Matera 2019. Silenzi e invisibilità

Quattro progetti accompagnano Matera 2019 verso la conclusione. Quattro progetti contraddistinti da una progettazione condivisa tra la Fondazione Matera Basilicata 2019 e realtà d’alto livello che si occupano di arte e cultura.

1. SILENT CITY

Silent City. Photo Michele Battilomo

Gioca sui contrasti il progetto Silent City. A partire dalle contraddizioni generose, genetiche e generative di Matera, fra Piano e Sassi, vergogna e orgoglio, pietra e cemento, rumore e silenzio. È il paradosso di una città che è stata silente e che si specchia nella provocazione di un’Opera che lavora sul silenzio, concentrandosi su “chi di quel silenzio può raccontare l’evoluzione in modo più autentico: gli anziani e i bambini […] custodi di passato e futuro”.
Per far ciò, le persone chiamate a collaborare al progetto sono ben 150, insieme a un parterre di professionisti composto dai direttori artistici Vania Cauzillo e Alessandra Maltempo, dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 e dalla Compagnia Teatrale l’Albero, dall’Orchestra Senzaspine di Bologna e da Opera Circus, organizzazione di arti e di spettacolo del Regno Unito, nonché di Open Design School per la creazione delle scene.
Tappa basilare del processo è stata la trasferta a Edimburgo, resa possibile grazie al supporto del locale Istituto Italiano di Cultura. Il collettivo Matera Elettrica del Conservatorio “E.R. Duni” e la sezione di musica elettronica della University of Edinburgh hanno lavorato insieme al compositore Nigel Osborne e ai professori Fabrizio Festa e Peter Nelson per dar vita alla partitura dell’Opera.
Ma cosa racconta Silent City? Narra di tre ragazzi che fuggono nella parte dimenticata della loro città, “un luogo antico e roccioso dove incontreranno il bambino del silenzio”: così scopriranno non solo la città stessa, ma un brano di memoria collettiva che rischiava di scomparire.

2. MANGIAFOCO

Roberto Latini, Mangiafoco. Photo Masiar Pasquali

Dopo il Nuovo Vangelo di Milo Rau, i Teatri Uniti di Basilicata tornano in scena insieme al drammaturgo Roberto Latini e al suo Mangiafoco. Due opere sotto il segno di Pier Paolo Pasolini: se Rau si ispirava al Vangelo secondo Matteo, Latini rimanda a Cosa sono le nuvole e al lavoro dello stesso Rau, in un’operazione meta-teatrale che si svolge sul palcoscenico del burattinaio presente nell’opera di Carlo Collodi.
Coprodotto dalla Fondazione Matera Basilicata 2019, dal Piccolo Teatro di Milano e dalla Compagnia Lombardi-Tiezzi, lo spettacolo guarda ai capitoli in cui Pinocchio, affascinato dal Gran Teatro dei Burattini, vende l’abbecedario per comprare il biglietto d’ingresso. “Nel momento in cui Pinocchio fa la sua comparsa nel teatrino”, spiega Latini, “in palcoscenico Arlecchino e Pulcinella stanno bisticciando, come prevede la tradizione. Riconosciuto il loro ‘simile’, sospendono la recita per fargli festa, suscitando i malumori del pubblico. Ecco ciò che mi interessa, come punto di partenza, la situazione intorno alla quale vorrei stare: l’interrompersi di uno spettacolo e le sue reazioni, attraverso la fondamentale riflessione sull’attore, marionetta e burattinaio”.
Questo s’intende per meta-teatro: parlare di teatro a teatro, come ha saputo fare magistralmente un gigante della drammaturgia italiana: “Siamo di nuovo dalle parti di Pirandello: voglio parlar di teatro attraverso il teatro”, prosegue Latini. “Poiché lo spettacolo nasce anche per Matera, in occasione delle celebrazioni del 2019, non potevo prescindere dalla tradizione italiana, da Pasolini o intorno al Leo de Berardinis di ‘Novecento e Mille’”.

3. SUONI DI PIETRA

Suoni di pietra. Photo Luca Centola

Otto compositori provenienti dai quattro angoli d’Europa – dal Portogallo all’Ungheria, dalla Slovacchia all’Italia – hanno studiato il folklore lucano per comporre cinque opere contemporanee e strumentali, che riprendono e rinnovano il repertorio popolare, utilizzando anche gli strumenti tradizionali.
L’occasione per ascoltarli saranno i tre concerti che si terranno alla Chiesa di San Francesco d’Assisi di Matera e alla Cattedrale di San Gerardo di Potenza, al termine dei lavori condotti dai musicisti popolari, dai compositori e dai maestri Ambrogio Sparagna e Gianvincenzo Cresta. Lo stesso Sparagna suonerà l’organetto, Caterina Pontrandolfo alla voce, Marco Iamele alla ciaramella e friscalettu; mentre l’orchestra di Matera 2019 sarà diretta da Carlo Goldstein. Un triplice appuntamento coprodotto da Ateneo Musica Basilicata.

4. PADIGLIONI INVISIBILI

Padiglioni Invisibili. Photo Luca Centola

Con la mostra Beyond Heritage Fixing, la Fondazione SoutHeritage presenta al pubblico i risultati del progetto Padiglioni Invisibili, focalizzato sullo studio dell’architettura scavata e ipogea di Matera, in particolare il sistema di cisterne sotterranee risalenti al XV secolo.
I belgi Angelo Vermeulen e Nils Faber, membri del collettivo SEADS (Space Ecologies Art and Design), presentano Geotrauma Lab, in cui si mostra come gli spazi sotterranei di Matera siano adatti a testare la progettazione di ambiti abitativi in altri corpi planetari. Vermeulen vivrà in isolamento nella cisterna per l’intera durata dell’evento e i risultati produrranno opere che saranno fruibili dopo la performance.
Phreatic Bank è una struttura site specific ideata dal collettivo proveniente dall’ENSA – École Nationale Supérieure d’Art di Bourges e composto da Eric Aupol, Thomas Bontemps, Ferenc Gróf, Kyo Kim e Clara Noseda. Una scultura, un’installazione e un database dedicati agli “studi freatici” e all’acqua come elemento geologico, metaforico e geopolitico. Perché i Sassi e il paesaggio “lunare” di quest’area sono in realtà bagnati da ben quattro fiumi, ora ostacolati dalle dighe costruite fra il 1955 e il 1983.
L’artista Giuseppe Fanizza, in collaborazione con il curatore Matteo Balduzzi, con Istituto Popolare Panorama prosegue l’indagine, iniziata durante La Valletta 2018, sull’intreccio fra paesaggio, turismo e immagini digitali.
È una “strana coppia”, infine, quella formata da Lucio Fumagalli, presidente dell’Istituto Nazionale di Sociologia Rurale e co-fondatore di 4changing, società che lavora su big data e data science, e da Gabriella Gilli, psicologa e studiosa di neuroscienze affettive. Insieme hanno ideato Tessuti Digitali per mappare le evoluzioni emozionali che si sono manifestate nelle centinaia di migliaia di conversazioni digitali da e verso Matera.

– Marco Enrico Giacomelli

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.