Tra il fuoco e il ghiaccio. Mangiafoco di Roberto Latini

Roberto Latini mette in scene alcuni capitoli del Pinocchio di Collodi. Intrecciando alla favola il vissuto degli attori.

Roberto Latini, Mangiafoco. Piccolo Teatro, Milano 2019. Photo Masiar Pasquali
Roberto Latini, Mangiafoco. Piccolo Teatro, Milano 2019. Photo Masiar Pasquali

È in scena al Piccolo di Milano, fino al 22 dicembre, l’ultimo spettacolo di Roberto Latini. Il tema di Mangiafoco è il teatro stesso, mentre la cornice letteraria da cui scaturisce il dispositivo costruttivo dello spettacolo è l’episodio di Pinocchio in cui quest’ultimo, anziché andare a scuola, vende l’abbecedario per procurarsi il denaro e così poter assistere allo spettacolo del Gran Teatro dei Burattini. La fabula svolge il cap. X e XI del libro di Collodi: “I burattini riconoscono il loro fratello Pinocchio e gli fanno una grandissima festa; ma sul più bello, esce fuori il burattinaio Mangiafoco, e Pinocchio corre il pericolo di fare una brutta fine”.
Cosa spinge Pinocchio a oltrepassare la tenda, a varcare la soglia del teatro? A questa domanda risponde ciascuno degli attori in scena con Roberto Latini (gli stessi attori che hanno rappresentato al Piccolo, nel 2018, Il teatro comico, da Goldoni), che, catapultandosi da uno scivolo fino al centro del palcoscenico, si presentano: “Io sono Marco e sono nato a Napoli e sono del segno dello scorpione”. Marco Manchisi, Marco Vergani,  Stella Piccioni,  Elena  Bucci, Savino Paparella, Roberto Latini, ciascuno ricostruisce il suo incontro con il teatro, come Elena Bucci che fa dono agli spettatori di una rivelazione autobiografica: voleva studiare medicina ma, talmente inorridita alla vista dei teschi, l’abbandona repentinamente e si ritrova a fare teatro nella compagnia di Leo De Berardinis a Bologna. Stella Piccioni, rifiutata dall’Accademia Silvio D’Amico; Roberto Latini che a 19 anni, venuto per caso a conoscenza dell’esistenza di una scuola di teatro, “Il Mulino di Fiora”, messa su da Perla Peragallo con il ricavato della vendita di un mulino di proprietà della madre, va per “dare un’occhiata” e Perla lo redarguisce: “Non c’è niente da guardare”.

Roberto Latini, Mangiafoco. Piccolo Teatro, Milano 2019. Photo Masiar Pasquali
Roberto Latini, Mangiafoco. Piccolo Teatro, Milano 2019. Photo Masiar Pasquali

LA STORIA DELL’ATTORE

Mangiafoco, dice Roberto Latini, “porta in scena anche la personalità di ciascun interprete, raccontata attraverso una biografia che è frutto di una selezione prodotta da ognuno degli attori all’interno del proprio vissuto, al di là degli episodi che diventano aneddotica. Mi interessa la scrittura rispetto a se stessi, l’atto di pronunciare il proprio nome e cognome, il racconto delle proprie origini artistiche e come, da quella partenza, si sia giunti fin qui”. E infatti ciascun attore arriva a raccontare di sé, lasciandosi andare sullo scivolo fino a toccare con un forte impatto il suolo e presentarsi davanti al microfono. Questa modalità di parlare di sé in prima persona, direttamente e frontalmente allo spettatore, si ritrova nel reality trend, diffuso nel teatro internazionale fra i due millenni. È questo il teatro della testimonianza e della presenza autentica: veri panettieri, veri impresari di pompe funebri, portati in scena negli spettacoli senza teatro dei Rimini Protokoll, capostipiti di questa formula. In Mangiafoco invece, questo dispositivo costruisce una drammaturgia in cui il vissuto dell’attore è interconnesso allo spettacolo, nella figurazione dell’episodio di Pinocchio e del Gran Teatro dei burattini, e non è attestazione di pura “presenza senza rappresentazione”. Mangiafoco è uno spettacolo in cui il vissuto è potente, intensifica la rappresentazione e lancia una luce nuova sulla storia di Pinocchio, depositata nella nostra memoria (ma forse non in quella dei più giovani?).

Roberto Latini, Mangiafoco. Piccolo Teatro, Milano 2019. Photo Masiar Pasquali
Roberto Latini, Mangiafoco. Piccolo Teatro, Milano 2019. Photo Masiar Pasquali

NON CHIAMATELO METATEATRO

Mangiafoco, pur avendo il teatro come tema dominante, non è uno spettacolo né autoriflessivo, né metateatrale, non è teatro nel teatro. Mettere in scena il processo di costruzione dello spettacolo, come ne Il teatro comico (2018), è una modalità accreditata nel teatro del Novecento; analogamente, praticare la soglia fra attore e personaggio-persona è una strategia frequente nel teatro del Nuovo Millennio, che rafforza e non indebolisce la rappresentazione teatrale. Roberto Latini mette in scena il suo pensare, vivere il teatro, senza uscire però dall’ambiente creato dal testo di Pinocchio: perché il teatro ci attrae, ci ha attratto e attirato nella sua orbita? Perché abbiamo varcato la soglia del Gran teatro dei burattini? Siamo oltre l’ossessione di trapassare dal teatro alla vita, perché siamo in uno spettacolo con costumi, luci, oggetti di scena, maschere, suono, che è l’ambiente in cui vive l’attore che corre il rischio di essere scaraventato fra le fiamme, come Pinocchio e Arlecchino, da Mangiafoco, o di consumarsi come una lastra di ghiaccio. E non siamo dalla parte de I Giganti di Pirandello, ma dalla parte de I Giganti di Latini, in cui l’attore è nello stesso tempo Cotrone, Ilse, il conte, la Gricia. Il teatro di Latini nutre la sua memoria e il suo immaginario senza scissioni fra dentro e fuori. La scena è uno spazio in cui si coltiva e si trasforma l’archivio del teatro, sia dei propri spettacoli sia degli spettacoli che formano la propria cultura d’adozione (Novecento e Mille di Leo De Berardinis, Pasolini de Le  Ceneri di Gramsci, Lenin  di Majakovskij e altri), sia degli spettacoli che il gruppo di attori fa rivivere come flash: il teatro medievale di Marco Sgrosso, Eduardo e Totò di Marco Manchisi, Woyzeck  di Büchner, Enrico V  di Shakespeare, Leopardi, Casa di bambola. Quelle in scena sono voci plurali che veicolano le voci del mondo, in continua metamorfosi.

Valentina Valentini

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Valentina Valentini
Valentina Valentini insegna arti performative e arti elettroniche e digitali alla Sapienza Università di Roma. Le sue ricerche comprendono il campo delle interferenze fra teatro, arte e nuovi media. Fra le sue pubblicazioni: "Nuovo teatro Made in Italy" (2015), "Medium senza Medium" (2015 ), "Drammaturgie sonore" (2012), "Mondi, corpi, materie. Teatri del secondo Novecento" (2007). Pubblica su riviste nazionali e internazionali (Performance Research, PAJ, Biblioteca Teatrale, Arabeschi). Ha fondato e dirige il network www.sciami.com.