di rimodellare il festival?
La criticità che si è creata con l’emergenza COVID-19, ci ha imposto di trovare forzatamente una soluzione alternativa. Siamo una delle prime manifestazioni che aprono la stagione primaverile/estiva dei festival, non avremmo avuto tempo di capire cosa sarebbe successo, né immaginare di posticipare tutto il progetto, sovrapponendoci ad altri festival e alle stagioni dei teatri, ma anche per l’impossibilità di trovare teatri liberi (per maggio prenoto i teatri un anno prima).
Alle volte le situazioni difficili sono anche uno stimolo per reinventarsi e trovare soluzioni alternative. Quindi ho deciso di investire il budget che avrei speso per hotel e viaggi, nel rafforzare la parte digitale e di comunicazione sul web. Ci tengo a precisare che anche se gli spettacoli non avverranno fisicamente in teatro, i cachet alle compagnie italiane programmate saranno pagati ugualmente.

Silvia Gribaudi, Graces
Silvia Gribaudi, Graces

Quali forme assumerà il festival e attraverso quali canali? Il fatto che una parte del festival diventi “digital” vi permetterà di puntare a pubblici diversi e come? 
Metà festival sarà a maggio, nelle stesse date e orari che avevamo previsto, metà è posticipato in autunno, la sezione che sarebbe andata in scena in musei, gallerie d’arte e nel contesto urbano. La parte digitale sarà trasmessa sui nostri canali social (Facebook e Instagram) e sul nostro canale YouTube. Gli spettacoli saranno visibili solo nei giorni del festival, poi saranno tolti. Abbiamo uno studio professionale di consulenza digitale che ci sta supportando affinché questa soluzione avvenga nel migliore dei modi e venga anche comunicata raggiungendo più pubblico possibile, anche quello che a teatro non ci sarebbe comunque venuto.
Ogni serata sarà introdotta da un esperto, che intervisterà gli artisti. Una sorta di fiction dello spettacolo dal vivo. Anche le interviste, fatte su Zoom, sono tutte pre-registrate, ma saranno montate e trasmesse come se fossero in diretta.

Quando l’emergenza sanitaria terminerà, ci sarà qualcosa da non dimenticare? Ovvero, pur fuori dai teatri, c’è qualcosa che abbiamo appreso in questo tempo e che potrà essere motivo di crescita nell’ambito delle arti performative?
Spero davvero che questa situazione sia l’occasione per farci riflettere, la Terra sta soffrendo e quello che è successo è un segno. Noi come associazione ci siamo mossi con progetti green, prima ancora dell’emergenza COVID-19 e sentiamo in maniera molto forte la necessità che la collettività contribuisca in modo attivo a sostenere modalità di vita più sostenibili, nel rispetto della natura, degli animali, delle comunità più fragili. Il mondo del teatro e della cultura in genere può fare molto in questo senso e forse la tua domanda andava più in questa direzione. Cosa succederà al mondo del teatro ora? Non lo so. Ma ti posso dire che il settore si è mosso unito, la criticità ha fatto nascere tavoli di discussione dove ci si è confrontati, trovando soluzioni condivise che potessero incontrare le difficoltà dei grandi e dei piccoli. A oggi non sappiamo cosa ci attenderà da settembre, ma stiamo elaborando come settore spettacolo dal vivo, in sinergia con il MiBACT e gli Enti locali, piani alternativi per non far morire tutto il settore.

Chiara Pirri

http://www.mosaicodanza.it/

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Chiara Pirri
Chiara Pirri (Roma, 1989), residente a Parigi, è studiosa, giornalista e curatrice, attiva nel campo dei linguaggi coreografici contemporanei e delle pratiche performative, in dialogo con le arti visive e multimediali. È capo redattrice Arti Performative per Artribune e dal 2016 collabora con Romaeuropa Festival. Ha curato progetti di comunicazione multimediale per festival e istituzioni come Drodesera - Centrale Fies, Museo MACRO di Roma, Istantanee festival. In Francia cura progetti artistici per aziende e istituzioni (Unesco, Dior, Renault, Loewe, Kering…) attraverso collaborazioni internazionali.