Danza. Il filo di Arianna di Russell Maliphant

Il coreografo britannico fonde la tradizionale danza greca con quella contemporanea, tessendo un filo invisibile che intende legare popoli ed epoche lontane, o, semplicemente, il filo della vita. Anteprima ad Ancona e successivamente al Sadler’s di Londra.

Russell Maliphant, The Thread. Photo Yannis Bournias
Russell Maliphant, The Thread. Photo Yannis Bournias

Forse il filo di Arianna si fa fatica a intravederlo. Forse si è spezzato in corso d’opera. Anche del Minotauro, il leggendario mostro metà toro e metà uomo del labirinto di Creta, è difficile individuare qualcosa che lo ricordi. Non importa. Presentato, nelle intenzioni, con rimandi alla nota figura mitologica, lo spettacolo The Thread del coreografo britannico Russell Maliphant, al di là di qualsiasi riferimento narrativo, leggibile o meno, usato come pretesto o solo come suggestione, vince per la bellezza della danza. Con riferimento all’antica Grecia e alle sue danze elleniche, mescolando differenti generi coreografici, Maliphant tesse i fili della tradizione e della contemporaneità, del passato e del presente, in un unico tessuto, sfumando gesti e movimenti che trascolorano dal folklore più puro alla cifra stilistica contaminata che più gli appartiene – con le influenze di T’ai-Chi e Capoeira che conosciamo ‒, trasformandola sotto i nostri occhi. L’effetto è come se un ballo gemmasse dall’altro e a esso ritornasse variato, arricchito. E a un fiore che si apre e sboccia fa riferimento l’iniziale disporsi in una danza circolare, con tutti i diciotto ballerini ‒ dodici contemporanei e sei tradizionali ‒ uniti come una catena umana con le braccia sulle spalle, che roteano avanti e indietro, aprendosi e chiudendosi illuminati dal calore di un fascio di luce. A un ballo sirtaki fa subito riferimento la prima sfilata frontale, una processione che avanza e si moltiplica. Seguono altri balli con un prevalente turbinio di gambe, continuamente interferiti da movimenti di rottura di altri danzatori che riprendono il ritmo dei piedi e le rotazioni delle braccia dentro corridoi, quadrati o cerchi di luce intermittente, bianca e dorata (il lighting designer è Michael Hulls).

Russell Maliphant, The Thread. Photo Yannis Bournias
Russell Maliphant, The Thread. Photo Yannis Bournias

THE THREAD

Qui, come se prendessero continuamente vita da bassorilievi, si collocano coppie, terzetti, quartetti, raggruppamenti in altre sfilate anche solo femminili o solo maschili – in una sequenza gli uomini salterellano con dei campanacci legati alle cinture; in un’altra le donne sembrano ninfe fuoriuscite da un quadro ‒, seguendo un flusso sonoro esplosivo di musica elettronica composta dall’artista greco Vangelis, dove sono riconoscibili strumenti tradizionali. La danza scultorea, elastica, scivolosa di Maliphant, fatta di sbalzi, di torsioni liquide e braccia ondivaghe, di lente e pulsanti rotazioni e di linee serpentine, è quella che lega il fluire ipnotico di questo quasi mistico “filo” che intende legare popoli ed epoche lontane, o semplicemente il filo della vita. A impreziosire la visione sono i bellissimi costumi della stilista greco-londinese Mary Katrantzou ispirati alle antiche pitture vascolari e alle sagome egizie, con le donne dalle gonne di disegni schematizzati, colore blu e rosso, e gli uomini in pantaloni scuri, stivali, camicie e fasce rosse, alternati a costumi più ridotti.
Il progetto, nato ad Atene, ha avuto, nella coproduzione del Megaron Athens Concert Hall e del Sadler’s Wells London, la collaborazione di Marche Teatro con una residenza e un’anteprima al Teatro delle Muse di Ancona, cui ha fatto seguito la prima mondiale al Sadler’s Wells di Londra il 15 marzo.

Giuseppe Distefano

https://russellmaliphantdancecompany.com/

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giuseppe Distefano
Critico di teatro e di danza, fotogiornalista e photoeditor, fotografo di scena, ad ogni spettacolo coltiva la necessità di raccontare ciò a cui assiste, narrare ciò che accade in scena cercando di fornire il più possibile gli elementi per coinvolgere il lettore/spettatore. L'esperienza di scrittura critica è maturata sul campo, cominciando negli Anni Novanta, scrivendo per il quindicinale "Città Nuova", e successivamente collaborando col mensile di spettacolo "Primafila" con recensioni e interviste a personaggi della danza, del teatro e del cinema; quindi col settimanale culturale "Il nostro tempo" e il settimanale di attualità "Carta". Collabora con "Ilsole24ore.com", col magazine "Danza&Danza", con "Artribune.com", con "Sipario.it" e con "cittanuova.it". Ha partecipato a mostre fotografiche e pubblicato il libro fotografico "Il teatro di Emma Dante nelle foto di Giuseppe Distefano" (Infinito edizioni).